PARIGI - Vendere senza pensarci troppo sopra, evitare il ripetersi del caso greco: le aziende di credito francesi hanno dato un contributo decisivo all’esplosizione dei tassi italiani. Avevano in portafoglio più di 40 miliardi di titoli e ne hanno venduti quasi la metà. La più grossa e la più esposta, Bnp Paribas, ha riversato sul mercato 10 miliardi di debiti sovrani europei in quattro mesi, di cui 8,3 miliardi italiani. I quattro principali istituti transalpini (Bnp, Crédit Agricole, Bpce e Société Générale) avrebbero ridotto la loro esposizione sul Tesoro italiano da 41,1 a 22,1 miliardi.
Qualche dettaglio: Bnp Paribas aveva in portafoglio, alla fine del 2010, circa 24 miliardi di titoli italiani. A fine giugno erano 20,8, a fine ottobre 12,6 miliardi. I suoi titoli spagnoli sono scesi da 2,7 a 0,5 miliardi. La Générale ha dimezzato la sua esposizione ai debiti sovrani dei cinque Paesi a rischio europei, ma in Italia aveva poca roba. Il Crédit Agricole ha ridotto del 27 per cento la sua esposizione al debito italiano, portandola a 7,3 miliardi. A giudicare dall'impennata dello spread, questo movimento si è probabilmente amplificato negli ultimi dieci giorni.
I banchieri danno due motivazioni alla scelta di vendere. La prima è legata al caso greco: nel 2010, l’allora ministro delle Finanze, Christine Lagarde, aveva invitato le aziende di credito a non cedere sul mercato secondario i titoli greci. Risultato: hanno dovuto accettare la svalutazione del 50% decisa dall’Ue. E questo mentre le banche tedesche, dicono i transalpini, hanno venduto senza scrupoli il debito greco. La seconda ragione sarebbe legata alla ricapitalizzazione delle banche: la Commissione vuole che i titoli vengano valutati al valore di mercato, non al valore contabile. E allora sarebbe meglio vendere adesso, visto che il futuro può anche riservare brutte sorprese. Molti osservatori sostengono che gli istituti transalpini scherzano col fuoco: vendere alla Bce o agli hedge fund può infatti essere conveniente nell’immediato, ma Bnp Paribas e Crédit Agricole hanno importanti filiali in Italia e contribuire all’indebolimento del Paese può essere molto pericoloso anche per loro.
Qualche dettaglio: Bnp Paribas aveva in portafoglio, alla fine del 2010, circa 24 miliardi di titoli italiani. A fine giugno erano 20,8, a fine ottobre 12,6 miliardi. I suoi titoli spagnoli sono scesi da 2,7 a 0,5 miliardi. La Générale ha dimezzato la sua esposizione ai debiti sovrani dei cinque Paesi a rischio europei, ma in Italia aveva poca roba. Il Crédit Agricole ha ridotto del 27 per cento la sua esposizione al debito italiano, portandola a 7,3 miliardi. A giudicare dall'impennata dello spread, questo movimento si è probabilmente amplificato negli ultimi dieci giorni.
I banchieri danno due motivazioni alla scelta di vendere. La prima è legata al caso greco: nel 2010, l’allora ministro delle Finanze, Christine Lagarde, aveva invitato le aziende di credito a non cedere sul mercato secondario i titoli greci. Risultato: hanno dovuto accettare la svalutazione del 50% decisa dall’Ue. E questo mentre le banche tedesche, dicono i transalpini, hanno venduto senza scrupoli il debito greco. La seconda ragione sarebbe legata alla ricapitalizzazione delle banche: la Commissione vuole che i titoli vengano valutati al valore di mercato, non al valore contabile. E allora sarebbe meglio vendere adesso, visto che il futuro può anche riservare brutte sorprese. Molti osservatori sostengono che gli istituti transalpini scherzano col fuoco: vendere alla Bce o agli hedge fund può infatti essere conveniente nell’immediato, ma Bnp Paribas e Crédit Agricole hanno importanti filiali in Italia e contribuire all’indebolimento del Paese può essere molto pericoloso anche per loro.