MILANO - Victor Massiah ha sempre detto di non voler essere il primo amministratore a non distribuire dividendi ai soci di Ubi. Però stavolta anche la remunerazione delle azioni è a rischio: se ne parlerà più avanti, probabilmente entro fine anno, ha dovuto ammettere il numero uno della banca nella conference call con gli analisti, quando ci sarà più visibilità. In particolare, quando saranno chiarite le incognite sui conteggi e le caratteristiche definitive che deve avere il patrimonio “core” secondo i calcoli Eba e le indicazioni di Bankitalia.
Escludendo il ricorso al mercato per raccogliere mezzi freschi, Massiah ha tratteggiato quattro possibili linee di azione, da valutare, per veder salire il Core tier 1: l’entrata in vigore del modello avanzato di valutazione degli impieghi (che porterà un vantaggio di vari punti base in termini di patrimonio, ma è ancora soggetto all'autorizzazione di Bankitalia); forme di autofinanziamento; qualche mossa sul fronte dei prestiti al “very large corporate”, per ridurre l’assorbimento di capitale e, infine (all’ultimo posto ma forse in cima alla lista, poi al momento opportuno) la conversione anticipata del soft mandatory (un prestito a metà tra il bond semplice e il bond convertendo). Per l’anno prossimo invece partiranno le misure di razionalizzazione del gruppo, dalla fusione di Centrobanca a quella - in un secondo momento - di Banca 24/7 (credito al consumo) a qualche altra misura di minor conto. Niente a che fare con la banca unica: "oggi, l’unica cosa che abbiamo da annunciare è un processo di semplificazione", ha spiegato Massiah. Sempre che basti, dopo i conti in rosso del terzo trimestre.
Escludendo il ricorso al mercato per raccogliere mezzi freschi, Massiah ha tratteggiato quattro possibili linee di azione, da valutare, per veder salire il Core tier 1: l’entrata in vigore del modello avanzato di valutazione degli impieghi (che porterà un vantaggio di vari punti base in termini di patrimonio, ma è ancora soggetto all'autorizzazione di Bankitalia); forme di autofinanziamento; qualche mossa sul fronte dei prestiti al “very large corporate”, per ridurre l’assorbimento di capitale e, infine (all’ultimo posto ma forse in cima alla lista, poi al momento opportuno) la conversione anticipata del soft mandatory (un prestito a metà tra il bond semplice e il bond convertendo). Per l’anno prossimo invece partiranno le misure di razionalizzazione del gruppo, dalla fusione di Centrobanca a quella - in un secondo momento - di Banca 24/7 (credito al consumo) a qualche altra misura di minor conto. Niente a che fare con la banca unica: "oggi, l’unica cosa che abbiamo da annunciare è un processo di semplificazione", ha spiegato Massiah. Sempre che basti, dopo i conti in rosso del terzo trimestre.