LONDRA - Mentre i governi di tutta Europa guardano con preoccupazione alla crescente difficoltà di piazzare eurobond sui mercati finanziari, un fenomeno meno appariscente, ma ugualmente allarmante, si manifesta nel sud del continente. Le quattro più grandi banche britanniche hanno ridotto del 25% negli ultimi tre mesi i prestiti inter-bancari verso i paesi del Mediterraneo, in particolare nei confronti di Grecia e Spagna, ma pure dell’Italia. La mossa, scoperta dal Financial Times nei complicati rendiconti delle banche, segnala i sempre maggiori timori della City e del settore bancario in generale sulla crisi che attanaglia l’Unione Europea e in particolare l’eurozona.
Secondo i dati raccolti dal Ft, le “big four” del settore bancario britannico hanno ridotto i prestiti inter-bancari di circa un quarto, a quota 10 miliardi e mezzo di sterline (12,5 miliardi di euro) nel trimestre che si è chiuso alla fine di settembre, “riflettendo un netto aumento del livello di nervosismo verso i debitori nella perfieria meridionale europea”, scrive il quotidiano, che dedica alla notizia l’apertura della prima pagina. Le riduzioni più forti sono avvenute nel livello dei prestiti a banche greche e spagnole, continuando una tendenza già evidente da mesi, afferma il quotidiano della City, “ma il calo verso l’Italia è stato nuovo”. Un problema in più per il neo insediato governo di Mario Monti.
La Hsbc, che è la più grossa fonte di prestiti ad altre banche, ha tagliato la propria esposizione più di tutti, con un declino complessivo del 40% nei prestiti alle banche della suddetta regione nel trimestre luglio-settembre. La banca britannica ha eliminato del tutto i prestiti alle banche della Grecia, nota il Ft, e ha tagliato di due terzi quelli alle banche di Spagna e Irlanda, un altro paese considerato a rischio.
I dati sul calo dei prestiti interbancari si aggiungono alle già conosciute riduzioni di acquisti di titoli sovrani dell’eurozona, ma possono diventare una questione “più controversa”, osserva l’articolo. La contrazione nei prestiti fra banche, infatti, accresce le paure di un nuovo “credit crunch”, un’altra stretta creditizia come quella che ha dato origine al crack finanziario del 2007.
Il problema è che molte banche europee, non solo britanniche, sono esposte al destino dell’euro non solo attraverso il finanziamento del debito ai paesi dell’eurozona, ma pure tramite la interconnessa ragnatela di prestiti indiretti fra banche. Se qualcuna di queste banche crollasse, ammonisce il Financial Times in un’altra pagina, questi prestiti andrebbero perduti infliggendo forti perdite alle banche coinvolte.
Perciò la City è sempre più nervosa. E il Ft rivela che alcuni dei suoi banchieri hanno cominciato a fare dei “war games” finanziari provando a immaginare cosa fare se accade il peggio. Uno comincia così: è venerdì sera, i mercati hanno chiuso, e arriva la notizia shock che la Grecia è uscita dall’euro. Entro lunedì mattina, prima che i mercati riaprano, le banche britanniche devono prepararsi a reagire. Che fare? Cosa significherebbe per clienti e investitori? Il mercato dei prestiti si congelerebbe all’istante? La speranza è che rimanga soltanto un “gioco di guerra”.
Secondo i dati raccolti dal Ft, le “big four” del settore bancario britannico hanno ridotto i prestiti inter-bancari di circa un quarto, a quota 10 miliardi e mezzo di sterline (12,5 miliardi di euro) nel trimestre che si è chiuso alla fine di settembre, “riflettendo un netto aumento del livello di nervosismo verso i debitori nella perfieria meridionale europea”, scrive il quotidiano, che dedica alla notizia l’apertura della prima pagina. Le riduzioni più forti sono avvenute nel livello dei prestiti a banche greche e spagnole, continuando una tendenza già evidente da mesi, afferma il quotidiano della City, “ma il calo verso l’Italia è stato nuovo”. Un problema in più per il neo insediato governo di Mario Monti.
La Hsbc, che è la più grossa fonte di prestiti ad altre banche, ha tagliato la propria esposizione più di tutti, con un declino complessivo del 40% nei prestiti alle banche della suddetta regione nel trimestre luglio-settembre. La banca britannica ha eliminato del tutto i prestiti alle banche della Grecia, nota il Ft, e ha tagliato di due terzi quelli alle banche di Spagna e Irlanda, un altro paese considerato a rischio.
I dati sul calo dei prestiti interbancari si aggiungono alle già conosciute riduzioni di acquisti di titoli sovrani dell’eurozona, ma possono diventare una questione “più controversa”, osserva l’articolo. La contrazione nei prestiti fra banche, infatti, accresce le paure di un nuovo “credit crunch”, un’altra stretta creditizia come quella che ha dato origine al crack finanziario del 2007.
Il problema è che molte banche europee, non solo britanniche, sono esposte al destino dell’euro non solo attraverso il finanziamento del debito ai paesi dell’eurozona, ma pure tramite la interconnessa ragnatela di prestiti indiretti fra banche. Se qualcuna di queste banche crollasse, ammonisce il Financial Times in un’altra pagina, questi prestiti andrebbero perduti infliggendo forti perdite alle banche coinvolte.
Perciò la City è sempre più nervosa. E il Ft rivela che alcuni dei suoi banchieri hanno cominciato a fare dei “war games” finanziari provando a immaginare cosa fare se accade il peggio. Uno comincia così: è venerdì sera, i mercati hanno chiuso, e arriva la notizia shock che la Grecia è uscita dall’euro. Entro lunedì mattina, prima che i mercati riaprano, le banche britanniche devono prepararsi a reagire. Che fare? Cosa significherebbe per clienti e investitori? Il mercato dei prestiti si congelerebbe all’istante? La speranza è che rimanga soltanto un “gioco di guerra”.