MILANO - Giornata da dimenticare per la principale Borsa dell'Asia. L'indice dei titoli guida del Tokyo stock exchange, il Nikkei 225, ha chiuso la seduta in calo dell'1,80% toccando i livelli più bassi da due anni e mezzo a questa parte e sottolineando quanto siano grandi i rischi per l'economia mondiale di un possibile contagio della crisi del debito dai paesi periferici dell'Unione europea al perno politico-economico del continente, la Germania.
Le altre Borse asiatiche hanno fatto decisamente meglio, ma non sono riuscite a mettere a segno il rimbalzo che alcuni operatori si aspettavano dopo le sedute negative di ieri, quando Tokyo è rimasta chiusa per festività. Seul ha fermato le contrattazioni quando il listino più seguito, il Kospi, viaggiava in crescita dello 0,67%; Hong Kong ha guadagnato lo 0,40% e Shanghai lo 0,1%. La relativa tonicità dei listini cinesi è da imputare al fatto che, dopo il deludente dato Pmi reso noto ieri (le anticipazioni dell'indice di novembre di Hsbc hanno indicato un calo da 51 a 48 punti), in molti si aspettano un rilassamento della politica monetaria della banca centrale.
L'euro è scambiato a 1,3318 sul dollaro, in leggera crescita, mentre le materie prime come rame e petrolio hanno messo a segno dei modesti rimbalzi dopo le cadute di ieri quando una pioggia di dati non incoraggianti da Cina, Europa e Stati Uniti hanno rafforzato le paure di una nuova frenata dell'economia mondiale.
Sul fronte del debito da segnalare che Standard & Poor's sta iniziando a dare indicazioni circa un possibile futuro declassamento del rating sovrano del Giappone, anche se una mossa in questo senso non è imminente. Secondo il principale analista per il Giappone di S&P, Takahira Ogawa, le finanze del paese stanno diventando "sempre peggio. Ogni giorno, ogni secondo."
Le altre Borse asiatiche hanno fatto decisamente meglio, ma non sono riuscite a mettere a segno il rimbalzo che alcuni operatori si aspettavano dopo le sedute negative di ieri, quando Tokyo è rimasta chiusa per festività. Seul ha fermato le contrattazioni quando il listino più seguito, il Kospi, viaggiava in crescita dello 0,67%; Hong Kong ha guadagnato lo 0,40% e Shanghai lo 0,1%. La relativa tonicità dei listini cinesi è da imputare al fatto che, dopo il deludente dato Pmi reso noto ieri (le anticipazioni dell'indice di novembre di Hsbc hanno indicato un calo da 51 a 48 punti), in molti si aspettano un rilassamento della politica monetaria della banca centrale.
L'euro è scambiato a 1,3318 sul dollaro, in leggera crescita, mentre le materie prime come rame e petrolio hanno messo a segno dei modesti rimbalzi dopo le cadute di ieri quando una pioggia di dati non incoraggianti da Cina, Europa e Stati Uniti hanno rafforzato le paure di una nuova frenata dell'economia mondiale.
Sul fronte del debito da segnalare che Standard & Poor's sta iniziando a dare indicazioni circa un possibile futuro declassamento del rating sovrano del Giappone, anche se una mossa in questo senso non è imminente. Secondo il principale analista per il Giappone di S&P, Takahira Ogawa, le finanze del paese stanno diventando "sempre peggio. Ogni giorno, ogni secondo."