Economia

L'inchiesta

Parmalat, invito a comparire per Salvatori

Entra nel vivo l’inchiesta sulla scalata della francese Lactalis alla Parmalat. Il pubblico ministero Eugenio Fusco ha inviato la richiesta di presentarsi in procura per un interrogatorio a Salvatori, il banchiere presidente della banca d’affari Lazard Italia. Nelle carte, un incontro con Corrado Passera
di WALTER GALBIATI

2 minuti di lettura
MILANO - Invito a comparire per il banchiere Carlo Salvatori. Entra nel vivo l’inchiesta sulla scalata della francese Lactalis alla Parmalat. Il pubblico ministero Eugenio Fusco ha inviato la richiesta di presentarsi in procura per un interrogatorio a Salvatori, il banchiere, numero uno in Italia della banca d’affari Lazard. La novità è che il pm avrebbe iscritto nel registro degli indagati, oltre ai già presenti Patrizia Micucci (responsabile dell’Investment banking di Societe Generale), il marito Fabio Canè (responsabile dei progetti speciali della divisione Corporate e Investment Banking di IntesaSanpaolo) e Massimo Rossi (candidato dai fondi alla guida di Parmalat), anche i rappresentanti dei fondi che hanno ceduto la loro quota in Parmalat ai francesi di Lactalis. L'interrogatorio è fissato per il 12 dicembre.

La procura contestava a Rossi, Salvatori e alla Micucci di aver comunicato al mercato il 25 gennaio 2011 che i tre fondi avevano siglato fra loro un accordo di coordinamento per portare la Parmalat in una nuova fase di sviluppo. Invece, pochi giorni dopo, il 22 marzo hanno venduto tutto a Lactalis e abbandonato la partita con una lauta plusvalenza. Qui si innesta il secondo reato, quello di abuso di informazioni privilegiate, per il quale è indagato Cané, marito di Patrizia Micucci. Tra il 18 e il 22 marzo, infatti, secondo le ipotesi della procura avrebbe comunicato a sua moglie il prezzo che Intesa, la banca che stava cercando di costruire una cordata alternativa a Lactalis, avrebbe offerto ai tre fondi per l' acquisto della loro quota

I nuovi indagati sono David Tiley, vice presidente di Mackenzie Financial Corporation, Torkel Eide, manager del fondo Skagen, Karl Peter Thelin, componente del cda di Zenit asset management e Bo Carl Bortemark, manager del fondo Zenit Asset management. A loro viene contestato di aver diffuso notizie false nell’ambito della vendita del pacchetto che i tre fondi tenevano in Parmalat (circa il 15%), consegnato a Lacatlis il 22 marzo. Il 26 gennaio 2011 i tre fondi avevano dichiarato al mercato di aver un progetto di lungo periodo sulla Parmalat e il 1 marzo avevano smentito qualsiasi trattativa per una cessione. Venti giorni dopo, però, vendono il pacchetto ai francesi.

Le nuove indagini hanno permesso di raccogliere ulteriori elementi, in grado di dimostrare, secondo la procura, che fin da febbraio i tre fondi stavano trattando per cedere il loro pacchetto. I fondi nel loro patto di sindacato, infatti, non avrebbero mai preso in considerazione un eventuale sviluppo industriale di Parmalat, per cui sarebbe chiaro che la loro partecipazione non doveva essere considerata strategica, ma da trading e quindi fin dall'inizio destinata alla cessione. Che la trattativa fosse in atto anche prima delle smentite dei fondi, emergerebbe dalla documentazione sequestrata presso Banca Intesa, in quanto la banca allora guidata da Corrado Passera, propone già a metà febbraio alla famiglia Ferrero di acquistare il pacchetto dei fondi per contrastare i francesi di Lactalis. Le intercettazioni hanno poi permesso di cogliere come sempre a febbraio Cané (Banca Intesa) fosse in contatto con il candidato dei fondi, Massimo Rossi.
La conferma delle trattative sarebbe arrivata anche dall'interrogatorio dell'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel e da un'agendina sequestrata a Salvatori, nella quale viene riportato il resoconto di un un incontro tra dicembre e gennaio 2011, al quale avrebbe partecipato Salvatori e lo stesso Corrado Passera.