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L'ad stressato torna alla guida di Lloyds
Ma Horta-Osorio dovrà "dormire di più"

Il banchiere portoghese aveva lasciato il gruppo a novembre lamentando stanchezza. Per molti era il Mourinho della finanza. Adesso dovrà cambiare stile di vita e orari, delegando di più ai suoi manager

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LONDRA - "Credo che anche un amministratore delegato possa stancarsi, di tanto in tanto". Sir Win Bischoff, presidente del Lloyds Banking Group, annuncia così il ritorno di Antonio Horta-Osorio alla guida di una delle maggiori banche britanniche, dopo due mesi di assenza "per malattia" che hanno suscitato illazioni a non finire nella City. La Lloyds ha reso noto che il 47enne manager portoghese rientrerà al lavoro il 9 gennaio prossimo, riprendendo pienamente le sue funzioni, ma cambiando qualcosa nello stile e negli orari.

Considerato uno dei "golden boys" della finanza, Horta-Osorio si era misteriosamente ritirato dal suo incarico all’inizio di novembre, lamentando "stress e stanchezza". Una mossa a sorpresa per un banchiere in vertiginosa ascesa, che dopo avere lavorato con profitto a Goldman Sachs e Santander era approdato al vertice della Lloyds soltanto nel febbraio scorso. Possibile che in dieci mesi avesse già fuso le sue "batterie"? Nella City sono circolate ipotesi di ogni genere, inclusa quella che il "Mourinho della finanza", come lo chiama qualcuno (ha la stessa nazionalità, età e determinazione dell’allenatore del Real Madrid), soffrisse di problemi mentali. Molti scommettevano che non sarebbe più tornato al suo posto.

E invece sta per tornare. "E’ in forma smagliante, sta bene al 100 per cento, anzi al 110", dice Bischoff, il presidente di Lloyds, giudicando talmente improbabile che Horta-Osorio possa subire una ricaduta da offrire le proprie dimissioni, se dovesse accadere. Fonti della City indicano tuttavia che Lloyds aveva preso molto seriamente la "malattia" del suo ad, facendolo visitare approfonditamente da uno staff di medici indipendente e sottoponendolo a colloqui uno-ad-uno con dieci membri del consiglio d’amministrazione. Anche gli azionisti e la Financial Services Authority, l’agenzia che regolamente l’attività finanziaria britannica, sono stati consultati prima di decidere di richiamare in servizio il portoghese.

Ammesso che sia tutto risolto, cosa c’è da imparare da questa storia? "Antonio sa che non può tornare a un business as usual", ammette Bischoff, ovvero che non può ricominciare a lavorare come prima: dormendo troppo poco, conducendo un gruppo con 300 miliardi di sterline di investimenti e 120 mila dipendenti con uno stile di "micromanagment", cioè senza delegare abbastanza. "Soffriva di privazione del sonno ed esaurimento, tutti qui", afferma il presidente della Lloyds. Dunque l’amministratore delegato dormirà e delegherà di più.

Ma una importante decisione è stata presa dalla Lloyds durante la sua assenza: la vendita di 632 filiali al Cooperative Group, un primo passo per risanare il bilancio e permettere allo stato, in un ancora imprecisato futuro, di vendere il 40 per cento che ha acquistato nel 2008, quando la banca era stata investita come altre dal terremoto finanziario. E la pressione di risanare il gruppo, i negoziati con il ministero del Tesoro, hanno giocato un ruolo non indifferente – dicono le voci della City – nell’esaurimento (nervoso o meno) che ha colpito Horta-Osorio: da quando lui ha preso il timone della Lloyds, le azioni del gruppo hanno perso due terzi del loro valore in Borsa, non proprio un risultato entusiasmante per un "golden boy".

Fermo restando che dormire poco fa male a tutti, "come ben sanno gli investigatori che conducevano interrogatori di sospetti terroristi a Guantanamo", commenta il Financial Times. "Quello che è sorprendente, visti i lunghi orari di lavoro, i viaggi internazionali e le enormi responsabilità di un top manager, non è che un banchiere ceda temporaneamente alla pressione, ma che non siano molti di più ad ammalarsi", osserva il Times, descrivendo un ciclo "tossico" in cui il top manager sta alzato fino a tardi, si preoccupa sempre di più, dorme poco, il giorno dopo arriva al lavoro ancora più stanco "e così la discesa nello stress continua". In "Il falò delle vanità", il romanzo sugli eccessi di Wall Street degli anni ’80, Tom Wolfe chiamava questi alti dirigenti "i padroni dell’universo". Ma anche un padrone dell’universo, come dice il presidente della Lloyds, può accusare la stanchezza, "di tanto in tanto".