MILANO - Le motivazioni del dissequestro dei 245 milioni di euro, bloccati a Unicredit per il caso Brontos, confermano Milano come sede della dichiarazione fraudolenta e l'impianto accusatorio del procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Il dissequestro dei 245 milioni di euro, frutto del reato, e chiesto dal Tribunale del riesame di Milano è avvenuto perché Alessandro Profumo, l'amministratore delegato della banca ai tempi dei fatti non ha personalmente la capienza economica.
"Non può ritenersi - si legge nelle motivazioni - che gli indagati abbiano la disponibilità dei beni della società colpiti dal sequestro preventivo, ma vi è di più, emerge che attualmente amministratore delegato di Unicredit non e più Alessandro Profumo ma Federico Ghizzoni, soggetto che non risulta indagato. E' evidente pertanto che Profumo non potrebbe comunque gestire i beni sociali e che si e interrotto il rapporto organico tra il medesimo e l'ente". Per questo, "il provvedimento impugnato va pertanto annullato e la somma sequestrata restituita alla ricorrente".
La cifra era stata sequestrata in quanto presunto profitto realizzato dalla banca attraverso una complessa operazione di finanza strutturata, denominata Brontos che, secondo gli inquirenti, nascondeva una presunta frode fiscale. Gli indagati per frode fiscale sono una ventina, tra cui l'ex ad della banca Alessandro Profumo. Secondo i legali di Unicredit, i pm non avrebbero potuto sequestrare la somma all'istituto perché il reato di dichiarazione fraudolenta dei redditi non comporta la responsabilità amministrativa dell'ente in base alla legge 231 del 2001. Inoltre, i legali avevano spiegato che le carte dovevano essere trasmesse o a Roma o a Bologna o a Verona, dove sono le sedi di Unicredit e delle altre società del gruppo che hanno partecipato all'operazione.
Sul caso Brontos è tornato anche l'attuale amministratore di Unicredit, Federico Ghizzoni. Unicredit "non può e non vuole commentare" voci di una trattativa con l'agenzia delle Entrate, aggiungendo che al momento non sono state irrogate sanzioni alla banca, che tuttavia non possono essere escluse per il futuro. "L'operazione Brontos - ricorda Ghizzoni - all'epoca aveva un rendimento finanziario superiore a quello reperibile sul mercato".
"Non può ritenersi - si legge nelle motivazioni - che gli indagati abbiano la disponibilità dei beni della società colpiti dal sequestro preventivo, ma vi è di più, emerge che attualmente amministratore delegato di Unicredit non e più Alessandro Profumo ma Federico Ghizzoni, soggetto che non risulta indagato. E' evidente pertanto che Profumo non potrebbe comunque gestire i beni sociali e che si e interrotto il rapporto organico tra il medesimo e l'ente". Per questo, "il provvedimento impugnato va pertanto annullato e la somma sequestrata restituita alla ricorrente".
La cifra era stata sequestrata in quanto presunto profitto realizzato dalla banca attraverso una complessa operazione di finanza strutturata, denominata Brontos che, secondo gli inquirenti, nascondeva una presunta frode fiscale. Gli indagati per frode fiscale sono una ventina, tra cui l'ex ad della banca Alessandro Profumo. Secondo i legali di Unicredit, i pm non avrebbero potuto sequestrare la somma all'istituto perché il reato di dichiarazione fraudolenta dei redditi non comporta la responsabilità amministrativa dell'ente in base alla legge 231 del 2001. Inoltre, i legali avevano spiegato che le carte dovevano essere trasmesse o a Roma o a Bologna o a Verona, dove sono le sedi di Unicredit e delle altre società del gruppo che hanno partecipato all'operazione.
Sul caso Brontos è tornato anche l'attuale amministratore di Unicredit, Federico Ghizzoni. Unicredit "non può e non vuole commentare" voci di una trattativa con l'agenzia delle Entrate, aggiungendo che al momento non sono state irrogate sanzioni alla banca, che tuttavia non possono essere escluse per il futuro. "L'operazione Brontos - ricorda Ghizzoni - all'epoca aveva un rendimento finanziario superiore a quello reperibile sul mercato".