Economia

POLITICA ENERGETICA

Scaroni: "Produzione ai livelli pre-bellici"
Monti: "Continueremo a essere vicini a Tripoli

Il presidente del Consiglio e l'ad dell'Eni in Libia per incontrare i vertici del governo e della compagnia petrolifera statale. L'obiettivo è arrivare a 300mila barili al giorno e rafforzare i legami politici tra i due paesi

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MILANO - La produzione dell'Eni nella Libia post-Gheddafi si sta riavvicinando ai livelli precedenti alla guerra civile. Lo ha detto l'amministratore delegato del Gruppo, Paolo Scaroni, parlando con i giornalisti a Tripoli, dove è in visita insieme al presidente del Consiglio Mario Monti. "Siamo intorno a 260 mila barili al giorno, sui livelli quindi prebellici, quando ci si attestava intorno ai 270 mila", ha detto Scaroni, aggiungendo che l'obiettivo è di toccare quota "300mila barili al giorno". "Con i libici va tutto bene", ha ribadito l'amministratore delegato dell'Eni, sottolineando che "sono 50 anni che lavoriamo in Africa e non è mai successo che un contratto non sia stato rispettato".

Della delegazione italiana fanno parte anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi e il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. Scaroni avrà nuovi incontri con i vertici della National Oil Company (Noc) in vista della definizione di un memorandum d'intesa nel settore sociale, dal valore di 380 milioni.

L'Italia vuole "essere in Libia" e vuole continuare "a farlo sempre di più", ha affermato Monti dopo l'incontro con il presidente del governo transitorio, Abdel Rahim al-Kib. Parlando dei rapporti con la nuova Libia, e in particolare del Trattato di amicizia sottoscritto da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, Monti ha detto che "lo spirito che animava le precedenti iniziative continuerà, tenendo conto dei cambiamenti". La nuova cornice dei rapporti tra i due Paesi sarà costituita dalla "Tripoli declaration" e dovrà servire a garantire all'Italia un ruolo di primo piano nella ricostruzione del paese dopo la guerra civile e nel rilancio della sua rete infrastrutturale.

L'Italia "è per noi un partner molto importante, ha avuto un ruolo primario" ed è "importante che i rapporti restino stretti: saranno forti", ha detto il premier del governo transitorio libico, Adbel Rahim al-Kib, secondo il quale il governo Monti ha una "visione progredita nel capire i rapporti internazionali".

Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha invece firmato una lettera d'intenti nell'ambito della ripresa dei rapporti. L'impegno prevede una forte cooperazione italo-libica nella stabilizzazione del Paese sul fronte della sicurezza e, in particolare nel settore difesa.
L'intesa prevede anche l'addestramento di 250-300 libici in Italia, l'attività di sminamento delle aree a rischio nel Paese, la bonifica dei porti (tra cui Tripoli e Misurata), dei materiali e relitti legati alla guerra nonchè il controllo elettronico dei confini.