ROMA - Doveva generare la più grande Borsa mondiale, invece la fusione tra Deutsche Borse e Nyse Euronext non si farà: Nyse Euronext e Deutsche Boerse rinunciano ufficialmente al proprio matrimonio, accantonando il piano di fusione annunciato il 15 febbraio scorso. La decisione è stata concordata fra le due parti dopo la bocciatura della Commissione europea, secondo la quale l'unione avrebbe creato un "quasi-monopolio" sul mercato dei derivati del Vecchio Continente.
La doccia fredda della bocciatura europea ha costretto le due società a gettare la spugna e a rinunciare al loro sogno di creare un gigante finanziario in grado di competere ad armi con altri colossi americani e asiatici. La Super Borsa avrebbe avuto due sedi, a Francoforte e a New York, e un consiglio di amministrazione controllato per la maggioranza da Deutsche Boerse. Nulla di questo avverrà e la rottura dell'accordo del febbraio scorso non comporterà il pagamento di penali.
Il Commissario europeo alla concorrenza, Joaquin Almunia, nello spiegare la decisione dell'Ue, ha precisato che le autorità hanno cercato un compromesso con i due gruppi, ma senza successo. "I rimedi offerti non sono riusciti a fugare i nostri dubbi", ha detto. Il Dipartimento di Giustizia americano aveva dato lo scorso dicembre il via libera condizionato all'operazione. Le autorità americane avevano chiesto a Deutsche Boerse di vendere il 31,5% di Direct Edge per preservare la concorrenza fra le piattaforme di scambio.
Un ruolo importante nella bocciatura europea, secondo gli osservatori, lo ha avuto la tempistica dell'operazione: l'iniziativa sarebbe giunta a concretizzarsi in un momento difficile per l'Europa per la crisi del debito e con le istituzioni sotto forte pressione per aumentare i controlli anche sul settore finanziario. Un "mostro" come Nyse Euronext-Deutsche Boerse - l'operazione doveva essere condotta tutta in titoli e dal valore di 10 miliardi di dollari - avrebbe reso tutto più difficile.
La doccia fredda della bocciatura europea ha costretto le due società a gettare la spugna e a rinunciare al loro sogno di creare un gigante finanziario in grado di competere ad armi con altri colossi americani e asiatici. La Super Borsa avrebbe avuto due sedi, a Francoforte e a New York, e un consiglio di amministrazione controllato per la maggioranza da Deutsche Boerse. Nulla di questo avverrà e la rottura dell'accordo del febbraio scorso non comporterà il pagamento di penali.
Il Commissario europeo alla concorrenza, Joaquin Almunia, nello spiegare la decisione dell'Ue, ha precisato che le autorità hanno cercato un compromesso con i due gruppi, ma senza successo. "I rimedi offerti non sono riusciti a fugare i nostri dubbi", ha detto. Il Dipartimento di Giustizia americano aveva dato lo scorso dicembre il via libera condizionato all'operazione. Le autorità americane avevano chiesto a Deutsche Boerse di vendere il 31,5% di Direct Edge per preservare la concorrenza fra le piattaforme di scambio.
Un ruolo importante nella bocciatura europea, secondo gli osservatori, lo ha avuto la tempistica dell'operazione: l'iniziativa sarebbe giunta a concretizzarsi in un momento difficile per l'Europa per la crisi del debito e con le istituzioni sotto forte pressione per aumentare i controlli anche sul settore finanziario. Un "mostro" come Nyse Euronext-Deutsche Boerse - l'operazione doveva essere condotta tutta in titoli e dal valore di 10 miliardi di dollari - avrebbe reso tutto più difficile.