MILANO - Il prcuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, nell'ambito dell'inchiesta denominata Brontos su una serie di operazioni che avrebbero permesso a Unicredit di pagare meno tasse. La richiesta riguarda in tutto 20 persone: 17 dirigenti dell'istituto italiano e tre manager della banca inglese Barclays. La procura ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta aggravata da ostacolo alle indagini. Per l'accusa, Unicredit avrebbe realizzato una serie di operazioni con società lussemburghesi di Barclays per pagare meno tasse. Profumo, stando al capo di imputazione, avrebbe approvato la realizzazione dell'operazione Brontos, "apponendo la propria sigla sulle richieste di approvazione dell'investimento", il 1 marzo del 2007, il 9 aprile del 2008 e il 7 novembre del 2008.
L'inchiesta della procura di Milano era stata chiusa il 27 ottobre scorso e la procura aveva quantificato un profitto illecito ai danni del fisco di 245 milioni di euro. Tale somma era stata sequestrata, ma poi dissequestrata dal Tribunale del Riesame.
Ancora pende su questo su questa vicenda un ricorso in cassazione. Agli indagati, la prcura contesta di "avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, - si legge nel documento di chiusura indagini - in concorso e previo accordo tra loro, nelle rispettive qualità sopraindicate, al fine di evadere le imposte sui redditi e cagionando un danno patrimoniale di rilevante gravità, costruito una struttura complessa e artificiosa, predeterminata in ogni sua articolazione, così da non comportare alcun rischio economico o finanziario, unicamente volta a generare, sotto il profilo della rappresentazione contabile, proventi nella forma di interessi, che artatamente invece prospettavano dividendi ai fini della imponibilità fiscale, prevista solo nella misura del 5% del loro ammontare lordo".
L'inchiesta della procura di Milano era stata chiusa il 27 ottobre scorso e la procura aveva quantificato un profitto illecito ai danni del fisco di 245 milioni di euro. Tale somma era stata sequestrata, ma poi dissequestrata dal Tribunale del Riesame.
Ancora pende su questo su questa vicenda un ricorso in cassazione. Agli indagati, la prcura contesta di "avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, - si legge nel documento di chiusura indagini - in concorso e previo accordo tra loro, nelle rispettive qualità sopraindicate, al fine di evadere le imposte sui redditi e cagionando un danno patrimoniale di rilevante gravità, costruito una struttura complessa e artificiosa, predeterminata in ogni sua articolazione, così da non comportare alcun rischio economico o finanziario, unicamente volta a generare, sotto il profilo della rappresentazione contabile, proventi nella forma di interessi, che artatamente invece prospettavano dividendi ai fini della imponibilità fiscale, prevista solo nella misura del 5% del loro ammontare lordo".