Economia

il caso

"Facebook vale davvero 100 miliardi"
In Europa l'indotto è a 15 miliardi

Mariano Corso, professore degli Osservatori Ict del Politecnico di Milano, non ha dubbi: "Le potenzialità dei social network sono enormi. Il mercato è qui con 900 milioni di clienti. Impossibile non esserci per una società"

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MILANO - La valorizzazione di Facebook? "E' giustificata. Dall'indotto e dalla piattaforma. Dagli stimoli che genera e dal mercato che ha creato". Parola di Mariano Corso, professore degli Ossevatori Ict del Politecnico di Milano, che non teme il rischio bolla social network e critica chi ne vieta l'accesso sul lavoro: "Chi lo fa non ha ne ha capito le potenzialità. Non ha capito che in questo modo si creano quelle relazioni sociali che permettono di risolvere problemi e di avviare contatti professionali, rendono l'ambiente lavorativo più semplice. Essere connessi su un social network rende più agili e informali le relazioni. E non ci incide assolutamente sulla produttività, quella dipende solo dall'organizzazione del lavoro". Ancora più importante per le aziende che hanno a disposizione un'enorme vetrina sul mondo: "Con 900 milioni di iscritti il mercato è qui. E' sui Facebook".

Resta il fatto che l'utile, nel primo trimestre, è sceso a 205 milioni.
Secondo gli ultimi studi l'indotto generato in Europa è arrivato a 15,3 miliardi con 232mila posti di lavoro. Solo in Italia l'indotto vale 2,5 miliardi con figure professionali che nascono ogni giorno stravolgendo le conoscenze e le abitudini del passato. Ma la verità è che i social network hanno aperto un mercato completamente nuovo. Basti pensare ai "community manager" coloro che gestiscono le pagine aziendali. Oggi misuriamo l'indotto, domani il valore generato.

Nel senso che sui social network si comprerà e si venderà?
Penso proprio di sì. Con Zynga su Facebook già succede, niente impedisce di allargare la base. La creatura di Mark Zuckerberg come tutti i social network sono piattaforme ideali per l'ecommerce. Le aziende non possono permettersi più di non essere online. Il mercato è qui, a cominciare dai 900 milioni di iscritti a Facebook: creare una rete di contatti è indispensabile. E poi l'intensità è in continua crescita. Anche per questo la valutazione della società è corretta.

Gli investitori temono che con Facebook si replichi il fenomeno della bolla internet.
Il fenomeno dei social network è in crescita. Per il settore in generale non ci sono rischi. La questione di Facebook è diversa. Per adesso è il numero uno incontrastato, ma nascono società ogni giorno e poi c'è Google+: il l'idea è molto interessante, direi ottima, ma la massa critica è decisiva e per il momento, nonostante il ritmo di crescita, è ancora bassa. Facebook sta facendo di tutto per trattenere i propri utenti. Passare i contatti da un network all'alto non è possibile e questo rende molto alto "il costo" dell'uscita da Facebook. Google, di certo, non ha alcuna intenzione di rassegnarsi.

Con la concorrenza Facebook non è certo tenera. Dove c'è  una minaccia, come Instagram, la compra.
Sì è vero, ma non sarà così per sempre. Il rischio per Zuckerberg è ovunque. E se arrivasse un social network con un ambiente più unificato, flessibile, che metta insieme le funzionalità di Twitter, Facebook e magari Linkedin allora il primato sarebbe davvero a rischio. Oggi però Facebook vale davvero 100 miliardi.