LUGANO - "Non ho tempo per morire, ho ancora troppo da fare". L'86enne Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea oltre che uomo più ricco della Svizzera, con una fortuna stimata a 35 miliardi di franchi, si confida, in esclusiva, al mensile economico elvetico, Bilanz, smentendo le voci che lo indicavano, ormai, non più alle redini del gigante svedese dell'arredamento. "Ingvar non sarà più presente, con i suoi consigli, nel cda di Ikea", aveva dichiarato, in settembre, al quotidiano svedese Expressen Goran Grosskopf, numero due della holding lussemburghese che controlla il gruppo. È passato meno di un mese da quell'intervista e, da Epalinges, il comune nei pressi di Losanna che gli consente di pagare un'inezia di tasse, Kamprad manda a dire, a mezzo stampa, che l'autunno del patriarca è di là da venire. Anzi, arriva a sottolineare di non essere sempre d'accordo con i suoi tre figli, Peter, Jonas e Mathias, sulle strategie di Ikea.
A quanto par di capire il signor Kamprad non vedrebbe troppo di buon occhio, contrariamente agli eredi, un'espansione illimitata del gruppo. Anche perché, ricordando la sua infanzia povera, nella natia Svezia, che lo ha reso notoriamente parco, per non dire tirchio, detesta chiedere soldi in prestito. "Lo zucchero e la farina, a casa mia, erano un lusso", si confida. Quindi afferma di provare "orrore al solo pensiero di dover dipendere dalle banche o dalle società finanziarie". E, poi, rincara, dichiarando che "le banche stanno facendo troppi affari sporchi".
Insomma, il passo secondo la gamba, senza dimenticare di controllare, fin nei dettagli, per quanto glielo lo conceda l'età, il funzionamento della sua gigantesca creatura. "Riesco ancora a visitare una ventina di negozi all'anno", dice all'intervistatore di Bilanz, non senza una punta di orgoglio. Tornando ai figli è contento del loro interesse, da buoni nordici, per le energie alternative, citando la casa di vacanza, in Svezia, del 48enne Peter, il primogenito, tutta alimentata da pannelli solari. E anche Ikea, fa sapere, sta investendo nell'eolico. 500 impianti in tutto il mondo l'obbiettivo che si è dato Kamprad. Infine, sul fatto che, grazie alla benevolenza del comune di Epalinges, riesca a pagare poche tasse, l'equivalente di 150mila euro all'anno, a quanto è dato sapere, se la cava con una battuta. "Sono soldi in più da investire nell'azienda".
A quanto par di capire il signor Kamprad non vedrebbe troppo di buon occhio, contrariamente agli eredi, un'espansione illimitata del gruppo. Anche perché, ricordando la sua infanzia povera, nella natia Svezia, che lo ha reso notoriamente parco, per non dire tirchio, detesta chiedere soldi in prestito. "Lo zucchero e la farina, a casa mia, erano un lusso", si confida. Quindi afferma di provare "orrore al solo pensiero di dover dipendere dalle banche o dalle società finanziarie". E, poi, rincara, dichiarando che "le banche stanno facendo troppi affari sporchi".
Insomma, il passo secondo la gamba, senza dimenticare di controllare, fin nei dettagli, per quanto glielo lo conceda l'età, il funzionamento della sua gigantesca creatura. "Riesco ancora a visitare una ventina di negozi all'anno", dice all'intervistatore di Bilanz, non senza una punta di orgoglio. Tornando ai figli è contento del loro interesse, da buoni nordici, per le energie alternative, citando la casa di vacanza, in Svezia, del 48enne Peter, il primogenito, tutta alimentata da pannelli solari. E anche Ikea, fa sapere, sta investendo nell'eolico. 500 impianti in tutto il mondo l'obbiettivo che si è dato Kamprad. Infine, sul fatto che, grazie alla benevolenza del comune di Epalinges, riesca a pagare poche tasse, l'equivalente di 150mila euro all'anno, a quanto è dato sapere, se la cava con una battuta. "Sono soldi in più da investire nell'azienda".