Economia

I casi contestati

Gli alberghi d'oro
della famiglia Ligresti

Con le operazioni immobiliari la famiglia Ligresti avrebbe depredato la compagnia di assicurazione per svariti milioni di euro. I casi passati in rassegna dal commissario ad acta

2 minuti di lettura
MILANO - Vendita nel 2002 da società della famiglia Ligresti a Fonsai di alberghi e residence ancora da costruire «concepita solo a favore» dell’ingegnere. Venditore e costruttore era sempre l’ingegnere, come pure l’albergatore attraverso Atahotels. Le strutture sono la Petriolo & Spa resort, The One residence di San Donato, un albergo a San Pancrazio (Parma), Expo Fiera a Pero e il Varese Business resort. Tutti i rischi della costruzione sono stati passati alla compagnia, le strutture del contratto «del tutto compiacenti» con la dinastia siciliana. Mai applicate penali per i ritardi, tutti gli aggravi di costi a carico delle quotate, termini di consegna non vincolanti ecc.
Nel 2009 rivisti al rialzo tutti gli affitti per sovrastimare gli immobili e sottovalutare i rischi. Alla fine Fonsai costretta ad acquistare Atahotels «in stridente contrasto con la razionalizzazione degli affari immobiliari». Di lì a poco la catena alberghiera perderà 80 milioni contro i 18 previsti...

Petriolo. Cessione dalla Icein (Famiglia Ligresti) a Progestim nel 2002 per 24 milioni. Impegno a consegnarlo nel 2004. Termine non rispettato e abbondantemente rivisto a favore del venditore. Si stabilisce nel 2008 affitto «insostenibile» a 2,1 milioni l’anno e il 28 maggio 2009, un giorno prima della cessione di Atahotel, viene venduto a Sai investimenti per 40. Il giorno dopo Atahotel chiede revisione al ribasso del prezzo.

San Donato. Nel 2005 Meridiano secondo vende a Icein, famiglia Ligresti per 4,6 milioni un terreno edificabile nel Comune di San Donato milanese. Progestim (Fonsai) si rende disponibile ad acquisto di cosa futura per 18 milioni nello stesso momento versando oltre 5 milioni di acconto. Consegna prevista a dicembre 2006 ma poche settimane prima della scadenza la stessa Immobiliare Lombarda, controllata dalle società quotate, proroga «a data da definirsi» la consegna. A pochi giorni dalla cessione di Atahotels nel 2009 si stabilisce canone di 1,7 milioni l’anno e si aumenta del 60% prezzo immobile. Una volta passata di mano Atahotels, l’affitto viene subito rivisto al ribasso.

San Pancrazio. L’immobile nel parmense viene valutato e ceduto per un prezzo tra 23 e 28 milioni nel 2004 stimando conclusione dei lavori nel 2006.  Nel maggio 2005 fissato a 28 milioni. Immobile mai finito. Fonsai ha pagato 23 milioni e non è nemmeno proprietaria di quanto costruito finora, rimasto alla Imco dei Ligresti.

Pero. Fonsai compra per 87 milioni con acconto di 21 milioni da Imco il progetto Expo Fiera. Consegna prevista a fine 2007. Alla fine dopo un po’ di varianti Sai paga a Ligresti 135 milioni stimando dal 2009 un canone di 8 milioni e cancella una serie di lettere a latere a favore dell’ingegnere proprio alla vigilia dell’acquisto di Atahotels.

Varese. Anche in questo caso viene gonfiato l’affitto con Imco che se ne fa carico in parte per incassare 62 milioni da Fonsai ai Ligresti. Subito dopo l’accordo, Imco manda lettera dicendo che non paga e la proposta viene accettata.

Gli altri alberghi. Lo stesso percorso è stato seguito per altri tre alberghi, uno a Taormina e due a Milano. Con perizie che hanno consentito di gonfiare gli affitti per un anno in vista della cessione di Atahotels. Salvo poi ribassarli appena avvenuta e saldata la partita di giro. La Atahotels è stata acquistata dai Ligresti per 25 milioni e poi ha iniziato a perdere a bocca di barile. Fonsai e Milano hanno già dovuto ripianare perdite per quasi 60 milioni. Operazioni simili sono state fatte anche su una serie di aree a Milano, Sesto Fiorentino e Pieve emanuele costate milioni alle società quotate