Cairo: "Linea editoriale La7 benissimo,
ma la società è un rubinetto che perde"
di LUCA PAGNI
Il nuovo azionista di riferimento del terzo polo televisivo non annuncia rivoluzioni e promette di mantenere l'indipendenza: "Bisogna capire come intervenire sui conti, ma non ho mai licenziato nessuno". Per il momento nessun piano industriale e nessuna previsione sul pareggio
MILANO - "La7 deve mantenere l'attuale linea editoriale, che va benissimo e che l'ha portata a crescere nei primi mesi del 2013 del 14%, mentre Mediaset e Rai sono calate del 10 e del 12%. Dove dobbiamo lavorare è sulla fascia pomeridiana, dalle 14 alle 20, dove c'è quel pubblico femminile tra i 25 e i 45 anni che piace agli inserzionisti pubblicitari".
Pochi concetti ma ribaditi più volte senza timore di ripetersi, se necessario: la prima volta di Urbano Cairo da nuovo azionista di riferimento del terzo polo televisivo italiano, appena rilevato da Telecom Italia Media, confermano il suo ritratto di editore con pochi fronzoli e che bada al sodo. "Appena firmeremo il closing mi installerò a Roma perché c'è da pedalare. Questa società è un rubinetto che perde e bisogna capire come intervenire". Anche se non ha voluto dare particolari sul come e sul quando pensa di raggiungere il pareggio di bilancio (per questo h…
Pochi concetti ma ribaditi più volte senza timore di ripetersi, se necessario: la prima volta di Urbano Cairo da nuovo azionista di riferimento del terzo polo televisivo italiano, appena rilevato da Telecom Italia Media, confermano il suo ritratto di editore con pochi fronzoli e che bada al sodo. "Appena firmeremo il closing mi installerò a Roma perché c'è da pedalare. Questa società è un rubinetto che perde e bisogna capire come intervenire". Anche se non ha voluto dare particolari sul come e sul quando pensa di raggiungere il pareggio di bilancio (per questo h…
MILANO - "La7 deve mantenere l'attuale linea editoriale, che va benissimo e che l'ha portata a crescere nei primi mesi del 2013 del 14%, mentre Mediaset e Rai sono calate del 10 e del 12%. Dove dobbiamo lavorare è sulla fascia pomeridiana, dalle 14 alle 20, dove c'è quel pubblico femminile tra i 25 e i 45 anni che piace agli inserzionisti pubblicitari".
Pochi concetti ma ribaditi più volte senza timore di ripetersi, se necessario: la prima volta di Urbano Cairo da nuovo azionista di riferimento del terzo polo televisivo italiano, appena rilevato da Telecom Italia Media, confermano il suo ritratto di editore con pochi fronzoli e che bada al sodo. "Appena firmeremo il closing mi installerò a Roma perché c'è da pedalare. Questa società è un rubinetto che perde e bisogna capire come intervenire". Anche se non ha voluto dare particolari sul come e sul quando pensa di raggiungere il pareggio di bilancio (per questo ha dato appuntamento a fine marzo, dove è previsto un incontro con il mercato in Borsa), Cairo ha fatto capire che anche con La7 si comporterà come fece per la Giorgio Mondadori: "Non ho licenziato nessuno, i giornalisti in eccesso vennero messi sui nuovi prodotti editoriali anche in base alle loro aspirazioni. Lo stesso per i manager: non è detto che non siano bravi perché l'azienda viene da una decennale storia di bilanci in perdita. Tanto è vero che nessuna tv cresce negli ultimi anni così tanto. Sicuramente ci sono delle efficienze da fare, cercheremo di farlo nel più breve tempo possibile, ma non mi sento ancora di dir quando andremo a pareggio".
Il video.
Per cui, per ora, non si può che guardare alle poche certezze dell'imprenditore alessandrino: "La linea editoriale non si tocca. I Mentana, i Santoro, Invasioni Barbariche, sono tutti programmi che vanno bene e che hanno un pubblico di rilievo. Tra l'altro la rete ha la fascia più alta di laureati tra gli spettatori. Dobbiamo invece lavorare dove siamo più deboli, prima delle otto di sera".
A tutte le altre domande, per ora, Cairo non risponde. Non sui numeri, non sugli obiettivi e nemmeno sul futuro sviluppo del mercato televisivo e di una sua riforma legislativa: "Ora non voglio parlare di politica, quando inizierà il dibattito diremo la nostra". Fanno eccezione due questioni. La prima riguarda i periodici Rcs messi in vendita: "Non ci interessano, ho sempre detto che è meglio lanciare una rivista nuova piuttosto che rilanciarne una con un grande passato ma che attraversa un momento difficile". La seconda questione riguarda l'incidente avvenuto alla trasmissione Omnibus, quando l'ex ministro Renato Brunetta ha rifiutato di partecipare assieme al giornalista de Il Fatto Gianni Barbacetto: "Non mi è piaciuto, sono dalla parte di Barbacetto, ribadisco che sono per la difesa della linea editoriale, nessuno può imporre nulla". E il tweet di Gad Lerner che ha anticipato l'annuncio ufficiale della vendita? "Un eccesso di entusiasmo".
Pochi concetti ma ribaditi più volte senza timore di ripetersi, se necessario: la prima volta di Urbano Cairo da nuovo azionista di riferimento del terzo polo televisivo italiano, appena rilevato da Telecom Italia Media, confermano il suo ritratto di editore con pochi fronzoli e che bada al sodo. "Appena firmeremo il closing mi installerò a Roma perché c'è da pedalare. Questa società è un rubinetto che perde e bisogna capire come intervenire". Anche se non ha voluto dare particolari sul come e sul quando pensa di raggiungere il pareggio di bilancio (per questo ha dato appuntamento a fine marzo, dove è previsto un incontro con il mercato in Borsa), Cairo ha fatto capire che anche con La7 si comporterà come fece per la Giorgio Mondadori: "Non ho licenziato nessuno, i giornalisti in eccesso vennero messi sui nuovi prodotti editoriali anche in base alle loro aspirazioni. Lo stesso per i manager: non è detto che non siano bravi perché l'azienda viene da una decennale storia di bilanci in perdita. Tanto è vero che nessuna tv cresce negli ultimi anni così tanto. Sicuramente ci sono delle efficienze da fare, cercheremo di farlo nel più breve tempo possibile, ma non mi sento ancora di dir quando andremo a pareggio".
Il video.
Per cui, per ora, non si può che guardare alle poche certezze dell'imprenditore alessandrino: "La linea editoriale non si tocca. I Mentana, i Santoro, Invasioni Barbariche, sono tutti programmi che vanno bene e che hanno un pubblico di rilievo. Tra l'altro la rete ha la fascia più alta di laureati tra gli spettatori. Dobbiamo invece lavorare dove siamo più deboli, prima delle otto di sera".
A tutte le altre domande, per ora, Cairo non risponde. Non sui numeri, non sugli obiettivi e nemmeno sul futuro sviluppo del mercato televisivo e di una sua riforma legislativa: "Ora non voglio parlare di politica, quando inizierà il dibattito diremo la nostra". Fanno eccezione due questioni. La prima riguarda i periodici Rcs messi in vendita: "Non ci interessano, ho sempre detto che è meglio lanciare una rivista nuova piuttosto che rilanciarne una con un grande passato ma che attraversa un momento difficile". La seconda questione riguarda l'incidente avvenuto alla trasmissione Omnibus, quando l'ex ministro Renato Brunetta ha rifiutato di partecipare assieme al giornalista de Il Fatto Gianni Barbacetto: "Non mi è piaciuto, sono dalla parte di Barbacetto, ribadisco che sono per la difesa della linea editoriale, nessuno può imporre nulla". E il tweet di Gad Lerner che ha anticipato l'annuncio ufficiale della vendita? "Un eccesso di entusiasmo".