MILANO - Come già fatto da Citigroup e JP Morgan, anche Goldman Sachs chiude il primo trimestre dell'esercizio 2013 con un utile netto in crescita: 2,26 miliardi di dollari, in rialzo dai 2,109 dello stesso periodo del 2012. L'utile per azione è a 4,29 dollari e batte la previsione di 3,87 dollari degli analisti. Oltre l'asticella del consenso anche i ricavi, che sono ammontati a 10,09 miliardi contro i 9,65 stimati.
Come riporta Bloomberg, i ricavi derivanti dalla sottoscrizione di bond e azioni hanno registrato una crescita record del 63% e ciò ha messo benzina ai conti di Goldman. Il ceo Lloyd C. Blankfein, anche grazie a un'azione di riduzione dei costi, è riuscito a espandere il roe (return on equity) al 12.4% dal 12.2% di dodici mesi fa. Blankfein ha tagliato 1,9 miliardi di costi e ha beneficiato anche dalla crescita dei volumi di trading, anche perché alcuni competitor sono usciti dal business. Le spese operative sono state pari nel trimestre a 6,72 miliardi, di cui 4,34 miliardi in retribuzioni e benefit. La forza lavoro alla data del 31 marzo era di 32mila dipendenti. Il numero uno di Goldman ha ricordato in una nota che la banca "continua a essere concentrata sul taglio dei costi"; dal punto di vista macroeconomico, inoltre, "l'instabilità potenziale si è percepita nel trimestre" e ha comunque condizionato l'attività delle società.
Per la prima volta - da cinque anni a questa parte - i ricavi dell'investment banking (cresciuti del 36% a 1,57 miliardi) hanno superato quelli di JP Morgan (1,43 miliardi). Dal trading su azioni sono arrivati 1,92 miliardi di fatturato, ma la parte del leone l'ha fatta ancora una volta la divisione Institutional Client Services che ha registrato ricavi per 5,14 miliardi. Secondo quanto comunicato dal gruppo, alla fine del primo trimestre il Tier 1 Capital ratio era al 16,7% mentre il Tier 1 Common Equity Ratio era al 14,5%. A quota 959 miliardi di dollari invece il totale degli asset in gestione.
Come riporta Bloomberg, i ricavi derivanti dalla sottoscrizione di bond e azioni hanno registrato una crescita record del 63% e ciò ha messo benzina ai conti di Goldman. Il ceo Lloyd C. Blankfein, anche grazie a un'azione di riduzione dei costi, è riuscito a espandere il roe (return on equity) al 12.4% dal 12.2% di dodici mesi fa. Blankfein ha tagliato 1,9 miliardi di costi e ha beneficiato anche dalla crescita dei volumi di trading, anche perché alcuni competitor sono usciti dal business. Le spese operative sono state pari nel trimestre a 6,72 miliardi, di cui 4,34 miliardi in retribuzioni e benefit. La forza lavoro alla data del 31 marzo era di 32mila dipendenti. Il numero uno di Goldman ha ricordato in una nota che la banca "continua a essere concentrata sul taglio dei costi"; dal punto di vista macroeconomico, inoltre, "l'instabilità potenziale si è percepita nel trimestre" e ha comunque condizionato l'attività delle società.
Per la prima volta - da cinque anni a questa parte - i ricavi dell'investment banking (cresciuti del 36% a 1,57 miliardi) hanno superato quelli di JP Morgan (1,43 miliardi). Dal trading su azioni sono arrivati 1,92 miliardi di fatturato, ma la parte del leone l'ha fatta ancora una volta la divisione Institutional Client Services che ha registrato ricavi per 5,14 miliardi. Secondo quanto comunicato dal gruppo, alla fine del primo trimestre il Tier 1 Capital ratio era al 16,7% mentre il Tier 1 Common Equity Ratio era al 14,5%. A quota 959 miliardi di dollari invece il totale degli asset in gestione.