Economia

Nestlé cresce grazie all'Asia e alle Americhe.
Resta in Svizzera nonostante i tagli dei bonus

La multinazionale alimentare ha registrato un fatturato in crescita del 5,4% a 18 miliardi. Il numero uno Bulcke nega l'idea di lasciare la Confederazione dopo il referendum che ha imposto limiti ai bonus dei top manager, ma chiede al governo di "mitigare" l'impatto della norma

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LUGANO - La svizzera Nestlé, la principale multinazionale mondiale dell'alimentazione, con prodotti che variano dall'acqua minerale, al cioccolato, al caffè, al latte in polvere, ai gelati e al cibo per animali, continua a crescere su tutti i mercati. Stamane a Vevey, nei pressi di Losanna, dove ha sede il gruppo, è stato presentato il risultato del primo trimestre dell'anno che, con una cifra d'affari di 21,9 miliardi di franchi, circa 18 miliardi di euro, segna un aumento complessivo delle vendite del 5,4 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2012. Grazie, soprattutto, ai risultati conseguiti fuori dall'Europa.

 
"Abbiamo ottenuto un più 6,1 per cento in Asia e Oceania, un più 5,1 per cento nelle Americhe, mentre nel vecchio continente non siamo andati al di là di un punticino percentuale in più", ha spiegato, l'amministratore delegato di Nestlé, Paul Bulcke. "Anche se, per il 2013, ci attendiamo una certa volatilità dei mercati prevediamo comunque di finire l'anno con un più 6 per cento", ha aggiunto il top manager. Il quale, probabilmente, insieme agli altri dirigenti della multinazionale temeva che durante l'assemblea degli azionisti, svoltasi qualche giorno fa, succedesse quello che è capitato il 10 aprile a Zurigo, quando gli azionisti della banca privata, Julius Bär, hanno bocciato i bonus, già decisi dal Cda. In anticipo sull'entrata in vigore, il prossimo anno, della legge d'applicazione dell'iniziativa di Thomas Minder approvata il 3 marzo scorso in referendum contro i salari e i bonus eccessivi dei manager. Quanto capitato alla Julius Bär non si è ripetuto alla Nestlé.

Il che non ha impedito, però, al presidente del consiglio d'amministrazione del gruppo, Peter Brabeck, di invitare la classe politica elvetica a non tirare troppo la corda, sollecitandola a trovare "un nuovo consenso con l'economia e con la società". "Intendiamo rimanere in Svizzera, dove però vogliamo continuare a sentirci ben accolti", ha, quindi  detto Brabeck che, durante la campagna che aveva preceduto il voto sull'iniziativa di Minder non aveva escluso una delocalizzazione di Nestlé, nel caso in cui questa fosse passata.

"Adesso - ha aggiunto - è importante che la volontà popolare sia rispettata, trovando però soluzioni legislative pragmatiche, che preservino l'attrattività della piazza economica svizzera". Il che è un messaggio, al Governo e al Parlamento perché, nella misura del possibile, disinneschino la portata dell'iniziativa. "Io direi, però, che piuttosto che contro l'iniziativa Minder, che tra poco verrà trasformata in decreto legge, Brabeck è preoccupato dalla prospettiva di altre due iniziative, entrambe socialiste, che propongono una un reddito minimo garantito di 4000 franchi al mese, l'altra un tetto massimo degli stipendi dei manager, che non dovrebbero superare, di 12 volte, il salario minimo, all'interno di un'azienda", spiega Paolo Bernasconi, che è stato presidente del comitato nazionale dell'iniziativa di Thomas Minder.

Fatto sta che gli scenari evocati da Bernasconi potrebbero rendere più poveri sia Brabeck che l'amministratore delegato di Nestlé, Paul Bulcke. Il primo guadagna sugli 8 milioni di franchi, il secondo addirittura 11. Entrambi, però, si consolano pensando di essere alla guida di un gruppo che, nella classifica delle aziende con la migliore reputazione nel pianeta, figura al nono posto. Un gruppo che, 75 anni fa, ha creato il Nescafe di cui, oggi, se ne bevono 5500 tazze al secondo, in 150 paesi. Qualche delusione la sta dando, invece, Nespresso, che sta rallentando una crescita sin qui inarrestabile, a causa del moltiplicarsi delle capsule concepite a immagine e somiglianza di quelle pubblicizzate da George Clooney.