TRIESTE - Generali approva il bilancio 2012, chiuso con utile netto di 90 milioni, gravato dall'aumento di svalutazioni (1,27 miliardi) e imposte (1,32 miliardi). Con una rapida votazione l'assemblea della compagnia ha anche rinnovato il cda per tre anni, confermando l'amministratore delegato Mario Greco e il presidente Gabriele Galateri, e riducendo a 11 il numero dei consiglieri. La lista di maggioranza, presentata da Mediobanca, ha nominato 10 consiglieri con il voto di due terzi dei presenti (47,2% il capitale depositato). La lista di Assogestioni è stata votata dal 30% delle azioni presenti e ha confermato Paola Sapienza consigliere di minoranza.
L'ad Greco ha insistito sulla necessità di ricostituire una patrimonializzazione adeguata, riducendo il debito, ma senza chiedere denaro ai soci almeno fino al 2015. "Generali ha 12 miliardi di euro di debito, che ci costa oltre 750 milioni l'anno di oneri e ci mette in posizione rischiosissima con le agenzie di rating. Le dismissioni in programma servono a far scendere il debito e a ricostituire il capitale. Io non vendo asset perché sono napoletano (come ha ipotizzato un piccolo azionista, ndr) ma perché sono un manager serio. E continuerò a farlo finché la situazione tornerà dove deve. Noi facciamo un business dove il capitale serve a garantire i rischi dei clienti, e ora dobbiamo vendere asset per ricostituirlo e rinforzare la società. Oltre alle dismissioni ricostituiremo il patrimonio aumentando la redditività e limando la base costi, poi nel 2015 discuteremo con i soci se sia opportuno necessario e interessante dotarsi di nuovi fondi". Confermata, intanto la cedola, che "aumenterà progressivamente".
A metà gennaio Generali ha presentato il piano strategico 2015, con previsioni di risultato operativo oltre 5 miliardi (4,2 l'anno scorso), un Roe operativo al 13% dall'11,9% attuale, un patrimonio Solvency di almeno il 160% contro il 150% di fine dicembre. Greco ha un obiettivo di cessioni per 4 miliardi entro la fine del piano, e conta di incassarne almeno metà con la vendita di Bsi e della riassicurazione negli Usa. Ci sono negoziati in corso da mesi per le due società. Ma finora le dismissioni si sono limitate a una quota di minoranza di Banca Generali, con incasso di 185 milioni.
Durante l'assemblea, il manager ex Zurich in sella da nove mesi ha anche parlato della revisione delle partite infragruppo e con i maggiori soci, particolarmente numerose e complesse negli anni scorsi e su cui è in corso un audit interno. ''Stiamo continuando ad esaminare se alcune operazioni con parti correlate sono andate a vantaggio di alcuni soci e se potrebbero esserci responsabilità - ha detto Greco -. Allo stato non abbiamo evidenza di ciò. Continueremo a fare verifiche e se troveremo qualcosa che richiederà azioni da parte nostra".
Tra i pacchetti azionari depositati per l'assemblea sono poche le variazioni: la principale riguarda l'incremento degli investitori istituzionali esteri (Blackrock è spuntata con il 2,84%, che ne fa il quarto socio) e l'assenza delle quote degli azionisti veneti di Ferak (1%), e della loro joint venture con fondazione Caritorino, Effeti (2,2%). Mediobanca mantiene la prima quota con il 13,24%, il Fondo strategico della Cdp ha sostituito Bankitalia con il 4,48%, Del Vecchio ha il 3,01%, De Agostini il 2,43%, Caltagirone il 2,23%, Intesa Sanpaolo l'1,7% e Cariplo l'1,5%.
L'ad Greco ha insistito sulla necessità di ricostituire una patrimonializzazione adeguata, riducendo il debito, ma senza chiedere denaro ai soci almeno fino al 2015. "Generali ha 12 miliardi di euro di debito, che ci costa oltre 750 milioni l'anno di oneri e ci mette in posizione rischiosissima con le agenzie di rating. Le dismissioni in programma servono a far scendere il debito e a ricostituire il capitale. Io non vendo asset perché sono napoletano (come ha ipotizzato un piccolo azionista, ndr) ma perché sono un manager serio. E continuerò a farlo finché la situazione tornerà dove deve. Noi facciamo un business dove il capitale serve a garantire i rischi dei clienti, e ora dobbiamo vendere asset per ricostituirlo e rinforzare la società. Oltre alle dismissioni ricostituiremo il patrimonio aumentando la redditività e limando la base costi, poi nel 2015 discuteremo con i soci se sia opportuno necessario e interessante dotarsi di nuovi fondi". Confermata, intanto la cedola, che "aumenterà progressivamente".
A metà gennaio Generali ha presentato il piano strategico 2015, con previsioni di risultato operativo oltre 5 miliardi (4,2 l'anno scorso), un Roe operativo al 13% dall'11,9% attuale, un patrimonio Solvency di almeno il 160% contro il 150% di fine dicembre. Greco ha un obiettivo di cessioni per 4 miliardi entro la fine del piano, e conta di incassarne almeno metà con la vendita di Bsi e della riassicurazione negli Usa. Ci sono negoziati in corso da mesi per le due società. Ma finora le dismissioni si sono limitate a una quota di minoranza di Banca Generali, con incasso di 185 milioni.
Durante l'assemblea, il manager ex Zurich in sella da nove mesi ha anche parlato della revisione delle partite infragruppo e con i maggiori soci, particolarmente numerose e complesse negli anni scorsi e su cui è in corso un audit interno. ''Stiamo continuando ad esaminare se alcune operazioni con parti correlate sono andate a vantaggio di alcuni soci e se potrebbero esserci responsabilità - ha detto Greco -. Allo stato non abbiamo evidenza di ciò. Continueremo a fare verifiche e se troveremo qualcosa che richiederà azioni da parte nostra".
Tra i pacchetti azionari depositati per l'assemblea sono poche le variazioni: la principale riguarda l'incremento degli investitori istituzionali esteri (Blackrock è spuntata con il 2,84%, che ne fa il quarto socio) e l'assenza delle quote degli azionisti veneti di Ferak (1%), e della loro joint venture con fondazione Caritorino, Effeti (2,2%). Mediobanca mantiene la prima quota con il 13,24%, il Fondo strategico della Cdp ha sostituito Bankitalia con il 4,48%, Del Vecchio ha il 3,01%, De Agostini il 2,43%, Caltagirone il 2,23%, Intesa Sanpaolo l'1,7% e Cariplo l'1,5%.