LUGANO - Torna il sereno sui conti di Ubs, dopo il profondo rosso del 2012, mentre l'azione riprende a volare in Borsa (segui in diretta). La grande banca svizzera ha comunicato oggi il risultato del secondo trimestre di quest'anno, che dovrebbe assestarsi sui 690 milioni di franchi di utile netto, ovvero oltre mezzo miliardo di euro. "Il 62,4 per cento in più, rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno", tengono a precisare i vertici dell'istituto di credito. I quali si sono tolti un grosso peso dallo stomaco, avendo trovato un accordo con l'Agenzia federale americana per una grossa controversia con Freddie Mac e Fannie Mae, con riferimento alla bolla immobiliare, esplosa nel 2008, ed ai titoli tossici che avevano mandato a gambe all'aria la finanza internazionale.
Per levarsi di dosso l'accusa di aver indotto in errore i due enti parastatali di rifinanziamento dei mutui ipotecari, stando al Financial Times, il colosso elvetico sarebbe disposto a cacciar fuori 700 milioni di franchi, oltre 550 milioni di euro. "Ubs ha provocato centinaia di milioni di dollari di danni a Freddie Mac e Fannie Mae", l'accusa delle autorità statunitensi, che esigevano dalla banca svizzera un risarcimento pari a quello che, alla fine, pare si sia rassegnata a versare. Intanto, mentre sta piano piano regolando i conti con un passato recente che l'ha portata quasi sull'orlo del fallimento, costringendo il Governo di Berna a lanciarle un'onerosissima ciambella di salvataggio, Ubs ritorna ad essere la prima banca al mondo nella gestione di capitali. Ne amministra, infatti, per 1.657 miliardi di franchi, circa 1.330 miliardi di euro, lasciandosi alle spalle le statunitensi Bank of America e Wells Fargo.
Insomma, il ritorno in forze alla più tradizionale gestione patrimoniale privilegiata, ormai, all'investment banking, che ha creato perdite colossali, sembrerebbe una strategia pagante. Anche se, a guastare la ritrovata atmosfera di serenità, dovuta alla ripresa degli utili e alla composizione di alcune vertenze in sospeso, come quella con Freddie Mac e Fannie Mae, ci pensa il Fisco tedesco. Il quale, la scorsa settimana, ha perquisito dieci filiali dell'istituto di credito elvetico, sospettato di aver aiutato migliaia di cittadini della Repubblica Federale, ad evadere le tasse. Per una vicenda analoga Crédit Suisse si trovò a dover pagare una multa di 150 milioni di euro. Il caso di Ubs, però, stando allo Spiegel, è molto più grave e, di conseguenza, la multa sarà decisamente più forte. Pure qui, tuttavia, la banca sta correndo ai ripari. "Da un po' di tempo - ha infatti comunicato - chiediamo ai nostri clienti di regolarizzare la loro posizione fiscale". Il messaggio è chiaro: troppe volte scottata, di soldi in nero Ubs non ne vuole più.
Per levarsi di dosso l'accusa di aver indotto in errore i due enti parastatali di rifinanziamento dei mutui ipotecari, stando al Financial Times, il colosso elvetico sarebbe disposto a cacciar fuori 700 milioni di franchi, oltre 550 milioni di euro. "Ubs ha provocato centinaia di milioni di dollari di danni a Freddie Mac e Fannie Mae", l'accusa delle autorità statunitensi, che esigevano dalla banca svizzera un risarcimento pari a quello che, alla fine, pare si sia rassegnata a versare. Intanto, mentre sta piano piano regolando i conti con un passato recente che l'ha portata quasi sull'orlo del fallimento, costringendo il Governo di Berna a lanciarle un'onerosissima ciambella di salvataggio, Ubs ritorna ad essere la prima banca al mondo nella gestione di capitali. Ne amministra, infatti, per 1.657 miliardi di franchi, circa 1.330 miliardi di euro, lasciandosi alle spalle le statunitensi Bank of America e Wells Fargo.
Insomma, il ritorno in forze alla più tradizionale gestione patrimoniale privilegiata, ormai, all'investment banking, che ha creato perdite colossali, sembrerebbe una strategia pagante. Anche se, a guastare la ritrovata atmosfera di serenità, dovuta alla ripresa degli utili e alla composizione di alcune vertenze in sospeso, come quella con Freddie Mac e Fannie Mae, ci pensa il Fisco tedesco. Il quale, la scorsa settimana, ha perquisito dieci filiali dell'istituto di credito elvetico, sospettato di aver aiutato migliaia di cittadini della Repubblica Federale, ad evadere le tasse. Per una vicenda analoga Crédit Suisse si trovò a dover pagare una multa di 150 milioni di euro. Il caso di Ubs, però, stando allo Spiegel, è molto più grave e, di conseguenza, la multa sarà decisamente più forte. Pure qui, tuttavia, la banca sta correndo ai ripari. "Da un po' di tempo - ha infatti comunicato - chiediamo ai nostri clienti di regolarizzare la loro posizione fiscale". Il messaggio è chiaro: troppe volte scottata, di soldi in nero Ubs non ne vuole più.