GENOVA - Lì dove è nata la Borsa in Italia, nel palazzo di Via XX Settembre, si consumerà probabilmente l'ultimo atto della gestione-Berneschi. La Carige (segui il titolo in diretta) va incontro al suo destino e fissa la data dell'assemblea dei soci chiamata a rinnovare la "governance".
L'appuntamento è il 30 settembre, nel palazzo della Borsa, sede inedita per le affollatissime assemblee della banca, ma quanto mai simbolica, visto che questa grande sala è stata la prima, in Italia, a ospitare gli scambi della Borsa Valori.
Leggi l'articolo su Repubblica Genova
Quel giorno, i soci azionisti saranno chiamati a esprimersi su tre differenti liste: quella della Fondazione Carige, azionista di riferimento della banca con una quota del 47%; quella dei francesi di Bpce (10%) e quella dei privati (6%, fra cui la stessa famiglia Berneschi titolare di un pacchetto di oltre quattro milioni di azioni Carige). Le liste dovranno essere depositate il 5 settembre, 25 giorni prima dell'assemblea e saranno rese pubbliche il 10.
Scontato, a meno di improvvisi ripensamenti, che in quella della Fondazione Carige, a cui compete indicare nella prima e nella seconda posizione i nomi del presidente e del vice, non ci si siano gli attuali vertici, Giovanni Berneschi e Alessandro Scajola.
Il cambio di "governance", alla base delle dimissioni di otto consiglieri su quindici (cosa che ha fatto appunto decadere l'attuale consiglio) è il motore dell'intera operazione. Si indicheranno quindi un nuovo presidente e un nuovo vice e si trasferiranno le deleghe operative a un amministratore delegato o a un direttore generale (attualmente il d. g. è Ennio La Monica).
Il capitolo-Berneschi, quindi, sembra destinato a chiudersi dopo oltre vent'anni di guida assoluta. Per lui potrebbe esserci spazio per una presidenza onoraria (più difficile una presidenza non operativa). In teoria Berneschi potrebbe comunque entrare nel cda, indicato dai soci privati (fra cui Coop, Gavio, Bonsignore). Ma può un uomo che ha guidato la banca per tutto questo tempo ritagliarsi uno spazio ben più piccolo dentro al nuovo consiglio?
L'appuntamento è il 30 settembre, nel palazzo della Borsa, sede inedita per le affollatissime assemblee della banca, ma quanto mai simbolica, visto che questa grande sala è stata la prima, in Italia, a ospitare gli scambi della Borsa Valori.
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Quel giorno, i soci azionisti saranno chiamati a esprimersi su tre differenti liste: quella della Fondazione Carige, azionista di riferimento della banca con una quota del 47%; quella dei francesi di Bpce (10%) e quella dei privati (6%, fra cui la stessa famiglia Berneschi titolare di un pacchetto di oltre quattro milioni di azioni Carige). Le liste dovranno essere depositate il 5 settembre, 25 giorni prima dell'assemblea e saranno rese pubbliche il 10.
Scontato, a meno di improvvisi ripensamenti, che in quella della Fondazione Carige, a cui compete indicare nella prima e nella seconda posizione i nomi del presidente e del vice, non ci si siano gli attuali vertici, Giovanni Berneschi e Alessandro Scajola.
Il cambio di "governance", alla base delle dimissioni di otto consiglieri su quindici (cosa che ha fatto appunto decadere l'attuale consiglio) è il motore dell'intera operazione. Si indicheranno quindi un nuovo presidente e un nuovo vice e si trasferiranno le deleghe operative a un amministratore delegato o a un direttore generale (attualmente il d. g. è Ennio La Monica).
Il capitolo-Berneschi, quindi, sembra destinato a chiudersi dopo oltre vent'anni di guida assoluta. Per lui potrebbe esserci spazio per una presidenza onoraria (più difficile una presidenza non operativa). In teoria Berneschi potrebbe comunque entrare nel cda, indicato dai soci privati (fra cui Coop, Gavio, Bonsignore). Ma può un uomo che ha guidato la banca per tutto questo tempo ritagliarsi uno spazio ben più piccolo dentro al nuovo consiglio?