Economia

Opa Camfin, il prezzo
nel mirino della Consob

Consob ha in corso rilievi sul prezzo dell'Opa Camfin (0,8 euro): ipotesi di intesa tra Tronchetti Provera, Malacanza, Unicredit e azionisti di Lauro 61 ai danni del mercato. La replica: "Nessun accordo per il prezzo", ilriassetto della holding e gli acquisti di titoli Pirelli da parte dei Malacalza "sono operazioni separate"

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MILANO - Camfin torna sotto i riflettori del mercato (segui il titolo in diretta) per l'operazione che ha portato al riassetto della catena che controlla Pirelli, che potrebbe essere rivista nella determinazione del prezzo dell'Opa Camfin. Come si legge su Repubblica in edicola, la Consob ha sollevato dubbi circa la determinazione del prezzo al quale Lauro 61 - il veicolo composto da Marco Tronchetti Provera, famiglia Acutis, Rovati, Unicredit e Intesa Sanpaolo - ha acquisito le azioni Camfin dal gruppo Malacalza. La società nata ad hoc avrebbe dichiarato un prezzo (0,8 euro) inferiore a quello che ragionevolmente le parti avrebbero attribuito ai titoli se non ci fosse stata contestualmente un'altra operazione, l'acquisto da parte dei Malacalza di una partecipazione diretta in Pirelli.

Dichiarare quel valore e non uno più elevato è stato decisivo per stabilire il prezzo dell'offerta pubblica su Camfin, attualmente in corso proprio a 0,8 euro per azione. A questa prima operazione, in un disegno unico secondo i rilievi critici, si legherebbero altri due passaggi: l'investimento della somma incassata dai Malacalza direttamente in titoli Pirelli ceduti dai pattisti Allianz e Fonsai, un accordo tra i genovesi e Tronchetti Provera per mettere fine al contenzioso.
Di fatto, la famiglia genovese avrebbe ottenuto uno sconto dai venditori e deposto quindi le armi. Ci sarebbe stato uno scambio di azioni Camfin e Pirelli, con un valore riconosciuto alla holding ora sotto Opa inferiore a quello realmente corrisposto ai Malacalza.

La Consob. In mattinata, dall'Autorità filtra che sono in corso verifiche su Camfin e non è escluso che si concludano con la richiesta di alzare il prezzo dell'Opa. "Non c'è ad oggi da parte di Consob alcuna contestazione formale del prezzo dell'Opa su Camfin", rilevano ambienti vicini alla Commissione segnalando peraltro che "Sono tuttora in corso gli accertamenti avviati sull'operazione Camfin-Pirelli, che si concluderanno in tempi compatibili con l'Opa in fase di svolgimento". L'operazione termina, salvo proroghe, al 13 settembre.

La replica. "L'acquisto di azioni Camfin da parte di Lauro 61 e l'acquisto di azioni Pirelli da parte di Malacalza sono due operazioni separate". L'offerta di Camfin è stata "decisa a prescindere dall'adesione di Malacalza" e non vi è stato alcun "accordo per condizionarne il prezzo". E' quanto precisa invece Lauro 61 in una nota. Nel confermare di aver risposto a consob "con elementi fattuali che dimostrano al di là di ogni dubbio la correttezza dell'Opa sotto ogni profilo e l'assenza assoluta di qualsivoglia profilo di asserita criticità", Lauro 61 "ritiene che non si possa in alcun modo ipotizzare una modifica del prezzo d'offerta poichè non ne sussistono né i presupposti né le ragioni". Secondo i soci di Lauro il prezzo di 0,80 euro è stato fissato "in epoca non sospetta", cioè quando l'accordo con Malacalza (quello sui titoli Gpi e Camfin) non era ancora stato raggiunto: fin dall'inizio dunque, è la versione della cordata, l'operazione prevedeva l'acquisto di un pacchetto rilevante di Camfin e il lancio di un'Opa a quello stesso prezzo.

La nota di Lauro insiste poi sul tema della "totale" separazione delle operazioni Camfin (il riassetto con uscita dei Malacalza) e pirelli (l'ingresso dei genovesi nel gruppo degli pneumatici con quasi il 7%): i due deal "non hanno alcuna interdipendenza negoziale" si legge nella nota. "E' infatti inverosimile, oltre che priva di riscontri documentali, l'ipotesi che Mtp e Unicredit abbiano potuto obbligare gli organi decisionali di due soggetti come Allianz e Fonsai a cedere azioni Pirelli a un prezzo non ritenuto da loro congruo o vantaggioso - riporta il comunicato - la stessa Consob, del resto, riconosce che Allianz e Fonsai hanno agito autonomamente e secondo proprie valutazioni di convenienza economica e non certo quali interposti di Mtp e Unicredit".

Lauro definisce poi "non credibile" l'ipotesi che la Mtp e Unicredit abbiano potuto "imporre a tutti i soci del patto lo svincolo delle quote di Allianz e Fonsai" a meno di non credere che "tutti gli aderenti al patto siano eterodiretti e non autonomi nelle loro scelte". Tre gli argomenti avanzati dagli offerenti a sostegno del fatto che nessuna "anomalia" ci sia stata sull'operazione Allianz-Fonsai-Malacalza: il naturale "sconto" rispetto ai prezzi di Borsa delle operazioni concluse ai blocchi; la manifesta volontà di vendere da parte di Fondiaria e di Allianz; il fatto che nessun altro pattista abbia esercitato il diritto di prelazione sui titoli ceduti.