Economia

Bolloré lancia la sfida a Fourtou
Vuole il controllo di Vivendi

Il finanziere bretone, primo azionista della multinazionale francese, non condivide la strategia di rilancio della società e vuolte prenderne il comando. Stoppata la nomina del tedesco Rabe, numero uno di Bertelsmann

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PARIGI - Da un lato, Jean-René Fourtou, da più di dieci anni uomo forte di Vivendi, l'imprenditore che è riuscito a salvare il gruppo dopo le follie di Jean-Marie Messier; dall'altro, Vincent Bolloré, finanziere dai metodi spicci, poco incline a starsene buono come uno sleeping partner quando le cose non gli vanno a genio. La posta in gioco: il controllo di Vivendi e la sua strategia nell'universo quanto mai mobile dei media e delle telecomunicazioni. Bolloré si è opposto alla scelta del nuovo amministratore delegato (sarebbe dovuto essere il tedesco Thomas Rabe, numero uno di Bertelsmann) e per dimostrare la sua opposizione si è candidato in prima persona alla guida di Vivendi. Una dichiarazione di guerra da parte dell'uomo che con il 5 per cento del capitale è il primo azionista della società.

Bolloré non voleva Rabe per un motivo, a prima vista, un tantino d'altri tempi: un tedesco non poteva prendere la guida di un grande gruppo francese. In secondo luogo, trova che la strategia di rilancio di Vivendi stia andando avanti a rilento. Da qui lo scontro con Fourtou, che è sostenuto dal consiglio di sorveglianza: comunque vada, i due dovranno trovare un terreno di intesa.

Vivendi sta ricentrando la sua attività sui media, la Universal e Canal Plus, cioè musica, cinema e tv. La sua zavorra, al giorno d'oggi, si chiama Sfr, secondo operatore di telefonia mobile francese: da quando sul mercato è arrivato un quarto operatore, Free, tutto il settore è sottosopra. L'idea di una cessione è condivisa da tutti i soci, ma ci sono ritardi e intoppi nelle vendite delle filiali marocchina e brasiliana e cedere la Sfr a un prezzo conveniente è sempre più difficile. Non solo: l'ipotesi di un accordo con la rivale Bouygues Telecom per mutualizzare le reti potrebbe svalutare gli assets della Sfr e quindi rendere la sua dismissione ancor meno lucrativa per Vivendi. L'investimento di Bolloré nel gruppo ammonta a 1,1 miliardi e il finanziere bretone vuol quindi prendere le redini dell'azienda per valorizzarlo al massimo: la sua decisione ha già provocato il ritiro di Rabe.

Difficile dire adesso cosa potrebbe cambiare con l'arrivo di Bolloré alla guida operativa di Vivendi. La cessione della Sfr resta un problema al di là degli uomini. Probabilmente, solo il suo collocamento in Borsa sembra un'ipotesi realistica, anche se non mancano altre congetture: da una fusione con Bouygues Telecom (che difficilmente passerebbe l'esame dell'Antitrust) a una cessione a Vodafone, che nel 2011 ha venduto alla stessa Vivendi la sua quota di minoranza (43,9%) nella società francese: all'epoca, Fourtou considerava ancora irrinunciabile la presenza nella telefonia mobile. Oggi, tuttavia, la società britannica ha forse meno interesse a entrare su un mercato difficile come quello francese.

Al di là della strategia, sulla quale esiste un consenso di fondo, la vera posta in gioco è il potere all'interno del gruppo. Nell'immediato, Fourtou e Bolloré saranno probabilmente costretti a un compromesso, che dovrebbe durare fino al 2016, quando scadrà il mandato di Fourtou alla presidenza.