NEW YORK - Chrysler fa il primo passo formale per la quotazione in Borsa, da dove manca dal 1998. La casa automobilistica americana controllata dalla Fiat ha presentato alla Sec, la Consob americana, il documento S-1, che rappresenta l'avvio della procedura per lo sbarco a Wall Street. JPMorgan è capofila fra le banche per l'Initial public offering (Ipo) di Chrysler, valutata 100 milioni di dollari.
La scelta dell'Ipo era stata preannunciata pochi giorni fa dall'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, secondo il quale l'azienda arriverà in Borsa nel primo trimestre del prossimo anno. La quotazione è un atto che Fiat è tenuta a fare in quanto i sindacati hanno espresso la volontà di quotare il proprio pacchetto azionario.
Il numero delle azioni che saranno messe sul mercato e il prezzo offerto non sono stati stabiliti, ma Chrysler ha annunciato che il totale dell'offerta si aggirerà sui 100 milioni di dollari. "Il numero delle azioni da offrire e il range di prezzo non è ancora stato determinato. Le azioni vendute sono quelle del Veba (il fondo del sindacato United Auto Workers, ndr) che ha esercitato il diritto di registrazione", si legge in una nota. L'organizzazione ha registrato il 16,6% delle azioni.
Nella documentazione presentata alla Sec, 393 pagine, si legge, inoltre, che l'Ipo di Chrysler potrebbe ritardare o impedire l'integrazione con Fiat. Per la casa automobilistica americana al momento non sono prevedibili dividendi. Fiat ribadisce la volontà di salire al 100% di Chrysler dall'attuale 58,5%. Il Uaw controlla al momento il 41,5% della società.
Tra le altre cose, nella domanda Chrysler sottolinea che l'alleanza con Fiat "è stata fondamentale per la nostra trasformazione" e mette in rilievo i "benefici immediati e costanti" derivati dalla collaborazione col Lingotto. Anche per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo: rispetto al 2010 la spesa in questi settori è aumentata di oltre il 50% raggiungendo i 2,3 miliardi di dollari nel 2012 e sarebbe "stata significativamente più elevata, con meno garanzie di successo, se non avessimo avuto accesso alla tecnologia di Fiat e non ci fossimo impegnati in attività congiunte di sviluppo".
Sul piano generale, nella dossier si rileva che "il mercato dell'auto negli Usa è nel mezzo di quella che molti analisti considerano un periodo di ripresa sostenuta" e "noi ci attendiamo di beneficiare da questa crescita anticipata e senza sosta del mercato automobilistico americano". E ancora: "Chrysler dipende dall'alleanza con Fiat, e ogni sviluppo avverso in questa alleanza può avere effetti negativi per le nostre prospettive". anche perché l'alleanza con il Lingotto "ci espone indirettamente a rischi associati alle attività proprie di Fiat e alle sue condizioni finanziarie".
L'Ipo potrebbe aiutare a risolvere la disputa fra Fiat e il Veba sulla valutazione di Chrysler, determinando quanto Fiat dovrebbe versare per salire al 100%. Ma lo sbarco in Borsa potrebbe presentare dei rischi per il Uaw stesso: un flottante di solo il 16,6% potrebbe essere non visto di buon occhio dagli investitori, soprattutto perché si tratterebbe di un'Ipo che vede Marchionne contrario. A questo potrebbero aggiungersi perplessità nell'investire in una società in cui uno dei maggiori azionisti è il sindacato. E quelle per una quotazione separata di due società con uno stesso amministratore delegato, come nel caso di Renault Nissan.
La scelta dell'Ipo era stata preannunciata pochi giorni fa dall'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, secondo il quale l'azienda arriverà in Borsa nel primo trimestre del prossimo anno. La quotazione è un atto che Fiat è tenuta a fare in quanto i sindacati hanno espresso la volontà di quotare il proprio pacchetto azionario.
Il numero delle azioni che saranno messe sul mercato e il prezzo offerto non sono stati stabiliti, ma Chrysler ha annunciato che il totale dell'offerta si aggirerà sui 100 milioni di dollari. "Il numero delle azioni da offrire e il range di prezzo non è ancora stato determinato. Le azioni vendute sono quelle del Veba (il fondo del sindacato United Auto Workers, ndr) che ha esercitato il diritto di registrazione", si legge in una nota. L'organizzazione ha registrato il 16,6% delle azioni.
Nella documentazione presentata alla Sec, 393 pagine, si legge, inoltre, che l'Ipo di Chrysler potrebbe ritardare o impedire l'integrazione con Fiat. Per la casa automobilistica americana al momento non sono prevedibili dividendi. Fiat ribadisce la volontà di salire al 100% di Chrysler dall'attuale 58,5%. Il Uaw controlla al momento il 41,5% della società.
Tra le altre cose, nella domanda Chrysler sottolinea che l'alleanza con Fiat "è stata fondamentale per la nostra trasformazione" e mette in rilievo i "benefici immediati e costanti" derivati dalla collaborazione col Lingotto. Anche per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo: rispetto al 2010 la spesa in questi settori è aumentata di oltre il 50% raggiungendo i 2,3 miliardi di dollari nel 2012 e sarebbe "stata significativamente più elevata, con meno garanzie di successo, se non avessimo avuto accesso alla tecnologia di Fiat e non ci fossimo impegnati in attività congiunte di sviluppo".
Sul piano generale, nella dossier si rileva che "il mercato dell'auto negli Usa è nel mezzo di quella che molti analisti considerano un periodo di ripresa sostenuta" e "noi ci attendiamo di beneficiare da questa crescita anticipata e senza sosta del mercato automobilistico americano". E ancora: "Chrysler dipende dall'alleanza con Fiat, e ogni sviluppo avverso in questa alleanza può avere effetti negativi per le nostre prospettive". anche perché l'alleanza con il Lingotto "ci espone indirettamente a rischi associati alle attività proprie di Fiat e alle sue condizioni finanziarie".
L'Ipo potrebbe aiutare a risolvere la disputa fra Fiat e il Veba sulla valutazione di Chrysler, determinando quanto Fiat dovrebbe versare per salire al 100%. Ma lo sbarco in Borsa potrebbe presentare dei rischi per il Uaw stesso: un flottante di solo il 16,6% potrebbe essere non visto di buon occhio dagli investitori, soprattutto perché si tratterebbe di un'Ipo che vede Marchionne contrario. A questo potrebbero aggiungersi perplessità nell'investire in una società in cui uno dei maggiori azionisti è il sindacato. E quelle per una quotazione separata di due società con uno stesso amministratore delegato, come nel caso di Renault Nissan.