MILANO - I casi d'insolvenza raddoppiati negli ultimi due anni in Europa devono portare per forza di cose al centro del dibattito degli operatori economici il tema della Ristrutturazione delle imprese in crisi. Argomento affrontato nella prima conferenza annuale sul tema, organizzata Global Restructuring Organization, con EY e lo Studio Legale Tullio & Partners nelle vesti di sponsor dell'evento e con il patrocinio dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
A Modena, sono sono intervenuti professionisti italiani ed americani per elaborare proposte che possano sia orientare il legislatore per le future evoluzioni normative sia consolidare prassi esecutive che riducano i tempi e migliorino l'efficacia del processo di ristrutturazione aziendale.
"La realizzabilità di un Piano Industriale di Ristrutturazione nasce oltre che dall'analisi dei dati storici e delle ipotesi previsionali, dalla fattibilità delle azioni ristrutturative", spiega Maurizio Piglione, partner EY responsabile del Corporate Restructuring per l'Italia. "Tutto ciò è basato sulla credibilità del management e sulle previsioni di cassa. Inoltre la sua finanziabilità è legata a una trasparente comunicazione ai creditori e agli stakeholder e alla focalizzazione sulle azioni manageriali e alla gestione della cassa". Piglione conclude: "Importante è anche che la governance dell'azienda possa garantire un adeguato rigore e controllo dell'effettiva realizzazione del piano. Occorre quindi orientrare le risorse dell'azienda sui nuovi obbiettivi che includano marcate discontinuità gestionali. L'elemento chiave è il rigore, da applicarsi in quattro direzioni: nella gestione della cassa, nelle azioni ristrutturative, nella loro misurabilità e nella comunicazione trasparente con creditori e stakeholder".
"Il problema diffuso in Italia e in molti Paesi europei, dove la legislazione non conosce procedure di allerta e prevenzione dello stato di crisi, è la tendenza dell'imprenditore a non far emerger tempestivamente la crisi, pregiudicando così la possibilità di risanamento dell'impresa", aggiunge il professor Antonio Tullio dello studio legale Tullio&Partners. "A ciò si aggiunga il problema del 'credit crunch concorsuale', vale a dire la difficoltà per l'impresa, che pur presenta un valido piano di risanamento, di ottenere credito dal sistema bancario a causa anche dei vincoli imposti dagli accordi di Basilea. I casi d’insolvenza in Europa negli ultimi due anni si sono moltiplicati. Ci siamo quindi proposti di comparare le diverse esperienze e di valutare con i massimi esperti mondiali della materia, i problemi che si trova ad affrontare un’impresa in crisi, al fine di proporre soluzioni da sottoporre anche alle diverse authority e ai Legislatori".
A Modena, sono sono intervenuti professionisti italiani ed americani per elaborare proposte che possano sia orientare il legislatore per le future evoluzioni normative sia consolidare prassi esecutive che riducano i tempi e migliorino l'efficacia del processo di ristrutturazione aziendale.
"La realizzabilità di un Piano Industriale di Ristrutturazione nasce oltre che dall'analisi dei dati storici e delle ipotesi previsionali, dalla fattibilità delle azioni ristrutturative", spiega Maurizio Piglione, partner EY responsabile del Corporate Restructuring per l'Italia. "Tutto ciò è basato sulla credibilità del management e sulle previsioni di cassa. Inoltre la sua finanziabilità è legata a una trasparente comunicazione ai creditori e agli stakeholder e alla focalizzazione sulle azioni manageriali e alla gestione della cassa". Piglione conclude: "Importante è anche che la governance dell'azienda possa garantire un adeguato rigore e controllo dell'effettiva realizzazione del piano. Occorre quindi orientrare le risorse dell'azienda sui nuovi obbiettivi che includano marcate discontinuità gestionali. L'elemento chiave è il rigore, da applicarsi in quattro direzioni: nella gestione della cassa, nelle azioni ristrutturative, nella loro misurabilità e nella comunicazione trasparente con creditori e stakeholder".
"Il problema diffuso in Italia e in molti Paesi europei, dove la legislazione non conosce procedure di allerta e prevenzione dello stato di crisi, è la tendenza dell'imprenditore a non far emerger tempestivamente la crisi, pregiudicando così la possibilità di risanamento dell'impresa", aggiunge il professor Antonio Tullio dello studio legale Tullio&Partners. "A ciò si aggiunga il problema del 'credit crunch concorsuale', vale a dire la difficoltà per l'impresa, che pur presenta un valido piano di risanamento, di ottenere credito dal sistema bancario a causa anche dei vincoli imposti dagli accordi di Basilea. I casi d’insolvenza in Europa negli ultimi due anni si sono moltiplicati. Ci siamo quindi proposti di comparare le diverse esperienze e di valutare con i massimi esperti mondiali della materia, i problemi che si trova ad affrontare un’impresa in crisi, al fine di proporre soluzioni da sottoporre anche alle diverse authority e ai Legislatori".