MILANO - Gli Stati Uniti rilanciano i conti di McDonald's che nel terzo trimestre dell'anno ha battuto le stime del mercato con una crescita dei profitti del 4,6%. Le vendite americane hanno contribuito a bilanciare la debolezza in Asia e nella regione del Pacifico. Il colosso dei fast food, che aveva avvisato a inizio anno che i risultati sarebbero stati penalizzati dalla debolezza dell'economia globale, ha puntato su aggressive operazioni di marketing e sulla promozione di prodotti meno costosi, come il "dollar menu".
Nei tre mesi la società ha riportato profitti per 1,52 miliardi di dollari, 1,52 dollari per azione, contro gli 1,46 miliardi, 1,43 dollari per azione dello stesso periodo dell'anno scorso. Il fatturato è salito del 2,4% a 7,32 miliardi di dollari. Gli analisti attendevano un utile di 1,51 dollari per azione, su un fatturato di 7,34 miliardi.
Da segnalare che le vendite nei ristoranti aperti da almeno un anno sono cresciute dello 0,9%, in particolare +0,7% negli Stati Uniti e +0,2% in Europa, con buoni risultati in Francia, Gran Bretagna e Russia e una performance più appannata in Germania. E' stato invece registrato un ribasso dell'1,4% nella regione Asia/Pacifico, Medio Oriente e Africa, fatto che riflette la debolezza in Cina, Giappone e Australia dove, secondo la società, "il contesto continua a essere problematico".
Nei tre mesi la società ha riportato profitti per 1,52 miliardi di dollari, 1,52 dollari per azione, contro gli 1,46 miliardi, 1,43 dollari per azione dello stesso periodo dell'anno scorso. Il fatturato è salito del 2,4% a 7,32 miliardi di dollari. Gli analisti attendevano un utile di 1,51 dollari per azione, su un fatturato di 7,34 miliardi.
Da segnalare che le vendite nei ristoranti aperti da almeno un anno sono cresciute dello 0,9%, in particolare +0,7% negli Stati Uniti e +0,2% in Europa, con buoni risultati in Francia, Gran Bretagna e Russia e una performance più appannata in Germania. E' stato invece registrato un ribasso dell'1,4% nella regione Asia/Pacifico, Medio Oriente e Africa, fatto che riflette la debolezza in Cina, Giappone e Australia dove, secondo la società, "il contesto continua a essere problematico".