Economia

Cameron strizza l'occhio
alla finanza islamica

Pronta un'emissione del Tesoro britannico destinata agli investitori islamici: i sukuk, paragonabili ai bond, rispettano i dettami della Sharia

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MILANO - La Gran Bretagna punta a diventare il primo Paese occidentale a emettere 'sukuk' sovrani, ovvero titoli di Stato che siano conformi alla Sharia (e che non prevedano quindi, ad esempio, tassi di interesse). Lo ha affermato il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, in un articolo apparso sul Financial Times. Secondo quanto aggiunge il Wsj, lo stesso premier David Cameron potrebbe annunciare a breve il via libera all'operazione, che potrebbe concretizzarsi all'inizio del prossimo anno.

Londra, che punta a contendere alla Malesia e ai paesi del Medio Oriente la palma di principale hub della finanza islamica, inizierà con un'emissione di bond da 200 milioni di sterline l'anno prossimo, concretizzando così un piano annunciato cinque anni fa. I destinatari dell'operazione sono le sei banche islamiche attive nel Paese. La finanza islamica si caratterizza soprattutto per non ammettere i tassi di interesse. Nei sukuk il ritorno è garantito con un pagamento fisso che si basa sui profitti generati dal sottostante. E' molto frequente che questi titoli siano legati a specifici progetti da finanziare, percui i sottoscrittori del sukuk sono in realtà possessori di una quota parte del debito necessario per realizzare quel progetto.

La Turchia è stato il primo Stato europeo a emettere un sukuk, nel settembre scorso. Alcune compagnie inglesi, come Tesco o Hsbc, lo hanno fatto attraverso delle affiliate che operano nel Medioriente o nel Sudest asiatico. Quest'anno, l'ammontare complessivo di questo particolare tipo di titoli ha raggiunto i 27 miliardi di dollari, ma ha riportato un calo considerevole (del 40% secondo Dealogic) rispetto all'anno passato.

L'interesse inglese per l'argomento è testimoniato anche dal fatto che il Lse, il gestore della Borsa di Londra che controlla anche Piazza Affari, ha un piano per lanciare un indice islamico, che permetta agli investitori di riconoscere facilmente le società che operano seguendo i dettami della legge islamica.

Claudia Segre, segretario generale dell'Assiom Forex, ricorda infatti che "da quando nel 2006 l'ex premier Gordon Brown annunciò un piano di incentivi allo sviluppo della finanza islamica nella piazza finanziaria londinese, la City era già accreditata come il principale centro di investimenti islamici al di fuori del mondo musulmano".

Ma Segre sottolinea che l'accrescere del giro d'affari non cancella i problemi "mai risolti e cioè la mancanza di uno Sharia Board Globale ed una quantificazione delle effettive potenzialità del business rappresentato dalla Finanza Islamica in Europa, che non ha mancato di strizzare l'occhio anche al Lussemburgo, ove sono attivi da anni una quindicina di fondi comuni di investimento legati allo stesso settore". L'invito è "a guardare ai mercati finanziari islamici nella loro globalità", perché considerando che i "flussi commerciali, le attività di M&A e joint venture dei fondi sovrani e le partecipazioni dei Paesi del Golfo in Europa sono di portata ben maggiore dei contratti 'sharia compliant' nello specifico, che per ora ne rappresentano solo una piccolissima percentuale rispetto al business più ampio".