MILANO - Eni balza in avvio di seduta a Piazza Affari (segui in diretta) dopo aver annunciato di aver chiuso il terzo trimestre dell'anno con un utile netto adjusted di 1,17 miliardi, in calo del 29,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e con un ebit adjusted a 3,44 miliardi (-15,7%). Lo ha comunicato il gruppo precisando che i valori sono calcolati escludendo il contributo di Snam. Nei 9 mesi l'utile netto adjusted è sceso del 41% a 3,13 miliardi e l'utile operativo adjusted del 35,2% a 9,1 miliardi. I risultati sono superiori alle attese del consensus raccolto dall'agenzia Radiocor, ma per l'intero 2013 preoccupano i livelli di produzione legati ai fattori geopolitici. Il Cane a Sei Zampe scrive infatti che il livello di produzione di idrocarburi su base annua "è previsto in calo rispetto al consuntivo 2012 a causa dell'impatto dei fattori geopolitici, in particolare in Nigeria e Libia". Anche le vendite di gas sono previste in flessione rispetto al 2012 "per effetto principalmente della cessione di Galp e dell'utilizzo della flessibilità ottenuta dalla rinegoziazione dei contratti di approvvigionamento long-term". Guardando al terzo trimestre, le vendite di gas sono scese del 5,8%, ma l'Italia hanno evidenziato un leggero aumento (+2,9%).
Commentando i dati, il numero uno Paolo Scaroni ha sottolineto gli importanti "successi esplorativi" del periodo, che insieme ad altre operazioni "consolidano la nostra redditività in un trimestre che ha risentito ancora delle difficili condizioni dei mercati europei del mid e downstream, delle riduzioni straordinarie delle produzioni in Nigeria e Libia e dell'apprezzamento dell'euro. Considerata la natura temporanea di questi fattori e la solidità del nostro business, avvieremo il programma di buy back", ha concluso.
A livello di utile operativo, segnala il gruppo, il peggioramento ha interessato tutti i settori di business di Eni ad eccezione di Versalis: la divisione exploration & production (419 milioni, pari al 9,7%) a causa dell'apprezzamento dell'euro e di interruzioni straordinarie della produzione, le divisioni r&m e g&p che hanno accusato rispettivamente maggiori perdite di 113 milioni e 52 milioni per effetto del continuo deterioramento dei prezzi e dei margini di vendita in un contesto di contrazione della domanda, eccesso di scorte ed elevata pressione competitiva; infine il settore ingegneria & costruzioni con un calo del 38,5% degli utili dovuto al rallentamento dell'attività. Va evidenziato che la performance di gas & power riflette solo in parte i benefici attesi dalle rinegoziazioni dei contratti long-term, alcune delle quali sono tuttora in corso con il conseguente rinvio della rilevazione contabile dei relativi proventi.
L'utile netto di competenza di Eni nel terzo trimestre 2013 è aumentato a 3,99 miliardi, +61,9% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Ha spinto il dato, in maniera straordinaria, la plusvalenza di 3 miliardi registrata sulla cessione del 28,57% di Eni East Africa, la società titolare del 70% dei diritti del mega-giacimento in Mozambito, ai cinesi di China National Petroleum Corporation. "Tale beneficio", spiega Eni, "è stato in parte compensato dalla flessione dell'utile operativo e da altre variazioni". Nei nove mesi l'utile netto è diminuito del 5,8% a 5,81 miliardi.
Grazie alla vendita in Mozambico e ai flussi di cassa, l'azienda petrolifera è riuscita a ridurre l'indebitamento finanziario netto a 15,146 miliardi (-365 milioni rispetto al 31 dicembre 2012 su cui ha inciso una minore fattorizzazione di crediti commerciali con scadenza nei successivi reporting period). Nei nove mesi 2013 il flusso di cassa netto da attività operativa è stato di 7,79 miliardi e le dismissioni sono state di 6 miliardi, includendo oltre al Mozambico anche lo smobilizzo delle partecipazioni finanziarie Snam (1,459 miliardi) e Galp (810 milioni). Al 30 settembre 2013 il leverage - rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi - risulta così allo 0,24, in diminuzione rispetto sia allo 0,25 del 31 dicembre 2012 sia al valore di 0,27 registrato al 30 giugno 2013.
Commentando i dati, il numero uno Paolo Scaroni ha sottolineto gli importanti "successi esplorativi" del periodo, che insieme ad altre operazioni "consolidano la nostra redditività in un trimestre che ha risentito ancora delle difficili condizioni dei mercati europei del mid e downstream, delle riduzioni straordinarie delle produzioni in Nigeria e Libia e dell'apprezzamento dell'euro. Considerata la natura temporanea di questi fattori e la solidità del nostro business, avvieremo il programma di buy back", ha concluso.
A livello di utile operativo, segnala il gruppo, il peggioramento ha interessato tutti i settori di business di Eni ad eccezione di Versalis: la divisione exploration & production (419 milioni, pari al 9,7%) a causa dell'apprezzamento dell'euro e di interruzioni straordinarie della produzione, le divisioni r&m e g&p che hanno accusato rispettivamente maggiori perdite di 113 milioni e 52 milioni per effetto del continuo deterioramento dei prezzi e dei margini di vendita in un contesto di contrazione della domanda, eccesso di scorte ed elevata pressione competitiva; infine il settore ingegneria & costruzioni con un calo del 38,5% degli utili dovuto al rallentamento dell'attività. Va evidenziato che la performance di gas & power riflette solo in parte i benefici attesi dalle rinegoziazioni dei contratti long-term, alcune delle quali sono tuttora in corso con il conseguente rinvio della rilevazione contabile dei relativi proventi.
L'utile netto di competenza di Eni nel terzo trimestre 2013 è aumentato a 3,99 miliardi, +61,9% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Ha spinto il dato, in maniera straordinaria, la plusvalenza di 3 miliardi registrata sulla cessione del 28,57% di Eni East Africa, la società titolare del 70% dei diritti del mega-giacimento in Mozambito, ai cinesi di China National Petroleum Corporation. "Tale beneficio", spiega Eni, "è stato in parte compensato dalla flessione dell'utile operativo e da altre variazioni". Nei nove mesi l'utile netto è diminuito del 5,8% a 5,81 miliardi.
Grazie alla vendita in Mozambico e ai flussi di cassa, l'azienda petrolifera è riuscita a ridurre l'indebitamento finanziario netto a 15,146 miliardi (-365 milioni rispetto al 31 dicembre 2012 su cui ha inciso una minore fattorizzazione di crediti commerciali con scadenza nei successivi reporting period). Nei nove mesi 2013 il flusso di cassa netto da attività operativa è stato di 7,79 miliardi e le dismissioni sono state di 6 miliardi, includendo oltre al Mozambico anche lo smobilizzo delle partecipazioni finanziarie Snam (1,459 miliardi) e Galp (810 milioni). Al 30 settembre 2013 il leverage - rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi - risulta così allo 0,24, in diminuzione rispetto sia allo 0,25 del 31 dicembre 2012 sia al valore di 0,27 registrato al 30 giugno 2013.