Economia

L'assemblea di Seat converte i crediti in azioni, via azione di responsabilità

Via libera all'operazione che di fatto azzera le quote degli attuali soci. Se nella riunione del prossimo 15 luglio arrivasse anche l'ok delle banche, i creditori avrebbero il 99,75% della società. Entro fine anno via all'aumento di capitale per il salvataggio

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MILANO - Un'assemblea fiume per Seat, che alla fine ha dato un sofferto (e pieno di polemiche) ma quasi plebiscitario sì alla conversione dei crediti in azioni, con il conseguente quasi azzeramento delle quote azionarie dei soci attuali. I favorevoli sono stati circa il 95% dei presenti, pari al 36,7% del capitale ordinario di Seat. Le altre misure prese sono state il raggruppamento delle azioni (100 vecchie per una nuova) e l'emissione di warrant riservati ai partecipanti all'assemblea, pari al 5% della società post conversione dei crediti (esercitabili dal 2016).

L'elemento di sorpresa è stata proprio la fortissima partecipazione alla parte straordinaria dell'assemblea: anche grazie all'opera di raccolta deleghe fatta dalla società, si è arrivati ad avere in sala il 36,7% del  capitale ordinario, una percentuale altissima per una societá che ha un solo socio sopra il 2%, Giovanni Cagnoli, con il 3,31%. Presenti in sala, fisicamente, poco più di 130 persone, ma con le deleghe i soci presenti erano pari a quasi 4.000. Talmente tanti che le macchinette di televoter predisposte dalla società non sono state sufficienti e si è dovuto votare con una procedura mista.

A questo punto le misure approvate dai soci dovranno essere approvate dall'assemblea dei creditori, banche e obbligazionisti, che in cambio del loro miliardo e mezzo di crediti avranno il 99,75% della società. La decisione verrà presa nella riunione del 15 luglio: se anche da loro arriverà il sì e il tribunale omologherà l'intero piano di salvataggio, si passerà all'aumento di capitale riservato ai creditori. Ragionevolmente, entro fine anno (entro quattro mesi dopo l'omologa).

Nella parte "ordinaria" dell'assemblea è poi arrivato il via libera all'azione di responsabilità verso i precedenti manager, spesso espressione dei fondi di private equity protagonisti del leveraged buy out che nel 2003 hanno gravato sulle spalle di Seat un debito di 3,6 miliardi. Il riferimento è ad alcuni ex amministratori che hanno guidato la società nel periodo 2003-2012 e la richiesta danni ammonta a circa 2,4 miliardi di euro. Sono quattro le situazioni critiche che il management attuale ha messo nel mirino: la distribuzione del maxi-dividendo ai fondi di investimento Cvc, Permira, Investitori Associati e Bc Partners, la minusvalenza realizzata sul dossier Wlw, l'emissione di prestiti obbligazionari emessi nel 2010 e la ristrutturazione del debito nel periodo 2011-2012.