Economia

Volkswagen e Bmw, la Germania che osa e vince

Entrambe le aziende aumentano ancora le vendite: per la casa guidata da Winterkorn ormai è vicino il traguardo di 10 milioni di auto, ma la strategia non è superare Toyota bensì diventare leader assoluti della qualità. Per le auto premium nuovo massimo storico di immatricolazioni, profitti a 5,34 miliardi

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BERLINO - Who dares wins, chi osa vince, sui mercati mondiali dell'auto come secondo il motto del leggendario Special air service, il corpo speciale di Sua Maestà Britannica. Osando con fortissimi investimenti nei contenuti tecnologici e con il continuo lancio di nuovi modelli in ogni segmento della gamma, Volkswagen Group e Bmw - il primo gruppo europeo dell'auto e il numero uno mondiale del premium - hanno potuto permettersi di presentare ieri cifre da record storico. Calano gli utili a causa delle difficoltà del mercato soprattutto europeo, ma non le vendite. Entrambe le aziende, due simboli del made in Germany, sono in crescita solida a ritmi superiori alle previsioni.

"Abbiamo buone possibilità di vendere un totale di oltre dieci milioni di veicoli in tutto il mondo già quest'anno, cioè con quattro anni d'anticipo rispetto ai nostri obiettivi originari", ha detto l'ad di Volkswagen group, Martin Winterkorn, nella conferenza stampa di bilancio annuale tenutasi stamane nella suggestiva cornice dell'ex aeroporto di Tempelhof, lo scalo nel cuore di Berlino che fu il capolinea del ponte aereo con cui nell'immediato dopoguerra i piloti degli aerei da trasporto americani e britannici, trasportando di tutto dal cibo al carbone, dai quaderni alle medicine, salvarono la città dal blocco con cui Stalin tentò di prenderla per fame.

Nel 2013, presi insieme tutti i suoi marchi auto, Volkswagen ha venduto 9,73 milioni di auto. Deve dunque puntare a un'ulteriore crescita del 3 per cento delle vendite per arrivare a quota dieci milioni. I nostri obiettivi per l'anno in corso sono realistici, pragmatici, hanno detto Winterkorn e il responsabile finanziario Hans-Dieter Poetsch. I problemi in molti paesi europei e latinoamericani e in altre nuove potenze pesano su tutti: infatti mentre il profitto operativo ha raggiunto un record di 11,7 miliardi, gli utili al netto delle tasse sono caduti dai 21,9 miliardi del 2012 a 9,1 dell'anno scorso. C'è comunque da tenere in conto che nel 2012 il pieno assorbimento di Porsche aveva sensibilmente aumentato le entrate.

Quel che conta, è l'aumento delle vendite, del 4,9 per cento l'anno scorso. E secondo ma non ultimo: i dati sulle vendite relativi solo a gennaio e febbraio 2014 indicano che il gruppo marcia spedito nella direzione giusta, avendo consegnato in tutto il mondo 1.467mila veicoli, poco meno di quanto altri produttori di massa europei riescono a vendere in un anno intero. E' un aumento del 4,7 per cento rispetto ai primi due mesi del 2013.

L'obiettivo resta di divenire numero uno mondiale nel 2018, ma la cosa più importante, ha spiegato Winterkorn, non è sorpassare la Toyota per numero di auto prodotte e vendute, bensì divenire number one incontrastato sul piano della qualità: qualità dell'innovazione tecnologica, qualità del prodotto con tolleranza zero verso ogni difetto, qualità del lavoro e del rapporto tra l'azienda e i dipendenti, "i dipendenti che sono il nostro vero tesoro, e che da 572mila attuali, con le 23mila assunzioni dell'anno scorso, saliranno a circa seicentomila nel 2018", ha annunciato Winterkorn insieme alla conferma del premio di produzione: 6200 a ciascuno. Rese pubbliche per la prima volta le cifre su vendite e utili in Cina: un profitto operativo di 4,3 miliardi di euro, un aumento del 17 per cento rispetto al 2012 e un terzo abbondante del profitto operativo totale.

Per quest'anno e per il 2015, Vw con tutti i suoi marchi (Volkswagen, Audi, Skoda, Seat, Porsche, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Volkswagen veicoli industriali, Scania, MAN e Ducati) vuole lanciare un'offensiva su tutti i mercati con ben cento nuovi modelli. Simbolo strategico è la Golf elettrica: l'auto più famosa e venduta nel mondo ora diventa anche a emissioni zero, sfidando la Nissan Leaf nella produzione di massa. E la produzione della Golf farà da banco di prova della strategia "per pensare all'auto di dopodomani": piattaforme comuni per diversi modelli, e per ogni modello motori benzina, diesel, a gas, elettrici puri o ibridi. Un altro punto di forza della strategia di Wolfsburg: intensificare ancor di più i rapporti già fitti con molte delle migliori università del mondo, da Oxford al Mit, da Stanford a Monaco.

Aria di successi storici anche alla BMW: le vendite nel 2013 sono aumentate del 6,4 per cento a 1milione964mila auto dei tre marchi (BMW, Mini, Rolls Royce), un massimo storico, il profitto netto è salito del 4,5 per cento a 5,34 miliardi di euro. "Con questo quarto anno consecutivo di nuovi dati-record il gruppo ha continuato in una forte performance nonostante la sfida del contesto economico generale", ha detto il ceo Norbert Reithofer. Insomma, l'auto made in Germany corre. Investendo in qualità e tecnologie, e con una ricetta segreta, spiegata da Winterkorn in conferenza stampa: "Non crediamo che spettacolari misure di tagli siano utili".