MILANO - Un avvertimento al governo italiano, sapendo che la sua voce arriverà anche ai piani alti di Bruxelles. Per Paolo Scaroni, il numero uno dell'Eni, in corsa per il suo quarto mandato da amministratore delegato, l'Europa dovrebbe muoversi con più cautela e non minacciare ritorsioni economiche. O bloccare opere di rilevanza transnazionale.
Questo, per l'italia, vorrebbe dire perdere il ricco contratto per al costruzione del South Stream, il gasdotto che porterà il gas siberiano nei paesi dell'eurozona a partire dal 2015 passando sul fondo del Mar Nero. Una mega-opera da dieci miliardi di euro, di cui i primi due finiranno nelle casse di Saipem, guarda caso la società di ingegneria controllata proprio da Eni. E a cui il consorzio guidato dai russi di Gazprom, in alleanza con i francesi di Edf, i tedeschi di Wintersfall e la stessa Eni soltanto la settimana scorsa hanno assegnato la realizzazione della prima delle quattro linee previsti. Con l'incarico di aprire il gasdotto al trasporto di metano per la fine del 2015.
Ma con la crisi in atto e la minaccia di sanzioni alla Russia cosa potrebbe accadere? Scaroni, rivolto ai membri della Commissione Attività produttive della Camera, ha fatto professione di pessimismo: "Il futuro del gasdotto South Stream lo vedo piuttosto fosco perchè la crisi russo-ucraina metterà a rischio le autorizzazioni necessarie dell'Ue; non so se si farà". E sarebbe un peccato, ha proseguito il manager vicentino, visto che Saipem "ha già costruito il Blue Stream" (l'altro gasdotto che passa sotto il mar nero e arriva in Turchia) ed è "l'unica società al mondo che ha nave adatta per posizionare tubi a quelle profondità",
Ma il Southstream non è l'unico problema sorto con la crisi Ucraina. L'Eni, dopo aver concluso anche con i norvegesi di Statoil a un prezzo "adeguato al mercato", si prepara infatti a riprendere una girandola di rinegoziazioni dei contratti take or pay che riguarda anche la russa Gazprom: "Il momento non è dei migliori per andare a Mosca a trattare, ma prima o poi lo faremo", ha riconosciuto.
Nessun problema per l'Italia, invece, per l'approvvigionamento di gas: l'ad del gruppo petrolifero ha infatti di nuovo rassicurato, ricordando che "solo il 30% dei nostri consumi di gas proviene dalla Russia e quindi potremmo anche vivere senza". Certo, ha tuttavia avvertito, non possiamo fare a meno contemporaneamente anche di un'altra fonte, come l'Algeria o la Libia. E comunque, ora che si va verso l'estate, il problema non si pone proprio.
Questo, per l'italia, vorrebbe dire perdere il ricco contratto per al costruzione del South Stream, il gasdotto che porterà il gas siberiano nei paesi dell'eurozona a partire dal 2015 passando sul fondo del Mar Nero. Una mega-opera da dieci miliardi di euro, di cui i primi due finiranno nelle casse di Saipem, guarda caso la società di ingegneria controllata proprio da Eni. E a cui il consorzio guidato dai russi di Gazprom, in alleanza con i francesi di Edf, i tedeschi di Wintersfall e la stessa Eni soltanto la settimana scorsa hanno assegnato la realizzazione della prima delle quattro linee previsti. Con l'incarico di aprire il gasdotto al trasporto di metano per la fine del 2015.
Ma con la crisi in atto e la minaccia di sanzioni alla Russia cosa potrebbe accadere? Scaroni, rivolto ai membri della Commissione Attività produttive della Camera, ha fatto professione di pessimismo: "Il futuro del gasdotto South Stream lo vedo piuttosto fosco perchè la crisi russo-ucraina metterà a rischio le autorizzazioni necessarie dell'Ue; non so se si farà". E sarebbe un peccato, ha proseguito il manager vicentino, visto che Saipem "ha già costruito il Blue Stream" (l'altro gasdotto che passa sotto il mar nero e arriva in Turchia) ed è "l'unica società al mondo che ha nave adatta per posizionare tubi a quelle profondità",
Ma il Southstream non è l'unico problema sorto con la crisi Ucraina. L'Eni, dopo aver concluso anche con i norvegesi di Statoil a un prezzo "adeguato al mercato", si prepara infatti a riprendere una girandola di rinegoziazioni dei contratti take or pay che riguarda anche la russa Gazprom: "Il momento non è dei migliori per andare a Mosca a trattare, ma prima o poi lo faremo", ha riconosciuto.
Nessun problema per l'Italia, invece, per l'approvvigionamento di gas: l'ad del gruppo petrolifero ha infatti di nuovo rassicurato, ricordando che "solo il 30% dei nostri consumi di gas proviene dalla Russia e quindi potremmo anche vivere senza". Certo, ha tuttavia avvertito, non possiamo fare a meno contemporaneamente anche di un'altra fonte, come l'Algeria o la Libia. E comunque, ora che si va verso l'estate, il problema non si pone proprio.