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I compensi dei super manager di Stato:
65 milioni in 8 anni da Eni, Enel e Terna

Paolo Scaroni, Fulvio Conti e Flavio Cattaneo sono le tre punte delle società quotate in Borsa e partecipate dallo Stato. I tre manager sono in sella da tre mandati e puntano alla riconferma con il governo Renzi. Ma anche fuori da Piazza Affari, dalle Poste alla Cdp, non mancano i super stipendi. Per non parlare delle poltrone di presidenti
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MILANO - In otto anni hanno guadagnato complessivamente 65,3 milioni. Uno stipendio che va diviso per tre: sono i manager che guidano ininterrottamente dal 2005 i tre colossi di stato: Eni, Enel e Terna. Tre manager in sella da tre mandati, pronti a farsi nominare dal governo Renzi per un quarto turno. Tutto fa pensare che se andasse come nei loro desideri, dovranno accettare una sforbiciata consistente ai loro compensi, vista la campagna di spending review nelle partecipate statale avviata dal premier Matteo Renzi. Ma è possibile capire se simili cifre sono state ben spese, ovvero sei i risultati sono stati all'altezza degli stipendi milionari? E questo può essere un criterio nelle scelte ora che si va verso il rinnovo con le prossime assemblee di primavera?

Eni. Nel primo gruppo italiano per capitalizzazione di Borsa (da quando le banche sono entrate in crisi) la poltrona di amministratore delegato è occupata da Paolo Scaroni, manager vicentino già alla gu…
MILANO - In otto anni hanno guadagnato complessivamente 65,3 milioni. Uno stipendio che va diviso per tre: sono i manager che guidano ininterrottamente dal 2005 i tre colossi di stato: Eni, Enel e Terna. Tre manager in sella da tre mandati, pronti a farsi nominare dal governo Renzi per un quarto turno. Tutto fa pensare che se andasse come nei loro desideri, dovranno accettare una sforbiciata consistente ai loro compensi, vista la campagna di spending review nelle partecipate statale avviata dal premier Matteo Renzi. Ma è possibile capire se simili cifre sono state ben spese, ovvero sei i risultati sono stati all'altezza degli stipendi milionari? E questo può essere un criterio nelle scelte ora che si va verso il rinnovo con le prossime assemblee di primavera?

Eni. Nel primo gruppo italiano per capitalizzazione di Borsa (da quando le banche sono entrate in crisi) la poltrona di amministratore delegato è occupata da Paolo Scaroni, manager vicentino già alla guida di Enel e prima ancora coinvolto in una inchiesta per tangenti, avendone pagate per ottenere appalti proprio da Enel, quando era un dirigente del gruppo Techint. Dal 2005 al 2012 Scaroni ha ricevuto compensi per un totale che ha raggiunto i 29 milioni. Il bilancio del 2013, l'ultimo approvato, segna un utile netto di 5,2 miliardi; meno di quelli che Scaroni ha trovato scritti nei libri del 2005, quando è arrivato (8,8 miliardi), nonostante la crescita del prezzo del greggio. La parte fissa del suo stipendio è sempre rimasta ferma a 1,4 milioni all'anno, cui va aggiunta una parte variabile a seconda degli obiettivi raggiunti. E i risultati? Dal 2005 a oggi il titolo Eni ha perso circa il 18 per cento, meglio dell'indice principale di Piazza Affari, sceso del 40 per cento. Gli utili dello stesso periodo sono stati invece 69 miliardi, di cui 42 miliardi andati agli azionisti.

Enel. Tra stipendio fisso, bonus sui risultati e stock options l'amministratore delegato Fulvio Conti ha messo in tasca circa 25 milioni di euro dal 2005. Enel è la società che più ha perso in termini di capitalizzazione di Borsa in seguito al crollo della domanda di energia in Italia e Spagna (i due paesi che danno il maggior contributo in termini di fatturato). Dal 2005 la capitalizzazione è scesa di un terzo. I dividendi agli azionisti sono stati 26 miliardi. Dalla sua ha l'operazione Endesa, che ha portato la società a 85 miliardi di ricavi, dai 33 del 2005. Da tener presente che nel corso del 2013, Conti si è ridotto il compenso di circa il 65 per cento, circa 1,5 milioni. Gli utili sono passati dai 3,8 miliardi del 2005 agli 865 milioni del 2012.

Terna. Per l'ad Flavio Cattaneo, anche lui al terzo mandato, gli stipendi di otto anni si sono fermati a 11,2 milioni. Partiva però da una quota di partenza più bassa: 250mila euro. Il suo compenso è poi salito fino a raggiungere gli attuali 2,4 milioni. Al conto ci sono da aggiungere 2,5 milioni di stock option maturate nel 2011. Da quando l'ex direttore generale della Rai è al comando, Terna ha quasi raddoppiato la capitalizzazione di Borsa (ora vale circa 7,3 miliardi), mentre i dividendi sono stati circa 3 miliardi. Tra il 2005 e il 2012, gli utili sono passati da 298 a 464 milioni.

Finmeccanica, Poste e le altre. Il gruppo Finmeccanca, in seguito a una serie di inchieste giudiziarie, ha avuto tre amministratori delegati tra il 2005 e il 2012. Attualmente in carica c'è Alessandro Pansa, il cui compenso è in linea con quanto percepito, per esempio dal numero uno di Fs, Mauro Moretti, ovvero 800mila euro all'anno, cui si devono aggiungere bonus legati ai risultati, la cui entità si vedrà con il bilancio 2013.

Tra gli stipendi di peso delle società pubbliche merita un posto di rilievo sia Massimo Sarmi delle Poste - anche lui giunto al terzo mandato - che nel 2012 ha portato a casa 2,2 milioni e Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato di Cassa Depositi Prestiti che ha percepito circa 1 milione di euro. Si "ferma" a 650mila euro, lo stipendio del direttore generale della Rai Luigi Gubitosi.

Costi presidenziali. Sono cariche che danno meno potere, spesso sono anche poco operative, ma quanto a rendita non scherzano nemmeno loro. Per la carica di presidente delle società partecipate, i compensi sono adeguati con la fascia top delle aziende quotate. Così, Giuseppe Recchi, da maggio 2011 (da quando è entrato in carica) a tutto il 2012 ha ricevuto 1,5 milioni dall'Eni; più o meno per lo stesso periodo, il presidente di Enel Paolo Colombo ha intascato 2,3 milioni; mentre Luigi Roth, al terzo mandato in Terna, ha messo insieme 4,3 milioni.