MILANO - Ci siamo abituati a guardare l'Italia, soprattutto quella dell'economia e dei mercati finanziari, dal lato dei suoi "ritardi" nei confronti del resto del mondo, a partire dalla vicina Europa. Ma c'è un pezzo di comunità finanziaria ed imprenditoriale che negli ultimi anni, quelli della crisi, ha tenuto il passo con gli altri competitor del Vecchio Continente. Parte da questo spunto Alberto Francese, responsabile del Corporate Broking Research di Intesa Sanpaolo, per presentare la Star Conference in corso presso la Borsa Italiana. L'ormai tradizionale appuntamento al quale partecipano le società quotate sul segmento Star di Palazzo Mezzanotte, generalmente di media dimensione e con forte presenza all'estero, alle quali - tra le altre cose - sono richiesti parametri di trasparenza aggiuntivi rispetto al mercato principale.
"Dal 2009 ad oggi, il Ftse All Share (l'indice che raggruppa tutti i titoli di Piazza Affari, ndr) ha fatto +10%, molto meno dell'equivalente europeo che ha segnato +40% circa", spiega Francese. "Invece l'indice Star è riuscito a tenere il passo dell'indice europeo delle small cap, con un progresso del 130% circa". Se si limita il raffronto alla sola porzione di 2014 già passata, il Ftse Star è salito di oltre 15 punti percenutali contro il +10,7% dell'All Share e il +4,5% dello Stoxx
Small 200, si legge in un report di Intesa Sanpaolo. Ciò significa che se da una parte "le aziende nel loro complesso hanno sofferto perché il mercato ha fatto scontare loro i limiti macroeconomici del Paese e la tempesta del debito pubblico, le aziende medie e piccole sono riuscite a passare indenni", aggiunge Francese. Questo perché hanno maggiore flessibilità, sono state rapide a cambiare i loro modelli organizzativi e a reagire prima alla crisi economica.
Non è un caso che da un picco oltre l'11% nel 2013 per quanto riguarda il cosiddetto "equity risk premium", cioè la remunerazione aggiuntiva che gli investitori chiedono per sottoscrivere un investimento in base al grado di rischio che vi riscontrano, il livello del mercato italiano sia ora rientrato verso l'8,6% e possa ulteriormente scendere al 7,5% alla fine del 2014. "Questo riassorbimento", spiega Francese, "è legato in buona parte al successo di riforme che sono state annunciate dagli ultimi governi: il 2014 è l'anno in cui bisognerà fare e non dire, sarà importante toccare con mano che queste riforme sono ormai sul punto di essere approvate e messe in atto". Ma al di là di questa normalizzazione legata agli aspetti macroeconomici, le aziende del segmento Star per Francese "hanno un potenziale di crescita superiore a quello dei loro competitor", che le rende attraenti.
Che siano tali è per ora entrato a pieno nella mente degli investitori esteri: nel 2014 il peso degli investitori stranieri è passato dal 73% all'80%, per un assegno complessivo di circa 2 miliardi di euro. Lo censisce uno studio di Ir Top su dati Consob. Ai 1.200 incontri one-to-one di questa due giorni si siedono per il 40% dei casi investitori provenienti fuori dai confini nazionali, a ulteriore testimonianza di come il loro livello d'attenzione sia elevato. D'altra parte, da inizio anno alcune performance delle 69 società che compongono lo Star sono state veramente incredibili: basta citare il +113% di Centrale del Latte di Torino, regina di questa graduatoria, seguita da Mondo Tv, poi Pop Etruria, la Doria e Digital Bros. Nel complesso, sono solo cinque le società che hanno registrato un andamento negativo da inizio 2014.
Tra i motivi per sperare nella crescita ulteriore di queste aziende, Ca' de Sass indica anche lo sblocco dei debiti della Pa nell'agenda del governo. Una manovra che - se portasse ad azzerare lo stock arretrato (quantificato dal premier Matteo Renzi in 68 miliardi) - potrebbe avere un impatto positivo sul Pil nell'ordine dello 0,9%, permettendo di fatto di raddoppiare o più le previsioni di crescita attuali.
"Dal 2009 ad oggi, il Ftse All Share (l'indice che raggruppa tutti i titoli di Piazza Affari, ndr) ha fatto +10%, molto meno dell'equivalente europeo che ha segnato +40% circa", spiega Francese. "Invece l'indice Star è riuscito a tenere il passo dell'indice europeo delle small cap, con un progresso del 130% circa". Se si limita il raffronto alla sola porzione di 2014 già passata, il Ftse Star è salito di oltre 15 punti percenutali contro il +10,7% dell'All Share e il +4,5% dello Stoxx
Small 200, si legge in un report di Intesa Sanpaolo. Ciò significa che se da una parte "le aziende nel loro complesso hanno sofferto perché il mercato ha fatto scontare loro i limiti macroeconomici del Paese e la tempesta del debito pubblico, le aziende medie e piccole sono riuscite a passare indenni", aggiunge Francese. Questo perché hanno maggiore flessibilità, sono state rapide a cambiare i loro modelli organizzativi e a reagire prima alla crisi economica.
Non è un caso che da un picco oltre l'11% nel 2013 per quanto riguarda il cosiddetto "equity risk premium", cioè la remunerazione aggiuntiva che gli investitori chiedono per sottoscrivere un investimento in base al grado di rischio che vi riscontrano, il livello del mercato italiano sia ora rientrato verso l'8,6% e possa ulteriormente scendere al 7,5% alla fine del 2014. "Questo riassorbimento", spiega Francese, "è legato in buona parte al successo di riforme che sono state annunciate dagli ultimi governi: il 2014 è l'anno in cui bisognerà fare e non dire, sarà importante toccare con mano che queste riforme sono ormai sul punto di essere approvate e messe in atto". Ma al di là di questa normalizzazione legata agli aspetti macroeconomici, le aziende del segmento Star per Francese "hanno un potenziale di crescita superiore a quello dei loro competitor", che le rende attraenti.
Che siano tali è per ora entrato a pieno nella mente degli investitori esteri: nel 2014 il peso degli investitori stranieri è passato dal 73% all'80%, per un assegno complessivo di circa 2 miliardi di euro. Lo censisce uno studio di Ir Top su dati Consob. Ai 1.200 incontri one-to-one di questa due giorni si siedono per il 40% dei casi investitori provenienti fuori dai confini nazionali, a ulteriore testimonianza di come il loro livello d'attenzione sia elevato. D'altra parte, da inizio anno alcune performance delle 69 società che compongono lo Star sono state veramente incredibili: basta citare il +113% di Centrale del Latte di Torino, regina di questa graduatoria, seguita da Mondo Tv, poi Pop Etruria, la Doria e Digital Bros. Nel complesso, sono solo cinque le società che hanno registrato un andamento negativo da inizio 2014.
Tra i motivi per sperare nella crescita ulteriore di queste aziende, Ca' de Sass indica anche lo sblocco dei debiti della Pa nell'agenda del governo. Una manovra che - se portasse ad azzerare lo stock arretrato (quantificato dal premier Matteo Renzi in 68 miliardi) - potrebbe avere un impatto positivo sul Pil nell'ordine dello 0,9%, permettendo di fatto di raddoppiare o più le previsioni di crescita attuali.