MILANO - Un maxi appartamento a Manhattan, Jackson Pollock, i media e un passato da quasi-prete. Sono queste le cifre personali di David Martinez Guzman, l'uomo che manovra il gruppo Fintech che ha appena trovato l'accordo con la Fondazione Mps per rilevare il 4,5% della banca più antica del mondo, in un'operazione che ha visto l'ente senese vendere complessivamente il 6,5% del capitale e abbandonare - dopo le altre recenti cessioni - definitivamente la stretta sul Monte dei Paschi. "Tutto quello che ruota intorno a David Martinez Guzmàn pare coperto da un velo insondabile", scriveva qualche anno fa il messicano El Universal su di lui, ribadendo un concetto che circola in ogni ritratto che la stampa, tanto latino-americana quanto anglosassone, ha provato a tracciare di questo uomo d'affari.
Il Nyt descrive il finanziere messicano come un uomo in grado di costruire una fortuna comprando e vendendo gli asset in affanno delle compagnie dall'Argentina al Pakistan; a ciò ha affiancato l'investimento massiccio in titoli di Stato, ancora una volta di economie in difficoltà e quindi ad alto rendimento. Il business delle ristrutturazioni lo ha messo alcune volte in serio contrasto con altri investitori e creditori, come quando ha deciso di scrivere al Financial Times per criticare una prossima decisione della giustizia Usa che a suo dire avrebbe "messo a rischio la finanza internazionale", oltre che rovinato i suoi affari. Che veda anche in Mps un'opportunità di rilancio? Proprio in Argentina ha fatto una delle sue ultime mosse, che riguarda l'Italia da vicino: ha acquisito la controllata sudamericana di Telecom Italia in un'operazione da 960 milioni di dollari, sfidando il connazionale e rivale Carlos Slim nella battaglia latina delle Tlc.
L'"investitore fantasma", nella definizione dell'International Business Times, ha un profilo pubblico decisamente "low". Ma il sistema dei media e delle comunicazioni lo affascina assai, se si considera che detiene il 40 per cento del gruppo argentino Cablevision, che a sua volta controlla il Clarìn di idee contrarie a quelle della presidenza Kirchner. L'abitudine al business bancario l'ha fatta invece acquistando il 5% del Banco Sabadell, nel settembre del 2013.
La storia di Martinez ha registrato un altro incrocio con l'Italia, quando ha fatto parte dei Legionari di Cristo e - secondo alcune cronache - ha vissuto a Roma. Abbandonata la via che lo avrebbe portato ai voti, il classe 1957 ha studiato a Monterrey diventando ingegnere elettronico. L'abboccamento con Wall Street è arrivato dopo un master alla Harvard Business School, cui ha fatto seguito un breve periodo di lavoro al desk dedicato ai mercati emergenti in Citigroup. Nel 1985 ha lasciato la banca e quindi fondato Fintech, che opera attraverso tre diversi fondi: Advisory, Media e Mobile. I giornali messicani ne descrivono il legame con la famiglia, che non manca mai di visitare per le vacanze di Natale, quando rientra in Messico dagli Usa o da Londra, dove è solito risiedere. Non avrebbe neppure scorte armate, proprio per difendere la sua riservatezza.
Questo rampante e silenzioso finanziere ha iniziato a interessare seriamente le cronache anglosassoni per via di una delle sue dimore. Non certo una qualsiasi, visto che si tratta di un super appartamento a Columbus Circle, New York, in cima alle torri del Time Warner Center. Un alloggio acquistato nel 2003 per la cifra record di circa 42 milioni di dollari, ai quali si sarebbero aggiunti altri milioni per una ristrutturazione in grande stile. Uno scrigno di lusso per una collezione d'arte che non avrebbe pari: secondo il gossip dell'alta finanza del 2006, avrebbe speso ben 140 milioni di dollari - record di sempre - per acquistare il capolavoro di Jackson Pollock “No. 5, 1948”.
"Non si è compiaciuto", ha scritto El Universal, "così come non lo ha fatto quando la sua famiglia è diventata famosa a Monterrey". Bloomberg, più di recente, lo ha indicato come il venditore di un altro capolavoro, un'opera di Francis Bacon del 1966, stimata 49 milioni di dollari. Il suo gusto novecentesco dovrà adattarsi, ma tra i capolavori di Pietro Lorenzetti e Domenico Beccafumi, nella collezione del Monte dei Paschi, a Siena troverà pane per la sua fame artistica.
Il Nyt descrive il finanziere messicano come un uomo in grado di costruire una fortuna comprando e vendendo gli asset in affanno delle compagnie dall'Argentina al Pakistan; a ciò ha affiancato l'investimento massiccio in titoli di Stato, ancora una volta di economie in difficoltà e quindi ad alto rendimento. Il business delle ristrutturazioni lo ha messo alcune volte in serio contrasto con altri investitori e creditori, come quando ha deciso di scrivere al Financial Times per criticare una prossima decisione della giustizia Usa che a suo dire avrebbe "messo a rischio la finanza internazionale", oltre che rovinato i suoi affari. Che veda anche in Mps un'opportunità di rilancio? Proprio in Argentina ha fatto una delle sue ultime mosse, che riguarda l'Italia da vicino: ha acquisito la controllata sudamericana di Telecom Italia in un'operazione da 960 milioni di dollari, sfidando il connazionale e rivale Carlos Slim nella battaglia latina delle Tlc.
L'"investitore fantasma", nella definizione dell'International Business Times, ha un profilo pubblico decisamente "low". Ma il sistema dei media e delle comunicazioni lo affascina assai, se si considera che detiene il 40 per cento del gruppo argentino Cablevision, che a sua volta controlla il Clarìn di idee contrarie a quelle della presidenza Kirchner. L'abitudine al business bancario l'ha fatta invece acquistando il 5% del Banco Sabadell, nel settembre del 2013.
La storia di Martinez ha registrato un altro incrocio con l'Italia, quando ha fatto parte dei Legionari di Cristo e - secondo alcune cronache - ha vissuto a Roma. Abbandonata la via che lo avrebbe portato ai voti, il classe 1957 ha studiato a Monterrey diventando ingegnere elettronico. L'abboccamento con Wall Street è arrivato dopo un master alla Harvard Business School, cui ha fatto seguito un breve periodo di lavoro al desk dedicato ai mercati emergenti in Citigroup. Nel 1985 ha lasciato la banca e quindi fondato Fintech, che opera attraverso tre diversi fondi: Advisory, Media e Mobile. I giornali messicani ne descrivono il legame con la famiglia, che non manca mai di visitare per le vacanze di Natale, quando rientra in Messico dagli Usa o da Londra, dove è solito risiedere. Non avrebbe neppure scorte armate, proprio per difendere la sua riservatezza.
Questo rampante e silenzioso finanziere ha iniziato a interessare seriamente le cronache anglosassoni per via di una delle sue dimore. Non certo una qualsiasi, visto che si tratta di un super appartamento a Columbus Circle, New York, in cima alle torri del Time Warner Center. Un alloggio acquistato nel 2003 per la cifra record di circa 42 milioni di dollari, ai quali si sarebbero aggiunti altri milioni per una ristrutturazione in grande stile. Uno scrigno di lusso per una collezione d'arte che non avrebbe pari: secondo il gossip dell'alta finanza del 2006, avrebbe speso ben 140 milioni di dollari - record di sempre - per acquistare il capolavoro di Jackson Pollock “No. 5, 1948”.
"Non si è compiaciuto", ha scritto El Universal, "così come non lo ha fatto quando la sua famiglia è diventata famosa a Monterrey". Bloomberg, più di recente, lo ha indicato come il venditore di un altro capolavoro, un'opera di Francis Bacon del 1966, stimata 49 milioni di dollari. Il suo gusto novecentesco dovrà adattarsi, ma tra i capolavori di Pietro Lorenzetti e Domenico Beccafumi, nella collezione del Monte dei Paschi, a Siena troverà pane per la sua fame artistica.