MILANO - Se la commissione Industria del Senato aveva bocciato il precedente amministratore delegato, Paolo Scaroni, per il rendimento che la società ha mostrato sotto la sua gestione, bisognerebbe chiedere alla stessa Commissione un giudizio preventivo sui curriculum dei nuovi consiglieri.
Il nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi è stato visto dal mercato come la continuità con la precedente gestione. Il che, visti i risultati contestati a Scaroni, non depone a suo favore. Di certo, a differenza dell'ex amministratore delegato conosce benissimo l'Eni e il suo business: è entrato in azienda nel 1981 e da lì non se n'è mai andato. E conosce bene l'Eni anche il presidente, Emma Marcegaglia. La sua azienda di famiglia, produttrice di acciaio, ha intrecciato spesso affari con il colosso energetico italiano e putroppo anche un'inchiesta giudiziaria, nota al pubblico col nome di Enipower, relativa a una serie di appalti truccati per le forniture di materiale.
La Marcegaglia si trova in consiglio anche una vecchia conoscenza come Salvatore Mancuso (vedi nota sotto): la famiglia mantovana ha una quota nel fondo di Mancuso, Equinox, che ha raccolto investitori come i Ligresti, la Fininvest, Pirelli, Impregilo e Intesa e con lui ha condiviso l'avventura nell'Alitalia dei capitani coraggiosi, chiamati da Silvio Berlusconi. Mancuso, che lo stesso Berlusconi aveva voluto al vertice del carrozzone di Stato Iritecna, ha però un neo non di poco conto per il governo Renzi: è indagato a Milano per il crac di Risanamento, la società immobiliare di Luigi Zunino, finita sull'orlo della bancarotta dopo aver ricevuto quattro miliardi di credito dalle principali banche italiane. A Mancuso sono contestati i reati di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.
Siede poi nel consiglio Eni, Diva Moriani, toscana e vicepresidente di Intek, la società di Vincenzo Manes, il finanziere amico di Renzi, già presidente degli aeroporti di Firenze. Manes fino a qualche anno fa era anche socio dell'azienda di famiglia dell'attuale ministro per lo Sviluppo, Federica Guidi, la Ducati Energia di Bologna.
Tra i nomi che dovranno suggerire le linee guida della principale azienda di Stato figura anche l'iper-liberista Luigi Zingales, da poco uscito dal cda Telecom svenduta agli spagnoli di Telefonica. Un bocconiano, trasferitosi in America per insegnare alla Chicago Booth, ma che critica il Paese d'origine dalle pagine del quotidiano di Confindustria, Il Sole24 ore. Di recente è assurto alle cronache per aver fondato e poi abbandonato in polemica con il tuttologo Oscar Giannino il movimento Fare per fermare il declino.
Da ultimo Fabrizio Pagani, consigliere economico di Enrico Letta, ma già cooptato da Pier Carlo Padoan, come capo della segreteria tecnica. Anche Pagani, sulla scia del ministro del Tesoro, ha un passato presso l'Ocse.
ERRORE NEI COMUNICATI DEL MINISTERO:
'Un errore materiale nel comunicato diffuso ieri dal governo sulle liste per i cda delle principali partecipate pubbliche ha portato a uno scambio di nomi nei cda di Enel ed Eni". Lo rende noto il tesoro spiegando in un comunicato che "il nome di ANDREA GEMMA era stato collocato nella lista dei candidati al consiglio di amministrazione di Enel anzichè nella lista Eni (come è stata depositata presso la società). Viceversa - prosegue la nota - il nome di SALVATORE MANCUSO era stato collocato nella lista dei candidati al consiglio di amministrazione di Eni anziché nella lista Enel".
Post Scriptum. E' difficile capire come il governo abbia potuto sbagliare la comunicazione sulla composizione del consiglio di Eni. Vogliamo credere che sia andata così. (W.G.)
Il nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi è stato visto dal mercato come la continuità con la precedente gestione. Il che, visti i risultati contestati a Scaroni, non depone a suo favore. Di certo, a differenza dell'ex amministratore delegato conosce benissimo l'Eni e il suo business: è entrato in azienda nel 1981 e da lì non se n'è mai andato. E conosce bene l'Eni anche il presidente, Emma Marcegaglia. La sua azienda di famiglia, produttrice di acciaio, ha intrecciato spesso affari con il colosso energetico italiano e putroppo anche un'inchiesta giudiziaria, nota al pubblico col nome di Enipower, relativa a una serie di appalti truccati per le forniture di materiale.
La Marcegaglia si trova in consiglio anche una vecchia conoscenza come Salvatore Mancuso (vedi nota sotto): la famiglia mantovana ha una quota nel fondo di Mancuso, Equinox, che ha raccolto investitori come i Ligresti, la Fininvest, Pirelli, Impregilo e Intesa e con lui ha condiviso l'avventura nell'Alitalia dei capitani coraggiosi, chiamati da Silvio Berlusconi. Mancuso, che lo stesso Berlusconi aveva voluto al vertice del carrozzone di Stato Iritecna, ha però un neo non di poco conto per il governo Renzi: è indagato a Milano per il crac di Risanamento, la società immobiliare di Luigi Zunino, finita sull'orlo della bancarotta dopo aver ricevuto quattro miliardi di credito dalle principali banche italiane. A Mancuso sono contestati i reati di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.
Siede poi nel consiglio Eni, Diva Moriani, toscana e vicepresidente di Intek, la società di Vincenzo Manes, il finanziere amico di Renzi, già presidente degli aeroporti di Firenze. Manes fino a qualche anno fa era anche socio dell'azienda di famiglia dell'attuale ministro per lo Sviluppo, Federica Guidi, la Ducati Energia di Bologna.
Tra i nomi che dovranno suggerire le linee guida della principale azienda di Stato figura anche l'iper-liberista Luigi Zingales, da poco uscito dal cda Telecom svenduta agli spagnoli di Telefonica. Un bocconiano, trasferitosi in America per insegnare alla Chicago Booth, ma che critica il Paese d'origine dalle pagine del quotidiano di Confindustria, Il Sole24 ore. Di recente è assurto alle cronache per aver fondato e poi abbandonato in polemica con il tuttologo Oscar Giannino il movimento Fare per fermare il declino.
Da ultimo Fabrizio Pagani, consigliere economico di Enrico Letta, ma già cooptato da Pier Carlo Padoan, come capo della segreteria tecnica. Anche Pagani, sulla scia del ministro del Tesoro, ha un passato presso l'Ocse.
ERRORE NEI COMUNICATI DEL MINISTERO:
'Un errore materiale nel comunicato diffuso ieri dal governo sulle liste per i cda delle principali partecipate pubbliche ha portato a uno scambio di nomi nei cda di Enel ed Eni". Lo rende noto il tesoro spiegando in un comunicato che "il nome di ANDREA GEMMA era stato collocato nella lista dei candidati al consiglio di amministrazione di Enel anzichè nella lista Eni (come è stata depositata presso la società). Viceversa - prosegue la nota - il nome di SALVATORE MANCUSO era stato collocato nella lista dei candidati al consiglio di amministrazione di Eni anziché nella lista Enel".
Post Scriptum. E' difficile capire come il governo abbia potuto sbagliare la comunicazione sulla composizione del consiglio di Eni. Vogliamo credere che sia andata così. (W.G.)