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Dolce&Gabbana, condanna di 18 mesi per un'evasione su 200 mln di imponibile

Il Tribunale di Milano ha condannato i due stilisti per aver portato in Lussemburgo una società che, secondo le indagini della Guardia di Finanza, operava invece in Italia. In primo grado erano stati condannati a un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa). La riduzione è dovuta alla prescrizione di una parte dei reati
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MILANO -  Condannati. Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, imputati insieme ad altre quattro persone per una evasione fiscale su un imponibile di circa 200 milioni di euro realizzata con un'operazione di "estero-vestizione", sono stati condannati dal Tribunale di Milano a un anno e sei mesi. In primo grado, la pena (sospesa) era stata di un anno e 8 mesi, ora ridotta perché una parte dei reati contestati sono andati prescritti. Era caduta invece l'accusa di dichiarazione infedele per un'evasione da 800 milioni di euro relativa alla compravendita dei marchi. Per l'intera vicenda, la Commissione Tributaria ha già inflitto ai due stilisti una sanzione da 346 milioni di euro. Nel 2007, i due stilisti hannoà versato 40 milioni di euro tra sanzioni e interessi per chiudere una parte del contenzioso.

Nel processo di Appello aveva destato clamore la richiesta di assoluzione della stessa accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Gaetano Santamaria…
MILANO -  Condannati. Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, imputati insieme ad altre quattro persone per una evasione fiscale su un imponibile di circa 200 milioni di euro realizzata con un'operazione di "estero-vestizione", sono stati condannati dal Tribunale di Milano a un anno e sei mesi. In primo grado, la pena (sospesa) era stata di un anno e 8 mesi, ora ridotta perché una parte dei reati contestati sono andati prescritti. Era caduta invece l'accusa di dichiarazione infedele per un'evasione da 800 milioni di euro relativa alla compravendita dei marchi. Per l'intera vicenda, la Commissione Tributaria ha già inflitto ai due stilisti una sanzione da 346 milioni di euro. Nel 2007, i due stilisti hannoà versato 40 milioni di euro tra sanzioni e interessi per chiudere una parte del contenzioso.

Nel processo di Appello aveva destato clamore la richiesta di assoluzione della stessa accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Gaetano Santamaria Amato. Il magistrato aveva parlato di un'operazione "perfettamente lecita" sia dal punto di vista del diritto (è lecita l'operazione di creare una società in Lussemburgo per tutelare i marchi del gruppo), sia per riconoscere che il gruppo della moda ha agito come "si conviene ad una impresa moderna". Con la creazione della lussemburghese  "Gado", aveva spiegato il pg, Dolce e Gabbana "invece di pagare le tasse in Italia hanno pagato solo il 4% sulle royalties in Lussemburgo".

Certo, aveva aggiunto il magistrato, "come cittadino contribuente italiano posso indispettirmi e magari sono contento che la Finanza accenda un faro e allora posso anche aspettarmi l'intervento su Marchionne e sulla Fiat quando trasferiranno la sede legale in Olanda". Tuttavia, ha spiegato ancora il pg, "come operatore del diritto devo dire che sono operazioni legittime, che la cessione dei marchi rientra nelle libere scelte imprenditoriali e va tutelata con il principio sacrosanto della libera circolazione dei capitali nel mercato".

I giudici della seconda sezione (presidente Laura Cairati) hanno invece condannato entrambi. Con loro sono stati condannati a un anno e due mesi per lo stesso reato anche tre amministratori della Gado, Alfonso Dolce, Cristiana Ruella e Giuseppe Minoni (in primo grado avevano avuto una pena di un anno e 4 mesi). Un anno e sei mesi per il commercialista e consulente Luciano Patelli (1 anno e 8 mesi in primo grado). Le motivazioni sono attese entro 60 giorni.