Economia

Scaroni si congeda dell'Eni: "L'azienda è più forte di tre anni fa"

L'amministratore delegato sarà sostituito da Claudio Descalzi. Il presidente Giuseppe Recchi passa a Telecom Italia, al suo posto Emma Marcegaglia. La lettera agli azionisti: "Eccellenti prospettive di redditività e generazione di cassa"

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MILANO -  L'Eni, da un punto di vista patrimoniale "è più forte con debiti netti dimezzati rispetto a tre anni fa". Si congedano così, con una lettera agli azionisti letta durante l'assemblea, Giuseppe Recchi e Paolo Scaroni, presidente e amministratore delegato del Cane a sei zampe che verranno sostituiti, rispettivamente, da Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi.

Lo speciale nomine.

"A conclusione del triennio - si legge ancora - consegniamo ai nostri azionisti un'azienda sempre più focalizzata nell'upstream, con eccellenti prospettive di redditività e di generazione di cassa, grazie a un portafoglio di progetti e riserve tale da consentire anche opzioni di monetizzazione anticipata e con una chiara strategia di ristrutturazione del business mid e downstream". L'ad uscente ha poi ribadito come "tra il 2014 e il 2016 abbiamo l'obiettivo di finalizzare una nuova tornata di rinegoziazioni (del gas, ndr) dalle quali ci attendiamo benefici sulla posizione di costo nell'ordine di 2 miliardi di euro per anno". Lo scorso anno sono state rinegoziate "le condizioni d'acquisto di circa l'85% dei nostri contratti di approvvigionamento di lungo termine".

Per quanto riguarda il futuro, nel prossimo quadriennio l'Eni punta a "un tasso di crescita medio annuo delle produzioni pari al 3%, in linea con i nostri obiettivi di lungo termine, e la scoperta di 3,2 miliardi di barili di risorse esplorative, attraverso un piano di investimenti inferiore del 5% rispetto al piano precedente". Gli obiettivi esplorativi riserveranno un'attenzione particolare "ai temi emergenti dell'Africa sub-sahariana, del Mare di Barents e dell'Asia del Pacifico".

L'assemblea dell'Eni non ha approvato la modifica dello Statuto che introduce i requisiti di onorabilità secondo la direttiva del Tesoro. La maggioranza dei presenti ha votato a favore, ma il quorum dei due terzi di voti favorevoli necessario per far passare la modifica non è stato raggiunto. In sostanza, la direttiva del Tesoro prevede ineleggibilità o decadenza dal ruolo nel caso di sentenza di condanna, anche solo di primo grado, per reati di carattere essenzialmente societario: "Nessuna società del mondo ha una clausola di questo tipo".