MILANO - Mps non riesce a far prezzo nel giorno di Borsa che dà il via all'aumento di capitale della banca toscana (segui in diretta). Il titolo ha chiuso in rialzo del 20% a 1,848 euro. In picchiata, invece, i diritti che hanno perso il 7% a 21,5 euro. "E' stata una buona partenza, ma ci sono anche motivi tecnici". Così Alessando Profumo, presidente del Monte, commenta l'andamento del titolo in Borsa nel primo giorno di aumento di capitale. "Spero di si, vedremo alla fine", risponde, margine di un convegno nella sede di Rcs, a chi gli chiedeva se ci sia interesse sull'operazione.
Le nuove azioni sono emesse al prezzo di 1 euro e vengono assegnate nel rapporto di 214 ogni cinque possedute. Gli operatori si attendono grande volatilità visto l'ampio sconto offerto, pari al 35,5% sul terp (prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione). Considerando il rapporto tra le vecchie e nuove azioni, per avere in mano 214 titoli si spendono oggi sul mercato circa 395 euro, mentre passando attraverso i diritti e sottoscrivendo le nuove azioni si spendono 321,5 euro.
Il movimento del mercato è spiegato da diverse case di investimento con ragioni tecniche legate al mercato dei derivati e delle opzioni call in particolare. "Si sta verificando lo stesso meccanismo avvenuto in passato per gli aumenti di tiscali e di Pirelli Re - spiega il capo di una sala operativa milanese citato dall'agenzia Radiocor - in caso di ricapitalizzazioni straordinariamente diluitive come questa, chi ha venduto opzioni call sul titolo è costretto ad andare a comprare sul mercato perché dovrà riconsegnare al cliente molti più pezzi rispetto a prima. Nella maggior parte dei casi si ha una situazione secondo cui più il titolo sale e più dovrò andare a comprare: ritengo che almeno il 70% del movimento di oggi sia dovuto a questo fenomeno".
L'aumento di capitale è molto diluitivo. L'operazione da 5 miliardi, come accennato, prevede l'offerta di 214 azioni di nuova emissione ogni 5 azioni già possedute a un prezzo di sottoscrizione di 1 euro, pari a uno sconto del 35,5% circa rispetto al prezzo teorico ex-diritto calcolato alla chiusura del 5 giugno. I diritti vengono scambiati in Borsa da oggi al 20 giugno, mentre l'operazione si chiuderà il 27 giugno. La presenza di uno sconto particolarmente elevato, spiegano gli analisti, fa sì che ci sia grande volatilità e i movimenti della mattinata sono "da aspettative".
La banca ha intanto comunicato che lo scorso 6 giugno il ministero dell'Economia "ha formalmente acconsentito allo spostamento, dall'1 luglio 2014 all'1 agosto 2014, della data di pagamento degli interessi maturati per l'esercizio 2013 sui nuovi strumenti finanziari, che è previsto siano corrisposti attraverso l'emissione di nuovi strumenti finanziari da rimborsarsi contestualmente". L'aumento di capitale inaugurato oggi servirà per ripagare 3 miliardi (su un totale di poco superiore ai 4 miliardi) di Monti bond, con la possibilità di affrontare con un maggiore cuscinetto di liquidità gli stress test della Bce.
Intanto i soci prendono posizione: l'obiettivo del management resta quello di collocare il più possibile, anche per evitare future pressioni sul titolo da parte del consorzio di banche che garantische l'aumento. Il 15% circa è già garantito da Axa, alcune Coop, la Fondazione Mps, Fintech e Btg Pactual. Questi ultimi due, soci della Fondazione in un patto che blinda il 9% del capitale, hanno anche un accordo per rilevare titoli fino a 350 milioni di euro dal consorzio di garanzia: di fatto, Fintech potrebbe coprire un eventuale inoptato per un altro 4,5% dell'aumento, Btg invece ne coprirebbe un aggiuntivo 2,5%.
Rocca Salimbeni non è l'unica banca che sta portando un aumento sul mercato. Debutta infatti la ricapitalizzazione da 350 milioni della Popolare di Sondrio, che fa concorrenza a quella da 400 milioni dei 'cugini' del Creval, partita lo scorso 26 maggio e tutt'ora in corso. Anche la Popolare di Vicenza sta raccogliendo 600 milioni (prima tranche dell'aumento da 1 miliardo) mentre a metà mese è atteso al debutto l'aumento da 800 milioni di Carige. A giugno le banche sono a caccia di oltre sette miliardi di euro, dopo i 2 già raccolti da Bpm e Banco Popolare. Anche la Bper ha già dato il via libera all'aumento da 750 milioni, con l'obiettivo di chiuderlo entro luglio. I restanti aumenti di Veneto Banca, Popolare di Bari (500 milioni a testa) e Banca Marche (300 milioni) porteranno il saldo complessivo oltre quota 11 miliardi.
Le nuove azioni sono emesse al prezzo di 1 euro e vengono assegnate nel rapporto di 214 ogni cinque possedute. Gli operatori si attendono grande volatilità visto l'ampio sconto offerto, pari al 35,5% sul terp (prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione). Considerando il rapporto tra le vecchie e nuove azioni, per avere in mano 214 titoli si spendono oggi sul mercato circa 395 euro, mentre passando attraverso i diritti e sottoscrivendo le nuove azioni si spendono 321,5 euro.
Il movimento del mercato è spiegato da diverse case di investimento con ragioni tecniche legate al mercato dei derivati e delle opzioni call in particolare. "Si sta verificando lo stesso meccanismo avvenuto in passato per gli aumenti di tiscali e di Pirelli Re - spiega il capo di una sala operativa milanese citato dall'agenzia Radiocor - in caso di ricapitalizzazioni straordinariamente diluitive come questa, chi ha venduto opzioni call sul titolo è costretto ad andare a comprare sul mercato perché dovrà riconsegnare al cliente molti più pezzi rispetto a prima. Nella maggior parte dei casi si ha una situazione secondo cui più il titolo sale e più dovrò andare a comprare: ritengo che almeno il 70% del movimento di oggi sia dovuto a questo fenomeno".
L'aumento di capitale è molto diluitivo. L'operazione da 5 miliardi, come accennato, prevede l'offerta di 214 azioni di nuova emissione ogni 5 azioni già possedute a un prezzo di sottoscrizione di 1 euro, pari a uno sconto del 35,5% circa rispetto al prezzo teorico ex-diritto calcolato alla chiusura del 5 giugno. I diritti vengono scambiati in Borsa da oggi al 20 giugno, mentre l'operazione si chiuderà il 27 giugno. La presenza di uno sconto particolarmente elevato, spiegano gli analisti, fa sì che ci sia grande volatilità e i movimenti della mattinata sono "da aspettative".
La banca ha intanto comunicato che lo scorso 6 giugno il ministero dell'Economia "ha formalmente acconsentito allo spostamento, dall'1 luglio 2014 all'1 agosto 2014, della data di pagamento degli interessi maturati per l'esercizio 2013 sui nuovi strumenti finanziari, che è previsto siano corrisposti attraverso l'emissione di nuovi strumenti finanziari da rimborsarsi contestualmente". L'aumento di capitale inaugurato oggi servirà per ripagare 3 miliardi (su un totale di poco superiore ai 4 miliardi) di Monti bond, con la possibilità di affrontare con un maggiore cuscinetto di liquidità gli stress test della Bce.
Intanto i soci prendono posizione: l'obiettivo del management resta quello di collocare il più possibile, anche per evitare future pressioni sul titolo da parte del consorzio di banche che garantische l'aumento. Il 15% circa è già garantito da Axa, alcune Coop, la Fondazione Mps, Fintech e Btg Pactual. Questi ultimi due, soci della Fondazione in un patto che blinda il 9% del capitale, hanno anche un accordo per rilevare titoli fino a 350 milioni di euro dal consorzio di garanzia: di fatto, Fintech potrebbe coprire un eventuale inoptato per un altro 4,5% dell'aumento, Btg invece ne coprirebbe un aggiuntivo 2,5%.
Rocca Salimbeni non è l'unica banca che sta portando un aumento sul mercato. Debutta infatti la ricapitalizzazione da 350 milioni della Popolare di Sondrio, che fa concorrenza a quella da 400 milioni dei 'cugini' del Creval, partita lo scorso 26 maggio e tutt'ora in corso. Anche la Popolare di Vicenza sta raccogliendo 600 milioni (prima tranche dell'aumento da 1 miliardo) mentre a metà mese è atteso al debutto l'aumento da 800 milioni di Carige. A giugno le banche sono a caccia di oltre sette miliardi di euro, dopo i 2 già raccolti da Bpm e Banco Popolare. Anche la Bper ha già dato il via libera all'aumento da 750 milioni, con l'obiettivo di chiuderlo entro luglio. I restanti aumenti di Veneto Banca, Popolare di Bari (500 milioni a testa) e Banca Marche (300 milioni) porteranno il saldo complessivo oltre quota 11 miliardi.