Economia

Ultim'ora

Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, perquisiti 14 minori in tutta Italia

2013 d'oro per gli ad di Piazza Affari: guadagnano 1,8 mln, fino al 26% in più sul 2012

La ricerca di Mercer sui compensi dei board di 38 società del Ftse Mib. Per i presidenti non esecutivi i tagli maggiori, mentre resta assai limitata - pur se in crescita - la presenza di donne ai vertici. Al presidente di un comitato remunerazione 5 riunioni fruttano 23mila euro

3 minuti di lettura
MILANO - Gli amministratori delegati di 38 società quotate sul Ftse Mib di Piazza Affari hanno guadagnato mediamente tra 1,77 e 1,85 milioni di euro nel 2013, inclusi gli incentivi a breve termine. Ai presidenti delle principali holding quotate sulla Borsa Italiana sono andati invece assegni più leggeri, dai 400mila del 2012 agli attuali 265mila euro. Sono i principali risultati dell'analisi che Mercer, società di consulenza in tema di risorse umane, ha condotto sulle maggiori aziende quotate italiane. Il rapporto ha preso in considerazione 38 società il cui capitale viene scambiato sul Ftse Mib, l'indice più indicativo di Piazza Affari, da A2A a Yoox. I valori mediani di queste società (cioè che dividono in due gruppi uguali il campione) per capitalizzazione, ricavi e numero di dipendenti sono rispettivamente di 4,5 miliardi, 3,8 miliardi e 18.359 persone. "Diminuzione delle retribuzioni per i presidenti non esecutivi fino al 34%, aumento dei premi legati alle performance degli ad fino al 26%, maggiore trasparenza e forte impatto della nuova regolamentazione sulle politiche di retribuzione dei dirigenti": sono questi i tratti principali emersi dallo studio di Mercer.



Gli amministratori non esecutivi. L’emolumento mediano di questa tipologia di amministratori, per la partecipazioni ai cda, è in linea con il 2012: 50mila euro. A ciò si agigunge un gettone medio di 1.300 euro per ogni seduta svolta nel corso dell’anno. In media, i cda del Ftse Mib sono formati da 13 amministratori (esecutivi e non) e hanno svolto 10 riunioni. Oltre ai normali cda, si distinguono poi le funzioni del Comitato controlli interni, che frutta 30mila euro al presidente e 20mila euro ai suoi membri (per 12 riunioni), o quelle del Comitato remunerazione, che vale 23mila euro per il presidente e 18mila per gli altri membri (per 5 riunioni).

Collegio sindacale. L'emolumento mediano per la partecipazione al collegio dei sindaci è di 80mila euro per il presidente e 58 mila euro per i sindaci; normalmente si tratta di organismi composti da 3 componenti e che hanno svolto 21 riunioni.

Amministratori delegati. Per valutarne la remunerazione, sono stati presi in considerazione i dati su emolumenti, remunerazione fissa (cioè gli emolumenti, i compensi per la partecipazione ai comitati, i gettoni di presenza e la remunerazione da lavoro dipendente), compensi variabili e "remunerazione total cash annua". "Il valore mediano della remunerazione fissa risulta pari a 975 mila euro se si considera esclusivamente la remunerazione derivante dalla holding di riferimento e a 1075 mila euro se si considerano anche i compensi dalle controllate", si legge nel rapporto. Ancora, bisogna considerare gli incentivi di breve termine: i bonus erogati risultano, sempre per la mediana, pari a 434 mila euro se si considera solo la holding e di 478 mila euro se si considerano anche le controllate.

Così si passa alla "remunerazione total cash annua", che include la parte fissa e gli incentivi di breve termine in questo caso la mediana si attesta a 1.722 mila euro se si considera solo la holding e di 1.853 mila euro se si considerano anche le controllate. Dividendo la "popolazione" di amministratori delegati in decili, però, emerge la grande differenziazione: al massimo, nel nono decilem si arriva oltre 4,2 milioni, mentre nel primo ci si ferma a 800mila euro. Da ultimo, bisogna ricordare che gli ad hanno nel 32% un piano di incentivazione di medio-lungo termine, nel 21% dei casi addirittura due. Si tratta di piani monetari o di assegnazione di azioni che possono impattare in maniera significativa sugli 'assegni' staccati agli amministratori delegati, come avviene nei casi-scuola di Sergio Marchionne (Fiat) o Andrea Guerra (Luxottica): il numero uno del Lingotto potrebbe esercitare diritti per salire fin circa al 2% del capitale del gruppo automobilistico.

Presidenti non esecutivi. Se gli amministratori delegati hanno visto crescere gli incentivi a breve termine collegati alle performance, a farne le spese sono stati piuttosto i presidenti non esecutivi, che secondo il rapporto vedono, "in conformità alle disposizioni dei regolatori, un trend in netta diminuzione" quanto al valore mediano della remunerazione fissa. Questa cala arriva infatti a calare del 34%, mentre i dati del report evidenziano tuttavia ancora grosse differenze di retribuzione tra i vari Presidenti; questo perché il processo di adeguamento alle nuove disposizioni ancora non è stato completato da parte delle aziende e "il trend di decrescita potrebbe continuare anche nel 2014".

Donne. La presenza femminile resta limitata. Ben sei società sulle 38 analizzate non vedono presenza di donne; nel complesso i membri dei consigli del 2013 sono 534, di cui solo il 10% è donna (nel 2012 le donne erano l’11% del campione). Le esecutive sono solo il 4% tra i membri esecutivi (5 su 116, in crescita dalle 3 dell'anno prima). Nei collegi sindacali (113 membri nel campione), 16 sono donne (il 14%). Solo una di loro è presidente dei sindaci. Nonostante questi numeri, il punto di partenza bassissimo lascia dire a Mercer che "le società quotate e le partecipate pubbliche hanno puntato ad una presenza maggiore di donne nei consigli di amministrazione e collegi sindacali, come richiesto dalla normativa ed in linea con la tendenza globale. Rispetto al dato 2012, che vedeva solo il 74% dei cda annoverare donne in carica, quest’anno la percentuale ha raggiunto l’84%".