MILANO - Dalla stella, Cristiano Ronaldo, alla polvere il passo è breve per il Banco Espirito Santo, la seconda banca del Portogallo per capitalizzazione di mercato. Il gruppo che da 10 anni sponsorizza il campione del Real Madrid, è stato travolto dal panico sui mercati dopo l'annuncio del mancato pagamento di un bond da parte di Espirito Santo Group che ha in mano il 25% della banca. Ieri il titolo è crollato in Borsa perdendo fino al 19% prima di essere sospeso e prima che oggi le autorità vietassero le vendite allo scoperto alla sua riammissione.
D'altra parte, in mattinata, il gruppo aveva provato a tranquillizzare gli investitori: "Le perdite potenziali - spiega il comitato esecutivo della banca - derivate dall'esposizione di Espirito Santo Group non compromettono il rispetto dei requisiti di capitale regolamentari visto che, a seguito dell'aumento di capitale concluso a giugno, la banca dispone di un cuscinetto di 2,1 miliardi di euro superiore al common equity tier I regolamentare dell'8%". La catena di controllo della banca è legata a Espirito Santo International, controllante il 100% di Rioforte, che detiene il 49% di Espirito Santo Group.
Inoltre, Banco Espirito Santo ha spiegato di avere un'esposizione verso il Espirito Santo a fine giugno pari a 1,18 miliardi e di essere impegnato a non aumentarla ulteriormente: "Banco Espirito Santo è in attesa del rilascio del piano di ristrutturazione del Espirito Santo Group al fine di valutare le potenziali perdite legate alla sua esposizione". Una situazione confermata anche dalla banca centrale del Portogallo secondo cui il Banco ha "sufficienti" riserve finanziarie per far fronte a "un impatto negativo" derivante dalla sua esposizione verso il resto del gruppo: "Non c'è motivo di dubitare sulla sicurezza dei fondi affidati alla banca. Gli investitori possono stare tranquilli". Come a dire che nella peggiore delle ipotesi la banca manterebbe comunque intatto un cuscinetto di un miliardo sopra il common equity tier.
Anche per il premier Pedro Passos Coelho "non c'è alcuna ragione per lo Stato di intervenire in una banca che ha una forte posizione di capitale e un ampio margine per far fronte a qualsiasi evenienza, anche la più avversa". Di certo la storia della banca è intrecciata con quella della famiglia Espirto Santo che la controlla dalla sua fondazione 94 anni fa: solo un mese fa, in seguito a un aumento di capitale da un miliardo di euro, ha iniziato a mollare la presa con l'uscita di scena dell'ad Ricardo Salgado, il 70enne nipote del fondatore. I nuovi vertici saranno nominati dall'assemblea degli azionisti il prossimo 31 luglio.
D'altra parte, in mattinata, il gruppo aveva provato a tranquillizzare gli investitori: "Le perdite potenziali - spiega il comitato esecutivo della banca - derivate dall'esposizione di Espirito Santo Group non compromettono il rispetto dei requisiti di capitale regolamentari visto che, a seguito dell'aumento di capitale concluso a giugno, la banca dispone di un cuscinetto di 2,1 miliardi di euro superiore al common equity tier I regolamentare dell'8%". La catena di controllo della banca è legata a Espirito Santo International, controllante il 100% di Rioforte, che detiene il 49% di Espirito Santo Group.
Inoltre, Banco Espirito Santo ha spiegato di avere un'esposizione verso il Espirito Santo a fine giugno pari a 1,18 miliardi e di essere impegnato a non aumentarla ulteriormente: "Banco Espirito Santo è in attesa del rilascio del piano di ristrutturazione del Espirito Santo Group al fine di valutare le potenziali perdite legate alla sua esposizione". Una situazione confermata anche dalla banca centrale del Portogallo secondo cui il Banco ha "sufficienti" riserve finanziarie per far fronte a "un impatto negativo" derivante dalla sua esposizione verso il resto del gruppo: "Non c'è motivo di dubitare sulla sicurezza dei fondi affidati alla banca. Gli investitori possono stare tranquilli". Come a dire che nella peggiore delle ipotesi la banca manterebbe comunque intatto un cuscinetto di un miliardo sopra il common equity tier.
Anche per il premier Pedro Passos Coelho "non c'è alcuna ragione per lo Stato di intervenire in una banca che ha una forte posizione di capitale e un ampio margine per far fronte a qualsiasi evenienza, anche la più avversa". Di certo la storia della banca è intrecciata con quella della famiglia Espirto Santo che la controlla dalla sua fondazione 94 anni fa: solo un mese fa, in seguito a un aumento di capitale da un miliardo di euro, ha iniziato a mollare la presa con l'uscita di scena dell'ad Ricardo Salgado, il 70enne nipote del fondatore. I nuovi vertici saranno nominati dall'assemblea degli azionisti il prossimo 31 luglio.