TORINO - Salgono le consegne in Nord America (+10 per cento) e Asia (dove la presenza è ancora limitata) mentre crollano del 20% in America Latina e rimangono stabili nella vecchia Europa. È la carta geografica del gruppo Fiat che chiude il secondo trimestre con vendite in crescita del 2 per cento a 1,2 milioni di auto, ricavi in aumento del 5 per cento a 23,3 miliardi, ebit in calo del 10 per cento da 1.073 a 961 milioni di euro. Esplodono gli utili dei marchi di lusso (+60 per cento) grazie all'effetto Maserati che bel primo semestre arriva a 17.500 consegne contro le 3.600 del primo semestre 2013. L'utile netto del gruppo nel trimestre si è più che dimezzato, da 435 a 197 milioni, ma l'ad del gruppo, Sergio Marchionne è sereno: "Nel complesso l'ebit del trimestre è soddisfacente. Ho fiducia che riusciremo a rispettare i target per il 2014".
Se la legge del mercato è che i capitali vanno dove li porta il business, si spiega perché quello di questa mattina è l'ultimo consiglio di amministrazione della Fiat che si tiene a Torino, nella storica sala al settimo piano del Lingotto intorno al tavolo di noce dove riuniva i consiglieri il senatore Giovanni Agnelli, fondatore della società. Da venerdì, quando l'assemblea straordinaria dei soci (anche questa l'ultima italiana) deciderà la fusione con la controllata Chrysler, nascerà la Fca, società di diritto olandese con sede fiscale in Inghilterra. Ma soprattutto con quotazione principale Wall Street perché è il Nord America, ancora una volta a rendere "grandemente positivi" i dati della trimestrale del Lingotto come aveva detto Marchionne nei giorni scorsi.
Senza i dati di Chrysler i primi sei mesi del 2014 avrebbero ancora risentito parecchio della crisi europea. Eppure anche nel Vecchio continente il mercato ha dato qualche segnale di ripresa e ha chiuso in sostanziale pareggio rispetto allo scorso anno mentre le soddisfazioni per Marchionne arrivano soprattutto dal successo della Maserati.
Ora però gli occhi sono tutti puntati sulla Borsa e sulla fusione. La Borsa sta valutando in questi giorni il titolo al di sotto del valore del diritto di rcesso, ciò che potrebbe spingere qualche investitore a votare contro il merger in assemblea. È praticamente impossibile che venerdì i no superino il trenta per cento dei presenti in assemblea. Semmai il rischio potrebbe venire da un alto numero di richieste di recesso: se superassero i 500 milioni di controvalore la fusione sarebbe bocciata.
Se la legge del mercato è che i capitali vanno dove li porta il business, si spiega perché quello di questa mattina è l'ultimo consiglio di amministrazione della Fiat che si tiene a Torino, nella storica sala al settimo piano del Lingotto intorno al tavolo di noce dove riuniva i consiglieri il senatore Giovanni Agnelli, fondatore della società. Da venerdì, quando l'assemblea straordinaria dei soci (anche questa l'ultima italiana) deciderà la fusione con la controllata Chrysler, nascerà la Fca, società di diritto olandese con sede fiscale in Inghilterra. Ma soprattutto con quotazione principale Wall Street perché è il Nord America, ancora una volta a rendere "grandemente positivi" i dati della trimestrale del Lingotto come aveva detto Marchionne nei giorni scorsi.
Senza i dati di Chrysler i primi sei mesi del 2014 avrebbero ancora risentito parecchio della crisi europea. Eppure anche nel Vecchio continente il mercato ha dato qualche segnale di ripresa e ha chiuso in sostanziale pareggio rispetto allo scorso anno mentre le soddisfazioni per Marchionne arrivano soprattutto dal successo della Maserati.
Ora però gli occhi sono tutti puntati sulla Borsa e sulla fusione. La Borsa sta valutando in questi giorni il titolo al di sotto del valore del diritto di rcesso, ciò che potrebbe spingere qualche investitore a votare contro il merger in assemblea. È praticamente impossibile che venerdì i no superino il trenta per cento dei presenti in assemblea. Semmai il rischio potrebbe venire da un alto numero di richieste di recesso: se superassero i 500 milioni di controvalore la fusione sarebbe bocciata.