Economia

Fondazioni: 100 miliardi di patrimonio per le erogazioni

La fotografia scattata dalprofessore Lester Salomon, in un evento organizzato dalla Fondazione Cariplo. Guzzetti torna sul tema della tassazione: "In Italia paghiamo 150-160 milioni, sono soldi sottratti alle erogazioni"

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MILANO - Ci sono più di 500 fondazioni frutto di processi di privatizzazione, nate per fare filantropia nel mondo; distribuite in 21 paesi e che possiedono un patrimonio di circa 135 miliardi di dollari (100 miliardi di euro) che mettono a reddito e i cui proventi generano migliaia di interventi a sostegno di progetti per le persone. Attività che i governi non sarebbero in alcuno modo capaci di realizzare, anche per la spiccata capacità di fare innovazione che le fondazioni hanno, rispetto al Pubblico.

E' la sintesi della fotografia scattata da Lester Salomon, Professore alla J. Hopkins University e Direttore del J. Hopkins Center for Civil Society Studies, ospite di Fondazione Cariplo per presentare i risultati del suo studio pubblicato recentemente.

La giornata, occasione per ricordare Piermario Vello, il segretario Generale di Fondazione Cariplo, improvvisamente scomparso a giugno, mostra come la nascita di organismi filantropici attraverso la privatizzazione non è un'idea astratta, ma già operativa. Infatti, alcune delle fondazioni più grandi e rappresentative presenti nel mondo (come la Fondazione Volkswagen in Germania, le Fondazioni di origine bancaria in Italia, la rete di "community trust" in Nuova Zelanda, la Fondazione Re Baldovino in Belgio e all'incirca 200 fondazioni frutto della conversione di parti del settore sanitario non profit negli Stati Uniti) sono nate o cresciute attraverso un processo del genere. Un processo che Salomon giunge a definire virtuoso per tutti: investitori, governi comunità e società civile. Elencando una serie di vantaggi.

"Quasi ovunque i governi stanno puntando sulla privatizzazione delle imprese di proprietà statale o sulla vendita di altri beni pubblici, come i diritti minerari, i diritti aerei o sull'energia elettrica, per disporre del capitale necessario ad affrontare queste sfide. Tuttavia, questi tentativi stanno incontrando la crescente resistenza dei cittadini perché tendono, nel breve periodo, a produrre effetti indesiderati - spiega l'autore della ricerca -. Fortunatamente, c'è una possibile soluzione a entrambi i dilemmi: incanalare - in tutto o in parte - i proventi delle operazioni di privatizzazione verso il patrimonio di fondazioni filantropiche".

Secondo la ricerca il fenomeno è in aumento; l'attività di privatizzazione si sta spostando dall'Europa verso l'Estremo Oriente e i BRIC; la tendenza è destinata a continuare, soprattutto in considerazione degli annunci di grandi piani di privatizzazione in diversi paesi come Grecia, Spagna, Portogallo, Romania, Ucraina, Svezia, Slovenia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Brasile, Corea, Giappone, Tunisia, Russia, India e Giappone.

Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, commenta: "Le fondazioni filantropiche, come la nostra, sono presenti ovunque. Non siamo i soli al mondo; anzi il nostro modello viene preso come caso emblematico fuori dai confini nazionali. Le motivazioni che ne sono all'origine, i percorsi che i processi hanno seguito, le forme con le quali i risultati si sono manifestati sono differenti, nel mondo; ma comune è lo spirito che li ha animati, cioè la volontà di destinare le risorse provenienti dai processi di privatizzazione, in tutto o in parte, a beneficio delle comunità per sostenerne i processi di sviluppo economico, sociale e culturale". Per questo Guzzetti torna anche sul tema a lui caro della tassazione: "Il sistema delle fondazioni bancarie italiane paga tasse per circa 150-160 milioni di euro, la Fondazione Cariplo da sola paga tra 50 e 60 milioni. Sono soldi che vengono sottratti all'attività erogativa". Una situazione aggravata di recente: "Dal 2010 al 2014 le nostre Fondazioni, che a differenza di altri Paesi in Europa non hanno alcun beneficio fiscale, hanno visto incrementarsi la tassazione: siamo partiti dal 12,5% per arrivare al 26%".