Visti turistici e corrieri: così i banchieri Ubs aiutavano a evadere il Fisco Usa
La testimonianza dell'ex responsabile della clientela americana della banca svizzera in un processo in Florida. "Una volta entrati in territorio statunitense li contattavamo e, poi, li incontravamo nella nostra stanza d'albergo oppure al ristorante"
MILANO - "Entravamo negli Stati Uniti con un visto turistico, senza documenti bancari, che poi ci venivano recapitati, in albergo, da un corriere di Fedex". È uno dei passaggi della testimonianza di Harald Schumacher, ex-responsabile della clientela americana di Ubs, al processo in corso, presso una corte federale di Fort Lauderdale, in Florida, contro Raoul Weil, già numero tre della grande banca svizzera, accusato di complicità in evasione fiscale per 20 miliardi di dollari. Weil, arrestato nell'ottobre del 2013 a Bologna, su richiesta statunitense, è stato successivamente estradato oltre-atlantico.
Il top manager si è sempre dichiarato estraneo ai fatti ma, ieri, in aula, gli è piombata tra capo e collo la testimonianza di Harald Schumacher che, il 6 ottobre scorso, in cambio dell'immunità, ha accettato di collaborare con la giustizia dello Zio Sam. "Sapevo perfettamente quello che facevo, aiutavo dei clienti americani …
Il top manager si è sempre dichiarato estraneo ai fatti ma, ieri, in aula, gli è piombata tra capo e collo la testimonianza di Harald Schumacher che, il 6 ottobre scorso, in cambio dell'immunità, ha accettato di collaborare con la giustizia dello Zio Sam. "Sapevo perfettamente quello che facevo, aiutavo dei clienti americani …
MILANO - "Entravamo negli Stati Uniti con un visto turistico, senza documenti bancari, che poi ci venivano recapitati, in albergo, da un corriere di Fedex". È uno dei passaggi della testimonianza di Harald Schumacher, ex-responsabile della clientela americana di Ubs, al processo in corso, presso una corte federale di Fort Lauderdale, in Florida, contro Raoul Weil, già numero tre della grande banca svizzera, accusato di complicità in evasione fiscale per 20 miliardi di dollari. Weil, arrestato nell'ottobre del 2013 a Bologna, su richiesta statunitense, è stato successivamente estradato oltre-atlantico.
Il top manager si è sempre dichiarato estraneo ai fatti ma, ieri, in aula, gli è piombata tra capo e collo la testimonianza di Harald Schumacher che, il 6 ottobre scorso, in cambio dell'immunità, ha accettato di collaborare con la giustizia dello Zio Sam. "Sapevo perfettamente quello che facevo, aiutavo dei clienti americani a frodare il fisco", ha dichiarato il teste, come scrive il quotidiano svizzero Le Temps. Schumacher ha quindi aggiunto che "per noi la gestione dei soldi in nero era diventata una routine".
"I clienti statunitensi che seguivamo erano circa 18 mila". "Sembrano tanti ma in realtà si trattava di una cifra modesta, visto che quelli tedeschi erano 10 volte più numerosi", ha precisato. Per poi affermare che, seguendo una prassi da 007, con gli evasori americani non veniva mai stabilito un appuntamento in anticipo. "Solo in casi eccezionali li chiamavamo dalla Svizzera, tuttavia lo facevamo dal nostro telefono di casa, per evitare che comparisse il numero della banca".
"Una volta entrati in territorio statunitense li contattavamo e, poi, li incontravamo nella nostra stanza d'albergo oppure al ristorante". La quarantina di collaboratori di Schumacher si recavano oltre oceano tre o quattro volte all'anno, si trattenevano due settimane e, ogni giorno, si vedevano con almeno quattro clienti. I vertici di Ubs, sembrano cadere dalle nuvole, di fronte a questa ricostruzione ma, in aula, a Fort Lauderdale, è stato presentato un documento che dimostra come gli accorgimenti descritti da Schumacher siano stati decisi, a Ginevra, durante una riunione di gestori patrimoniali. Il teste, la cui carriera bancaria è andata in pezzi, ha avuto, comunque, parole di apprezzamento, per Raoul Weil, definendolo "pragmatico e intelligente". Quello che gli interessava- ha puntualizzato -erano le cifre".
Il top manager si è sempre dichiarato estraneo ai fatti ma, ieri, in aula, gli è piombata tra capo e collo la testimonianza di Harald Schumacher che, il 6 ottobre scorso, in cambio dell'immunità, ha accettato di collaborare con la giustizia dello Zio Sam. "Sapevo perfettamente quello che facevo, aiutavo dei clienti americani a frodare il fisco", ha dichiarato il teste, come scrive il quotidiano svizzero Le Temps. Schumacher ha quindi aggiunto che "per noi la gestione dei soldi in nero era diventata una routine".
"I clienti statunitensi che seguivamo erano circa 18 mila". "Sembrano tanti ma in realtà si trattava di una cifra modesta, visto che quelli tedeschi erano 10 volte più numerosi", ha precisato. Per poi affermare che, seguendo una prassi da 007, con gli evasori americani non veniva mai stabilito un appuntamento in anticipo. "Solo in casi eccezionali li chiamavamo dalla Svizzera, tuttavia lo facevamo dal nostro telefono di casa, per evitare che comparisse il numero della banca".
"Una volta entrati in territorio statunitense li contattavamo e, poi, li incontravamo nella nostra stanza d'albergo oppure al ristorante". La quarantina di collaboratori di Schumacher si recavano oltre oceano tre o quattro volte all'anno, si trattenevano due settimane e, ogni giorno, si vedevano con almeno quattro clienti. I vertici di Ubs, sembrano cadere dalle nuvole, di fronte a questa ricostruzione ma, in aula, a Fort Lauderdale, è stato presentato un documento che dimostra come gli accorgimenti descritti da Schumacher siano stati decisi, a Ginevra, durante una riunione di gestori patrimoniali. Il teste, la cui carriera bancaria è andata in pezzi, ha avuto, comunque, parole di apprezzamento, per Raoul Weil, definendolo "pragmatico e intelligente". Quello che gli interessava- ha puntualizzato -erano le cifre".