MILANO - Il pm di Milano Luigi Orsi ha chiuso il filone di indagini su Fonsai nei confronti dell'amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel e di Salvatore Ligresti con l'accusa di ostacolo all'attività di vigilanza della Consob in relazione alla vicenda del cosiddetto 'papello'.
Ecco il papello tra Nagel e Ligresti di WALTER GALBIATI
Il documento
L'avviso di conclusione delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato dalla Gdf di Milano. Il filone di indagine a carico dell'ad di Piazzetta Cuccia e di Ligresti era nato nell'estate del 2012 nell'ambito della più ampia inchiesta del pm Orsi sul gruppo dell'immobiliarista di Paternò. L'inchiesta vede al centro il presunto patto segreto, che sarebbe stato siglato il 17 maggio 2012, nella sede del gruppo Compass tra Nagel e Salvatore Ligresti. Un'intesa finalizzata, secondo l'accusa, ad assicurare alla famiglia siciliana, responsabile del dissesto del gruppo assicurativo Fonsai, una lauta buonuscita - circa 45 milioni di euro per le quote in Premafin più una serie di benefit per l'ingegnere e i suoi tre figli Paolo, Jonella e Giulia - nell'ambito del piano di salvataggio predisposto da Unipol per Fonsai.
Per il pm Luigi Orsi, il "papello" sarebbe un accordo segreto tra la famiglia e Mediobanca per aggirare l'intervento del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che il 27 gennaio in un incontro con Nagel, Cimbri, gli avvocati e l'advisor dei Ligresti, Gerardo Braggiotti, aveva posto il veto a eventuali vantaggi al costruttore di Paternò nell'ambito del salvataggio di Fonsai. Il giorno dopo, gli stessi protagonisti si incontrano con Ghizzoni per renderlo partecipe dell'accordo.
Nagel, dopo aver ricevuto un invito a comparire, il primo agosto 2012 si era presentato davanti al pm, presso la sede del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, ed era stato interrogato per diverse ore. Come specificato nel capo di imputazione, gli investigatori hanno trovato il cosiddetto 'papello' custodito nella cassaforte dell'avvocato Cristina Rossello, segretaria del patto di Mediobanca. Nel foglio sottoscritto dall'ingegnere siciliano e siglato dall'amministratore delegato di Mediobanca, l'ex patron di Fonsai e i suoi figli elencavano i benefici che avrebbero desiderato fossero loro riconosciuti, in vista della loro uscita dal controllo di Fonsai: 45 milioni per la cessione del 30% di Premafin, il riconoscimento ai tre figli di Ligresti e allo stesso Salvatore di 700 mila euro a testa per cinque anni, nonchè incarichi, consulenze, benefit altri vantaggi come le vacanza gratuite al Tanka Village in Sardegna sotto forma di pagamento dell'affitto degli appartamenti all'interno del complesso turistico.
Le carte. I due sono accusati di ostacolo alle funzioni di vigilanza, perché come si legge nel documento di chiusura indagine "in concorso tra loro, NAGEL quale amministratore delegato di Mediobanca Spa e promotore dell'operazione di salvataggio del gruppo Premafin Spa/Fondiaria Sai Spa, LIGRESTI quale dominus del gruppo anzidetto, consapevolmente ostacolavano la funzione di vigilanza della Consob con riferimento all'esistenza e alle circostanze della trattativa - tra la banca e la famiglia Ligresti - finalizzata a regolamentare l'uscita di Ligresti dal gruppo Premafìn Spa/Fondiaria Sai Spa".
In particolare, "mentre la holding e la sub holding del gruppo Ligresti, rispettivamente Premafìn Spa e Fondiaria Sai Spa, versavano in una situazione di crisi tale da esigere adeguato aumento di capitale e mentre era in corso (gennaio 2012) una trattativa tra la famiglia Ligresti, le principali banche creditrici (tra le quali Mediobanca) e la Unipol Gruppo Finanziario Spa, fìnalizzata a realizzare l'ingresso di quest'ultima nel capitale sociale di Premafìn Spa e quindi di
Fondiaria Sai Spa, il 17 maggio 2012 NAGEL e LIGRESTI siglavano un documento manoscritto intestato "accordi tra famiglia e Nagel, Pagliaro, Cimbri, Ghizzoni" acquisito agli atti nel quale figurano elencati una serie dì utilità da riconoscere ai membri della famiglia Ligresti".
Ai Ligresti, nonostante pubblicamente si dicesse che non sarebbe toccato nulla, in realtà privatamente si riconosceva loro loro l'importo di euro "45 milioni netti per il 30% di Premafìn, con altri ai quattro 700mila euroall'anno per cinque anni a testa, J. (Jonella Ligresti) buonuscita per la carica, G. (Giulia Ligresti) buonuscita + consulenza in Compagnie Monegasque, P. (Paolo Ligresti) buonuscita e mantenimento della dirigenza nella società svizzera. Ing. (Salvatore Ligresti) contratto
Hines, uso gratuito per cinque anni uffici Milano LOcatelli e Repubblica e Roma piazza di Spagna, segreterie attuali, autisti attuali, foresterie Milano e Roma, auto attualmente util affìtto per cinque anni appartamenti al Tanka, Fondazione Giulia con attuale dotazione, Cesarina e Cascina di Milano".
L'accordo non era stato comunicato alla vigilanza di mercato e anzi era tenuto nascosto mediante consegna all'avv. Cristina Rossello, segretario del patto dì sindacato dì Mediobanca.
Ecco il papello tra Nagel e Ligresti di WALTER GALBIATI
Il documento
L'avviso di conclusione delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato dalla Gdf di Milano. Il filone di indagine a carico dell'ad di Piazzetta Cuccia e di Ligresti era nato nell'estate del 2012 nell'ambito della più ampia inchiesta del pm Orsi sul gruppo dell'immobiliarista di Paternò. L'inchiesta vede al centro il presunto patto segreto, che sarebbe stato siglato il 17 maggio 2012, nella sede del gruppo Compass tra Nagel e Salvatore Ligresti. Un'intesa finalizzata, secondo l'accusa, ad assicurare alla famiglia siciliana, responsabile del dissesto del gruppo assicurativo Fonsai, una lauta buonuscita - circa 45 milioni di euro per le quote in Premafin più una serie di benefit per l'ingegnere e i suoi tre figli Paolo, Jonella e Giulia - nell'ambito del piano di salvataggio predisposto da Unipol per Fonsai.
Per il pm Luigi Orsi, il "papello" sarebbe un accordo segreto tra la famiglia e Mediobanca per aggirare l'intervento del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che il 27 gennaio in un incontro con Nagel, Cimbri, gli avvocati e l'advisor dei Ligresti, Gerardo Braggiotti, aveva posto il veto a eventuali vantaggi al costruttore di Paternò nell'ambito del salvataggio di Fonsai. Il giorno dopo, gli stessi protagonisti si incontrano con Ghizzoni per renderlo partecipe dell'accordo.
Nagel, dopo aver ricevuto un invito a comparire, il primo agosto 2012 si era presentato davanti al pm, presso la sede del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, ed era stato interrogato per diverse ore. Come specificato nel capo di imputazione, gli investigatori hanno trovato il cosiddetto 'papello' custodito nella cassaforte dell'avvocato Cristina Rossello, segretaria del patto di Mediobanca. Nel foglio sottoscritto dall'ingegnere siciliano e siglato dall'amministratore delegato di Mediobanca, l'ex patron di Fonsai e i suoi figli elencavano i benefici che avrebbero desiderato fossero loro riconosciuti, in vista della loro uscita dal controllo di Fonsai: 45 milioni per la cessione del 30% di Premafin, il riconoscimento ai tre figli di Ligresti e allo stesso Salvatore di 700 mila euro a testa per cinque anni, nonchè incarichi, consulenze, benefit altri vantaggi come le vacanza gratuite al Tanka Village in Sardegna sotto forma di pagamento dell'affitto degli appartamenti all'interno del complesso turistico.
Le carte. I due sono accusati di ostacolo alle funzioni di vigilanza, perché come si legge nel documento di chiusura indagine "in concorso tra loro, NAGEL quale amministratore delegato di Mediobanca Spa e promotore dell'operazione di salvataggio del gruppo Premafin Spa/Fondiaria Sai Spa, LIGRESTI quale dominus del gruppo anzidetto, consapevolmente ostacolavano la funzione di vigilanza della Consob con riferimento all'esistenza e alle circostanze della trattativa - tra la banca e la famiglia Ligresti - finalizzata a regolamentare l'uscita di Ligresti dal gruppo Premafìn Spa/Fondiaria Sai Spa".
In particolare, "mentre la holding e la sub holding del gruppo Ligresti, rispettivamente Premafìn Spa e Fondiaria Sai Spa, versavano in una situazione di crisi tale da esigere adeguato aumento di capitale e mentre era in corso (gennaio 2012) una trattativa tra la famiglia Ligresti, le principali banche creditrici (tra le quali Mediobanca) e la Unipol Gruppo Finanziario Spa, fìnalizzata a realizzare l'ingresso di quest'ultima nel capitale sociale di Premafìn Spa e quindi di
Fondiaria Sai Spa, il 17 maggio 2012 NAGEL e LIGRESTI siglavano un documento manoscritto intestato "accordi tra famiglia e Nagel, Pagliaro, Cimbri, Ghizzoni" acquisito agli atti nel quale figurano elencati una serie dì utilità da riconoscere ai membri della famiglia Ligresti".
Ai Ligresti, nonostante pubblicamente si dicesse che non sarebbe toccato nulla, in realtà privatamente si riconosceva loro loro l'importo di euro "45 milioni netti per il 30% di Premafìn, con altri ai quattro 700mila euroall'anno per cinque anni a testa, J. (Jonella Ligresti) buonuscita per la carica, G. (Giulia Ligresti) buonuscita + consulenza in Compagnie Monegasque, P. (Paolo Ligresti) buonuscita e mantenimento della dirigenza nella società svizzera. Ing. (Salvatore Ligresti) contratto
Hines, uso gratuito per cinque anni uffici Milano LOcatelli e Repubblica e Roma piazza di Spagna, segreterie attuali, autisti attuali, foresterie Milano e Roma, auto attualmente util affìtto per cinque anni appartamenti al Tanka, Fondazione Giulia con attuale dotazione, Cesarina e Cascina di Milano".
L'accordo non era stato comunicato alla vigilanza di mercato e anzi era tenuto nascosto mediante consegna all'avv. Cristina Rossello, segretario del patto dì sindacato dì Mediobanca.