MILANO - Una Uber record si avvia a eguagliare Facebook, ma nella metà del tempo. L'app che fornisce un servizio di auto con conducente, a soli cinque anni dal lancio potrebbe sfondare la soglia dei 10 miliardi di ricavi entro il 2015. Un tetto che dovrebbe raggiungere anche Facebook, che perà si prepara a compiere 10 anni. Certo il modello di business è completamente diverso: i ricavi del social network più famoso del mondo dipendono dalla pubblicità, quelli di Uber dalla vendita di servizi.
Nulla toglie, però, che si tratta di cifre da capogiro. Al punto che la start up potrebbe sbarcare in Borsa entro un paio d'anni con una valutazione di oltre 50 miliardi di dollari. Non male per un'applicazione che dal giorno del lancio ha attirato le ire dei tassisti di tutto il mondo. La crescita di Uber, comunque, pare destinata a non fermarsi: lunedì dovrebbe essere annunciato un accordo con Spotify, che porterà la musica in streaming nelle auto a disposizione dei passeggeri che le hanno prenotate. Già nel 2011, poi, Spotify si era alleata con Facebook, mentre Uber ha stretto una serie di partnership, da Starbucks alla National Football League, per raggiungere la più ampia feta di pubblico possibile.
Il modello di business di Uber prevede che la società trattenga il 20% di ogni transazione attraverso la propria app: se quindi l'anno i ricavi arrivassero davvero a 10 miliardi, per il gruppo i margini sarebbero di 2 miliardi. Una cifra che, però, potrebbe non bastare a portare in utile l'ormai ex star up: Uber, infatti, spende e investe decine di milioni in marketing per attrarre nuovi clienti e nuovi autisti. Da un lato offrendo corse gratuite ai nuovi clienti, dall'altro garantendo assistenza e rimborsi agli autisti che subiscono contravvenzioni: soprattutto nei paesi come l'Italia dove la normativa non è chiara. In ogni caso la sua crescita nei prossimi due anni sembra incontrastata, con ricavi che dovrebbero salire del 300% sia quest'anno sia nel 2015.
Nulla toglie, però, che si tratta di cifre da capogiro. Al punto che la start up potrebbe sbarcare in Borsa entro un paio d'anni con una valutazione di oltre 50 miliardi di dollari. Non male per un'applicazione che dal giorno del lancio ha attirato le ire dei tassisti di tutto il mondo. La crescita di Uber, comunque, pare destinata a non fermarsi: lunedì dovrebbe essere annunciato un accordo con Spotify, che porterà la musica in streaming nelle auto a disposizione dei passeggeri che le hanno prenotate. Già nel 2011, poi, Spotify si era alleata con Facebook, mentre Uber ha stretto una serie di partnership, da Starbucks alla National Football League, per raggiungere la più ampia feta di pubblico possibile.
Il modello di business di Uber prevede che la società trattenga il 20% di ogni transazione attraverso la propria app: se quindi l'anno i ricavi arrivassero davvero a 10 miliardi, per il gruppo i margini sarebbero di 2 miliardi. Una cifra che, però, potrebbe non bastare a portare in utile l'ormai ex star up: Uber, infatti, spende e investe decine di milioni in marketing per attrarre nuovi clienti e nuovi autisti. Da un lato offrendo corse gratuite ai nuovi clienti, dall'altro garantendo assistenza e rimborsi agli autisti che subiscono contravvenzioni: soprattutto nei paesi come l'Italia dove la normativa non è chiara. In ogni caso la sua crescita nei prossimi due anni sembra incontrastata, con ricavi che dovrebbero salire del 300% sia quest'anno sia nel 2015.