MILANO - La "Soap Opera" dell'Aim londinese, il mercato 'junior' della principale Piazza finanziaria europea. Così la City della capitale britannica, con il copyright del Financial Times, ha bollato la vicenda di Quindell, una società che si occupa di consulenze nel settore tecnologico per processare le pratiche assicurative. Una pièce con tutti gli ingredienti per stupire gli spettatori, che in questo caso hanno i panni degli investitori: speculazione finanziaria, gialli ai limiti delle regole, finale a sorpresa - ma non troppo per chi conosce il passato. Una storia scivolosa nella quale transita di sfuggita anche Davide Serra, il chief executive del fondo Algebris ex consigliere del governo britannico in materia bancaria, punto di riferimento nella City per il premier Matteo Renzi. La cui reputazione - per il quotidiano finanziario Uk - rischia di indebolirsi insieme a quella di altri guru londinesi degli investimenti.
Quindell nasce come golf club dell'Hampshire, passa al mercato dell'Aim nel 2011 attraverso l'acquisizione da parte di Mission Capital, alla quale poi mette il suo nome. Allora, si presentava come "compagnia di outsourcing, con esperienza in tecnologie, telecom, utility, retail". L'anno dopo era già la miglior performer del listino dedicato alle piccole imprese, e nel 2013, grazie a un'infilata di acquisizioni criticate perché realizzate tutte grazie all'emissione di nuova carta (6 miliardi di azioni), aveva una capitalizzazione di mercato di oltre 2 miliardi di sterline.
Nel novembre scorso, la startup ambiziosa aveva raccolto 200 milioni di capitali proprio con il piano di "rivoluzionare" il mercato assicurativo. Grazie al carisma del fondatore, Rob Terry, Quindell aveva attirato non solo i piccoli risparmiatori del retail, ma anche istituzioni come M&G e la Algebris di Serra, che era arrivato a detenere un 2% della società. Pure l'ex calciatore Gary Lineker è stato della partita. A distanza di un anno, il suo valore sarebbe stato l'80% in meno e lo stesso Terry, con i suoi più fedeli dirigenti, fuori dal board.
[[ge:rep-locali:repubblica:101229115]]
I problemi per il titolo si sono palesati nell'aprile scorso, quando un report dello shortseller newyorkese Gotham City Research, i cui gestori e capitali restano ignoti, ha fatto scattare le vendite sull'azione. In 74 pagine, metteva in dubbio i conti del gruppo tecnologico, dalla crescita dei ricavi alla generazione di cassa, e dei revisori che nel tempo si sono succeduti.
Un attacco speculativo in piena regola, che, per quanto di provenienza poco chiara, è bastato a far perdere in un giorno 1 miliardo di capitalizzazione a Quindell. Per altro, non si è trattato di un caso isolato. Come reso noto solo pochi giorni fa dal Ft, su Quindell si era mosso l'hedge fund Tiger Global, che aveva piazzato scommesse al ribasso sul titolo ben prima che uscisse il report di Gotham. Per di più, schermando le sue posizioni attraverso società dei paradisi fiscali quali le Cayman. Nel caso della società inglese, Tiger Global aveva usato la compagnia Roble, basata appunto alle Cayman. Ma dalla ricostruzione del quotidiano sarebbero emerse diverse strutture di questo tipo, sempre in Paesi dal fisco amico, per scommettere al ribasso contro una dozzina di società europee. Una vicenda che ha rimesso in forte discussione la regolamentazione in tema di short selling. Infatti, nonostante sia ormai dal 2012 vigente l'obbligo di dichiarare le posizioni nel momento in cui si punti per più dello 0,2% del capitale o si raggiunga una posizione superiore allo 0,5%, questa disclosure non permette di vedere chi siano, da ultimo, i reali soggetti dietro le società-schermo utilizzate.
Nel settembre successivo, comunque, la società dell'Aim londinese ha portato Gotham City davanti a una Corte inglese e ha ottenuto il riconoscimento delle proprie ragioni, mentre la controparte non si è neppure presentata per la difesa.
Il filone delle critiche alla regolamentazione dello short selling è centrale per il dibattito della City, ma è bene tornale a Quindell e all'attacco subito. Dal punto di vista strutturale, al di là della natura speculativa dell'autore di quel report, Lombard poteva già allora appuntare i suoi dubbi circa la corsa di certe azioni tecnologiche: come nel caso di Quindell, che aveva raggiunto una valutazione di mercato di 2,3 miliardi di sterline nonostante flussi di cassa operativi limitati a 3,2 milioni di sterline.
[[ge:rep-locali:repubblica:101228653]]
Dopo aver visto polverizzare il suo valore, Quindell era tornata a pensare alla quotazione sul mercato principale, che Terry accarezzava da un po'. Un sogno infranto in giugno, quando le autorità Uk gli hanno chiuso la porta del mercato principale in faccia.
Ancora l'Ft nota come, in quel caso, la motivazione abbia riguardato l'inadeguatezza delle informazioni messe a disposizione degli investitori. Avendo aumentato sensibilmente il raggio d'azione e il fatturato negli anni precedenti, Quindell avrebbe dovuto spiegare meglio la natura del suo business. Un rifiuto che ha fatto dire a Terry stesso come sia stato "il successo e il cambio di scala dell'attività di Quindell ad aver determinato l'impossibilità di quotarsi ora sul mercato principale".
Risalgono a questa fase le dichiarazioni di Serra, che ora il Ft torna a ricordare come un difensore di Terry dagli attacchi dello short selling. Allora, il manager sostenne di aver condotto una esaustiva analisi e due diligence sulla compagnia e che "non c'è nulla che mi preoccupi, anzi tutto può esser spiegato".
Terry è ora tornato di attualità e intorno a lui gli eventi sono precipitati. Con il manager è finito nel polverone anche il suo broker Canaccord Genuity, che in passato aveva bollato come "sbagliate" le view negative su Quindell, continuando a suggerirne l'acquisto con il rating "buy". A un certo punto, il 21 ottobre per la precisione, Canaccord ha deciso di ritirarsi dal ruolo di joint broker. Quando il mercato l'ha saputo, solo a metà novembre, ha reagito con un tracollo del titolo (che già - a quel punto - aveva eroso 2 miliardi di valutazione dall'attacco di aprile).
Il problema non è soltanto che la comunicazione del passo indietro del broker è stata data al mercato con sensibile ritardo. Nel frattempo, già consci delle mosse di Canaccord, Terry e altri manager hanno messo in piedi un complesso affare sulle azioni Quindell del loro portafoglio. In sostanza, Terry e due alti funzionari del gruppo hanno ceduto circa 9 milioni di sterline delle loro azioni il 5 novembre, con l'impegno di riacquistarle nel giro di due anni. All'apprendere la notizia, e soprattutto alla luce delle informazioni sulle mosse del broker divulgate solo dopo la vendita di azioni, un analista ha detto al FT che Terry "dovrebbe spiegare" il suo deal. "E' un punto critico al quale le autorità dovranno prestare attenzione".
La nuova vicenda ha portato all'uscita di Terry dalla società. Non si tratta di un epilogo del tutto nuovo: lo stesso manager, a inizio millennio, era stato il protagonista del tracollo di Innovation Group, il cui valore si era abbattuto del 97% - tra il 2000 e il 2003 - fino alla sua estromissione dal board. La storia pare ripetuta in fotocopia con Quindell e agli investitori resta in mano un titolo polverizzato, nonostante il rialzo delle ultime due sedute. Per la City e i suoi massimi esponenti, tra i quali il Financial Times cita proprio Serra, resta il danno reputazionale: nonostante i problemi, hanno continuato a dare fiducia al manager. La meritava?
Quindell nasce come golf club dell'Hampshire, passa al mercato dell'Aim nel 2011 attraverso l'acquisizione da parte di Mission Capital, alla quale poi mette il suo nome. Allora, si presentava come "compagnia di outsourcing, con esperienza in tecnologie, telecom, utility, retail". L'anno dopo era già la miglior performer del listino dedicato alle piccole imprese, e nel 2013, grazie a un'infilata di acquisizioni criticate perché realizzate tutte grazie all'emissione di nuova carta (6 miliardi di azioni), aveva una capitalizzazione di mercato di oltre 2 miliardi di sterline.
Nel novembre scorso, la startup ambiziosa aveva raccolto 200 milioni di capitali proprio con il piano di "rivoluzionare" il mercato assicurativo. Grazie al carisma del fondatore, Rob Terry, Quindell aveva attirato non solo i piccoli risparmiatori del retail, ma anche istituzioni come M&G e la Algebris di Serra, che era arrivato a detenere un 2% della società. Pure l'ex calciatore Gary Lineker è stato della partita. A distanza di un anno, il suo valore sarebbe stato l'80% in meno e lo stesso Terry, con i suoi più fedeli dirigenti, fuori dal board.
[[ge:rep-locali:repubblica:101229115]]
I problemi per il titolo si sono palesati nell'aprile scorso, quando un report dello shortseller newyorkese Gotham City Research, i cui gestori e capitali restano ignoti, ha fatto scattare le vendite sull'azione. In 74 pagine, metteva in dubbio i conti del gruppo tecnologico, dalla crescita dei ricavi alla generazione di cassa, e dei revisori che nel tempo si sono succeduti.
Un attacco speculativo in piena regola, che, per quanto di provenienza poco chiara, è bastato a far perdere in un giorno 1 miliardo di capitalizzazione a Quindell. Per altro, non si è trattato di un caso isolato. Come reso noto solo pochi giorni fa dal Ft, su Quindell si era mosso l'hedge fund Tiger Global, che aveva piazzato scommesse al ribasso sul titolo ben prima che uscisse il report di Gotham. Per di più, schermando le sue posizioni attraverso società dei paradisi fiscali quali le Cayman. Nel caso della società inglese, Tiger Global aveva usato la compagnia Roble, basata appunto alle Cayman. Ma dalla ricostruzione del quotidiano sarebbero emerse diverse strutture di questo tipo, sempre in Paesi dal fisco amico, per scommettere al ribasso contro una dozzina di società europee. Una vicenda che ha rimesso in forte discussione la regolamentazione in tema di short selling. Infatti, nonostante sia ormai dal 2012 vigente l'obbligo di dichiarare le posizioni nel momento in cui si punti per più dello 0,2% del capitale o si raggiunga una posizione superiore allo 0,5%, questa disclosure non permette di vedere chi siano, da ultimo, i reali soggetti dietro le società-schermo utilizzate.
Nel settembre successivo, comunque, la società dell'Aim londinese ha portato Gotham City davanti a una Corte inglese e ha ottenuto il riconoscimento delle proprie ragioni, mentre la controparte non si è neppure presentata per la difesa.
Il filone delle critiche alla regolamentazione dello short selling è centrale per il dibattito della City, ma è bene tornale a Quindell e all'attacco subito. Dal punto di vista strutturale, al di là della natura speculativa dell'autore di quel report, Lombard poteva già allora appuntare i suoi dubbi circa la corsa di certe azioni tecnologiche: come nel caso di Quindell, che aveva raggiunto una valutazione di mercato di 2,3 miliardi di sterline nonostante flussi di cassa operativi limitati a 3,2 milioni di sterline.
[[ge:rep-locali:repubblica:101228653]]
Dopo aver visto polverizzare il suo valore, Quindell era tornata a pensare alla quotazione sul mercato principale, che Terry accarezzava da un po'. Un sogno infranto in giugno, quando le autorità Uk gli hanno chiuso la porta del mercato principale in faccia.
Ancora l'Ft nota come, in quel caso, la motivazione abbia riguardato l'inadeguatezza delle informazioni messe a disposizione degli investitori. Avendo aumentato sensibilmente il raggio d'azione e il fatturato negli anni precedenti, Quindell avrebbe dovuto spiegare meglio la natura del suo business. Un rifiuto che ha fatto dire a Terry stesso come sia stato "il successo e il cambio di scala dell'attività di Quindell ad aver determinato l'impossibilità di quotarsi ora sul mercato principale".
Risalgono a questa fase le dichiarazioni di Serra, che ora il Ft torna a ricordare come un difensore di Terry dagli attacchi dello short selling. Allora, il manager sostenne di aver condotto una esaustiva analisi e due diligence sulla compagnia e che "non c'è nulla che mi preoccupi, anzi tutto può esser spiegato".
Terry è ora tornato di attualità e intorno a lui gli eventi sono precipitati. Con il manager è finito nel polverone anche il suo broker Canaccord Genuity, che in passato aveva bollato come "sbagliate" le view negative su Quindell, continuando a suggerirne l'acquisto con il rating "buy". A un certo punto, il 21 ottobre per la precisione, Canaccord ha deciso di ritirarsi dal ruolo di joint broker. Quando il mercato l'ha saputo, solo a metà novembre, ha reagito con un tracollo del titolo (che già - a quel punto - aveva eroso 2 miliardi di valutazione dall'attacco di aprile).
Il problema non è soltanto che la comunicazione del passo indietro del broker è stata data al mercato con sensibile ritardo. Nel frattempo, già consci delle mosse di Canaccord, Terry e altri manager hanno messo in piedi un complesso affare sulle azioni Quindell del loro portafoglio. In sostanza, Terry e due alti funzionari del gruppo hanno ceduto circa 9 milioni di sterline delle loro azioni il 5 novembre, con l'impegno di riacquistarle nel giro di due anni. All'apprendere la notizia, e soprattutto alla luce delle informazioni sulle mosse del broker divulgate solo dopo la vendita di azioni, un analista ha detto al FT che Terry "dovrebbe spiegare" il suo deal. "E' un punto critico al quale le autorità dovranno prestare attenzione".
La nuova vicenda ha portato all'uscita di Terry dalla società. Non si tratta di un epilogo del tutto nuovo: lo stesso manager, a inizio millennio, era stato il protagonista del tracollo di Innovation Group, il cui valore si era abbattuto del 97% - tra il 2000 e il 2003 - fino alla sua estromissione dal board. La storia pare ripetuta in fotocopia con Quindell e agli investitori resta in mano un titolo polverizzato, nonostante il rialzo delle ultime due sedute. Per la City e i suoi massimi esponenti, tra i quali il Financial Times cita proprio Serra, resta il danno reputazionale: nonostante i problemi, hanno continuato a dare fiducia al manager. La meritava?