MILANO - Si è chiuso questo pomeriggio l'incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta sul presunto pagamento di tangenti in Algeria da parte di Saipem per far ottenere a quest'ultima e a Eni contratti nel paese nordafricano. Al centro dell'indagine ci sono pagamenti per oltre 197 milioni di dollari alla Pearl Partners Limited di Hong Kong, società riconducibile all'intermediario algerino Farid Bedjaoui, per ottenere appalti per oltre 8 miliardi di euro.
Dopo l'esame di Tullio Orsi, ex manager Saipem in Algeria, oggi è stata la volta di Pietro Varone, che è stato chief operating officer di Saipem sa (Francia) nel 2006-2007, oltre a essere stato responsabile della business unit on shore di Saipem sa dal 2005 al 2008 e poi aver ricoperto lo stesso ruolo in Saipem spa dal 2008 al 2011. Oltre a Orsi e Varone sono indagati per concorso in corruzione internazionale altre sei persone, tra le quali Paolo Scaroni, all'epoca dei fatti aministratore delegato di Eni.
Stando a quanto appreso da fonti vicine all'inchiesta, Varone ha sostanzialmente confermato la versione sulla vicenda già data nei precedenti interrogatori, resi in fase di indagine, durante la quale è stato anche raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare. Ovvero, ha confermato alcuni incontri per parlare della situazione algerina, almeno tre (a Parigi, Vienna e Milano), ai quali avrebbe partecipato anche Scaroni.
Oltre a questo, l'ex manager avrebbe confermato che l'intermediario Bedjaoui versava dei soldi all'allora ministro algerino dell'energia, Chekib Kelil, anche se non avrebbe indicato l'origine di quei soldi. Diversa la versione data dell'interrogatorio da parte di alcuni avvocati difensori degli indagati, secondo i quali, con le sue parole di oggi, Varone avrebbe escluso il pagamento di tangenti in Algeria, sostenendo che i soldi versati dall'intermediario al ministro erano dovuti alla circostanza che Bedjaoui amminsitrava dei fondi per fonti di Kelil. Chiuso l'incidente probatorio davanti al gip Alfonsa Ferraro, servito a cristallizzare le dichiarazioni di Orsi e Varone, ora l'inchiesta dei pm di Milano Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Isidoro Palma va avanti in attesa dell'esito di alcune rogatorie internazionali. (radiocor)
Dopo l'esame di Tullio Orsi, ex manager Saipem in Algeria, oggi è stata la volta di Pietro Varone, che è stato chief operating officer di Saipem sa (Francia) nel 2006-2007, oltre a essere stato responsabile della business unit on shore di Saipem sa dal 2005 al 2008 e poi aver ricoperto lo stesso ruolo in Saipem spa dal 2008 al 2011. Oltre a Orsi e Varone sono indagati per concorso in corruzione internazionale altre sei persone, tra le quali Paolo Scaroni, all'epoca dei fatti aministratore delegato di Eni.
Stando a quanto appreso da fonti vicine all'inchiesta, Varone ha sostanzialmente confermato la versione sulla vicenda già data nei precedenti interrogatori, resi in fase di indagine, durante la quale è stato anche raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare. Ovvero, ha confermato alcuni incontri per parlare della situazione algerina, almeno tre (a Parigi, Vienna e Milano), ai quali avrebbe partecipato anche Scaroni.
Oltre a questo, l'ex manager avrebbe confermato che l'intermediario Bedjaoui versava dei soldi all'allora ministro algerino dell'energia, Chekib Kelil, anche se non avrebbe indicato l'origine di quei soldi. Diversa la versione data dell'interrogatorio da parte di alcuni avvocati difensori degli indagati, secondo i quali, con le sue parole di oggi, Varone avrebbe escluso il pagamento di tangenti in Algeria, sostenendo che i soldi versati dall'intermediario al ministro erano dovuti alla circostanza che Bedjaoui amminsitrava dei fondi per fonti di Kelil. Chiuso l'incidente probatorio davanti al gip Alfonsa Ferraro, servito a cristallizzare le dichiarazioni di Orsi e Varone, ora l'inchiesta dei pm di Milano Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Isidoro Palma va avanti in attesa dell'esito di alcune rogatorie internazionali. (radiocor)