MILANO - Rimbalzo mancato per Saipem a Piazza Affari (segui il titolo in diretta). La società di servizi per il settore petrolifero, contollata da Eni, recupera in mattinta quota 9,5 euro, poi chiude invariata ai minimi da gennaio 2005 sull'effetto Southstream, la sospensione del progetto del gasdotto che nei giorni scorsi il numero uno di Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato "chiuso in maniera definitiva".
Dal primo annuncio di uno stop al gasdotto, direttamente per bocca di Vladimir Putin, le Saipem hanno lasciato sul terreno circa 800 milioni di capitalizzazione scivolando da 11,25 euro a 9,315 euro. A frenare il rimbalzo ha contribuito anche una nota di Crédit Suisse che ai clienti disegna scenari difficili per il settore dell'oilfield services e assegna alla società un giudizio "underperform" (sotto la media del settore, ndr) con target di prezzo ridotto a 10 euro.
"I prezzi del petrolio - si legge nella nota degli analisti - estenderanno l'attuale debolezza anche nel corso del primo trimestre 2015 e questo suggerisce che il settore europeo dei servizi per i giacimenti petroliferi sottoperformerà il mercato azionario nei prossimi mesi". Crédit Suisse evidenzia che il punto interrogativo è costituito dagli investimenti dei gruppi petroliferi e, di conseguenza, dai portafogli ordini delle società di servizi.
Dal primo annuncio di uno stop al gasdotto, direttamente per bocca di Vladimir Putin, le Saipem hanno lasciato sul terreno circa 800 milioni di capitalizzazione scivolando da 11,25 euro a 9,315 euro. A frenare il rimbalzo ha contribuito anche una nota di Crédit Suisse che ai clienti disegna scenari difficili per il settore dell'oilfield services e assegna alla società un giudizio "underperform" (sotto la media del settore, ndr) con target di prezzo ridotto a 10 euro.
"I prezzi del petrolio - si legge nella nota degli analisti - estenderanno l'attuale debolezza anche nel corso del primo trimestre 2015 e questo suggerisce che il settore europeo dei servizi per i giacimenti petroliferi sottoperformerà il mercato azionario nei prossimi mesi". Crédit Suisse evidenzia che il punto interrogativo è costituito dagli investimenti dei gruppi petroliferi e, di conseguenza, dai portafogli ordini delle società di servizi.