MILANO - L'Eni congela il dossier di cessione del 43% di Saipem. L'ipotesi di "valorizzare" la quota di controllo nella società di servizi e costruzioni petrolifere, annunciata a fine luglio nell'aggiornamento del piano strategico del Cane a sei zampe, è stata ora "sospesa" sine die. "Lo scorso luglio Eni - riporta una nota - aveva annunciato l'adozione di una nuova struttura organizzativa ancor più focalizzata sull'attività oil & gas. In questo contesto la partecipazione in Saipem era stata definita non più funzionale al perseguimento degli obiettivi strategici di gruppo. A valle di questa decisione era stata avviata, con il contributo di un advisor finanziario (Credit Suisse, ndr), la valutazione di una serie di opzioni. Recentemente le condizioni di mercato sono divenute instabili e pertanto, pur confermando tale strategia, la valutazione delle opzioni è sospesa".
Del resto, considerato che negli ultimi cinque mesi il prezzo del petrolio è calato da oltre 100 a circa 60 dollari al barile, e che la quotazione dei titoli Saipem è scesa da 20 euro a 8,6 euro, sarebbe stato una specie di suicidio finanziario pensare di proseguire nella strada della dismissione a tutti i costi. Senza contare che Saipem due anni e mezzo fa tocco massimi borsistici di 40 euro per azione.
Il gruppo guidato da Claudio Descalzi non ha dato indicazione sulla nuova tabella di marcia, ma è ipotizzabile che il dossier Saipem sarà riaperto quando si stabilizzeranno i prezzi del petrolio e ci sarà maggiore visibilità sulle prospettive della controllata. Un passaggio chiave, in questo senso, si svolgerà il 16 febbraio 2015, quando il cda Saipem fornirà le nuove stime di redditività, attese sulla parte bassa della forchetta attuale, e avrà più chiare le conseguenze dello stop alla costruzione del gasdotto South Stream, deciso dalla russa Gazprom e su cui l'azienda italiana ha tre contratti importanti per complessivi 2,5 miliardi di fatturato.
Del resto, considerato che negli ultimi cinque mesi il prezzo del petrolio è calato da oltre 100 a circa 60 dollari al barile, e che la quotazione dei titoli Saipem è scesa da 20 euro a 8,6 euro, sarebbe stato una specie di suicidio finanziario pensare di proseguire nella strada della dismissione a tutti i costi. Senza contare che Saipem due anni e mezzo fa tocco massimi borsistici di 40 euro per azione.
Il gruppo guidato da Claudio Descalzi non ha dato indicazione sulla nuova tabella di marcia, ma è ipotizzabile che il dossier Saipem sarà riaperto quando si stabilizzeranno i prezzi del petrolio e ci sarà maggiore visibilità sulle prospettive della controllata. Un passaggio chiave, in questo senso, si svolgerà il 16 febbraio 2015, quando il cda Saipem fornirà le nuove stime di redditività, attese sulla parte bassa della forchetta attuale, e avrà più chiare le conseguenze dello stop alla costruzione del gasdotto South Stream, deciso dalla russa Gazprom e su cui l'azienda italiana ha tre contratti importanti per complessivi 2,5 miliardi di fatturato.