TORINO - Sergio Marchionne ha chiuso la vendita di obbligazioni e azioni sul mercato americano e ha portato a casa il massimo dell'obiettivo. Le banche Usa hanno acquistato i 100 milioni di azioni offerti (in gran parte provenienti dal recesso esercitato ad agosto) e hanno sottoscritto il prestito convertendo a scadenza 2016 utilizzando tutte le opzioni disponibili, compresa quella da 375 milioni di dollari aggiuntivi ipotizzata nel caso di esaurimento dello stock principale da 2,5 miliardi.
Così il manager di Fca può dire di aver portato a casa un gruzzolo assai consistente: tra azioni e obbligazioni realizzerà un incasso di 3,89 miliardi di dollari, circa 3,4 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno in giugno i proventi della vendita del 10 per cento di azioni Ferrari che, secondo la meno ottimista delle previsioni, dovrebbero portare nelle casse di Fca altri 6-700 milioni di euro. Marchionne supera così la cifra complessiva di 4 miliardi di euro, l'obiettivo che aveva dichiarato nei mesi scorsi all'indomani dell'annuncio dello scorporo Ferrari e del lancio del convertendo.
L'operazione chiusa oggi dovrebbe far diminuire la pressione degli analisti sull'elevato livello di indebitamento del gruppo e dovrebbe servire a finanziare il piano di lancio dei nuovi modelli (a partire dagli 8 dell'Alfa Romeo) che i meno benevoli tra gli osservatori hanno sempre definito "ambizioso".
La chiusura della partita finanziaria arriva poche ore dopo l'annuncio su Ferrari: contrariamente alle indiscrezioni che aveva lasciato circolare per quasi due giorni, il gruppo conferma che la sede fiscale della Rossa rimarrà in Italia. Che si sia trattato di una strategia per osservare le reazioni all'eventuale trasloco fiscale o che invece la smentita sia arrivata tardi perché il manager era impegnato a chiudere l'accordo con le banche e non poteva affrontare il dossier Ferrari, è un fatto che anche su quel versante la partita è chiusa.
Ora si attende di osservarne gli effetti, con la realizzazione delle linee per i nuovi modelli e la conseguente riduzione (in Italia) della cassa integrazione negli stabilimenti.
Così il manager di Fca può dire di aver portato a casa un gruzzolo assai consistente: tra azioni e obbligazioni realizzerà un incasso di 3,89 miliardi di dollari, circa 3,4 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno in giugno i proventi della vendita del 10 per cento di azioni Ferrari che, secondo la meno ottimista delle previsioni, dovrebbero portare nelle casse di Fca altri 6-700 milioni di euro. Marchionne supera così la cifra complessiva di 4 miliardi di euro, l'obiettivo che aveva dichiarato nei mesi scorsi all'indomani dell'annuncio dello scorporo Ferrari e del lancio del convertendo.
L'operazione chiusa oggi dovrebbe far diminuire la pressione degli analisti sull'elevato livello di indebitamento del gruppo e dovrebbe servire a finanziare il piano di lancio dei nuovi modelli (a partire dagli 8 dell'Alfa Romeo) che i meno benevoli tra gli osservatori hanno sempre definito "ambizioso".
La chiusura della partita finanziaria arriva poche ore dopo l'annuncio su Ferrari: contrariamente alle indiscrezioni che aveva lasciato circolare per quasi due giorni, il gruppo conferma che la sede fiscale della Rossa rimarrà in Italia. Che si sia trattato di una strategia per osservare le reazioni all'eventuale trasloco fiscale o che invece la smentita sia arrivata tardi perché il manager era impegnato a chiudere l'accordo con le banche e non poteva affrontare il dossier Ferrari, è un fatto che anche su quel versante la partita è chiusa.
Ora si attende di osservarne gli effetti, con la realizzazione delle linee per i nuovi modelli e la conseguente riduzione (in Italia) della cassa integrazione negli stabilimenti.