MILANO - Un anno praticamente senza essersi mosso, in apparenza, con un punto di arrivo che si avvia a coincidere quasi alla perfezione con quello di partenza. A fine dicembre 2013 l'indice principale di Piazza Affari aveva finito l'anno a quota 18967,7 punti, ora viene scambiato qualche frazione sopra quota 19.000. Ma l'apparente immobilismo non deve trarre in inganno: se da un anno all'altro non ci sono guadagni, rispetto alla punta massima toccata nella prima parte di giugno le perdite sono pari al 15%. Insomma, non è che non sia successo nulla, è che alla fine i guadagni si sono annullati.
E c'è un altro mancato successo a Piazza Affari, quello delle Ipo. Ancora una volta si tratta di intendersi: l'anno scorso erano state 18 le matricole sbarcate al listino, quest'anno sono 26, quindi il 44% in più. Ma è stato ancora una volta un successo tutto da ascrivere all'Aim, il Mercato alternativo dei capitali, dove vanno le società più "sottili" e con requisiti più "leggeri" per la quotazione.
Ebbene, è all'Aim che sono sbarcate ben 21 società, mentre solo 5 hanno scelto la strada della quotazione al listino principale. Non poche rispetto al 2013, quando erano state solo in 2; ma pur sempre solo cinque nuove società, molto meno della metà di quante avevano annunciato l'intenzione di andare in Borsa e meno di quante hanno tirato il freno a mano a processo di collocamento già avviato. Anche l'Aim ha luci ed ombre: gli scambi sono al lumicino, non tutte le società segnano un prezzo tutti i giorni e tra le matricole 12 su 21 (più di una su due) segnano un valore inferiore a quello di collocamento.
Tornando invece al listino principale, i ritiri sono stati pari agli esordi e, rispetto ai numeri da record registrati in Europa, Piazza Affari fa ancora una volta la parte della Cenerentola. Nonostante il netto aumento degli scambi, cresciuti da un anno all'altro del 33% come media giornaliera.
E c'è un altro mancato successo a Piazza Affari, quello delle Ipo. Ancora una volta si tratta di intendersi: l'anno scorso erano state 18 le matricole sbarcate al listino, quest'anno sono 26, quindi il 44% in più. Ma è stato ancora una volta un successo tutto da ascrivere all'Aim, il Mercato alternativo dei capitali, dove vanno le società più "sottili" e con requisiti più "leggeri" per la quotazione.
Ebbene, è all'Aim che sono sbarcate ben 21 società, mentre solo 5 hanno scelto la strada della quotazione al listino principale. Non poche rispetto al 2013, quando erano state solo in 2; ma pur sempre solo cinque nuove società, molto meno della metà di quante avevano annunciato l'intenzione di andare in Borsa e meno di quante hanno tirato il freno a mano a processo di collocamento già avviato. Anche l'Aim ha luci ed ombre: gli scambi sono al lumicino, non tutte le società segnano un prezzo tutti i giorni e tra le matricole 12 su 21 (più di una su due) segnano un valore inferiore a quello di collocamento.
Tornando invece al listino principale, i ritiri sono stati pari agli esordi e, rispetto ai numeri da record registrati in Europa, Piazza Affari fa ancora una volta la parte della Cenerentola. Nonostante il netto aumento degli scambi, cresciuti da un anno all'altro del 33% come media giornaliera.