Economia

Santander lancia un aumento di capitale da 7,5 miliardi

La neo presidente Ana Botìn avvia un'operazione accelerata per rispondere agli scetticismi sulla solidità patrimoniale della principale banca spagnola: "Il piano servirà a finanziare la crescita organica"               

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MILANO - La maggior banca di Spagna cerca di rafforzare il patrimonio e lancia un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro. Una mossa che serve per mettere a tacere chi nutre dubbi sulla solidità dell'istituto iberico, ma che alimenta anche speculazioni su possibili manovre espansive. Idee che chiamano in causa il Monte dei Paschi, la banca con la quale il Santander ha un legame che risale all'operazione Antonveneta, che a Piazza Affari schizza al rialzo. La banca spagnola però spegne gli entusiasmi: "Le risorse finanzieranno la crescita organica".

Arriva così una sferzata in casa Banco Santander da parte di Ana Botìn, la presidente dell'istituto finanziario che ha preso le redini del gruppo dallo scorso settembre, succedendo al padre Emilio. Il consiglio di amministrazione del Santander si è riunito mentre Bloomberg dava l'indiscrezione sulla possibile operazione, che ha portato anche al congelamento del titolo sulla Borsa di Madrid. Poi l'ufficializzazione delle intenzioni e la conferma che la raccolta di nuovi capitali attraverso la vendita di nuove azioni avverrà con un processo "accelerato", che sarà al vaglio di un cda nel pomeriggio. L'aumento rappresenta il 9,9% del capitale della banca prima dell'ampliamento. Modifiche in vista anche nella politica dei dividendi della banca. Si prevede la distribuzione di cedole per l'esercizio 2015 in forma mista: contanti/azioni di nuova emissione. Il taglio rispetto all'esercizio precedente delle cedole sarà pari a circa il 66%.

Negli ultimi stress test della Bce, Santander era uscito tutto sommato in salute: il common equity tier 1 ratio sarebbe sceso all'8,9% nello scenario avverso al 2016, sopra il 5,5% minimo. Considerando a pieno le regole di Basilea, si sarebbe attestato al 7,8%. Le cronache finanziarie dicono anche che - dopo l'annuncio di un'operazione da 8 miliardi da parte di Deutsche Bank - la pressione sui manager del Santander stava montando per non perdere il treno degli aumenti e arrivare in una fase ingolfata di mercato.

Il gruppo ha dunque smentito le ipotesi di un possibile shopping. Secondo la stampa anglosassone ci sarebbero stati da finanziare "ambiziosi piani di espansione". Anche in Italia, d'altra parte, negli ultimi tempi erano circolati i rumors che volevano la famiglia Botìn di nuovo votata alla conquista di nuove prede, in particolare sul mercato degli Stati Uniti o del Nord Europa.

E' quindi fuori dal radar il Monte dei Paschi. Il legame tra la banca spagnola e quella toscana è noto e risale alla controversa vendita dell'Antonveneta a Rocca Salimbeni, affaire da nove miliardi - reggente Mussari sul Monte - che ha originato lo sfascio finanziario dell'istituto tricolore, non ancora rimarginato a pieno. Proprio per quel legame, in passato era stato indicato il Banco Santander come possibile compratore del Monte, di nuovo in cerca di capitali dopo gli stress test della Bce, ma è un fronte sul quale Botìn non vuole impegni. Nonostante queste premesse, nelle sale operative scommettono su un possibile interessamento tanto che il titolo Mps registra un netto rialzo.

Ana Botìn, che ha cambiato il timoniere portando il direttore finanziario Jose Antonio Alvarez in plancia di comando come ceo, vuole rafforzare patrimonialmente un istituto sul quale gravano diversi dubbi circa la reale solidità. Il Santander è una delle poche banche Ue a non pubblicare i dati sulla solidità considerando a pieno le regole di Basilea III. Come nota il Financial Times, citando alcuni analisti, se queste fossero pienamente in vigore è possible che il suo capital ratio sarebbe sotto al 9%, il minore prendendo in considerazione oltre 30 tra i maggiori istituti Ue.